2 Luglio 2022
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Torna in sala il cinema di Rainer Fassbinder

di FRANCESCO NIGLIO

Il 2022 è un anno di anniversari cinematografici: dai 50 anni del Padrino ai centenari di Pier Paolo Pasolini, Vittorio Gassmann e Francesco Rosi. Queste occasioni diventano l’opportunità di tenere vivo il fuoco di opere che possono riassaporare (e far riassaporare) la magia della sala. Il 10 Giugno, nel quarantesimo anniversario della morte di Rainer Fassbinder, prenderà vita una retrospettiva che rappresenta un’occasione imperdibile considerando che le sue opere non compaiono su nessuna piattaforma. In sala da venerdì torneranno “L’amore è più freddo della morte”, “Le lacrime amare di Petra von Kant”, “La paura mangia l’anima”, “Effi Briest” e “Il matrimonio di Maria Braun”, il tutto accompagnato da “Fassbinder”, il documentario del 2015 di Annekatrin Hendel.

Il documentario sul grande regista tedesco è stato prodotto da It Works! Medien in co-produzione con la Rainer Werner Fassbinder Foundation, Westdeutscher Rundfunk, Rundfunk Berlin_Brandenburg, Bayerische Rundfunk e in associazione con ARTE. Viggo (che lo distribuisce in Italia), in collaborazione con Casa del Cinema, Film Tv e Goethe Institute, lo ha presentato in anteprima alla Casa del Cinema di Roma, lo scorso 31 Maggio (anniversario della nascita del cineasta tedesco). “Quando Rainer Werner Fassbinder morì prematuramente all’età di 37 anni nel 1982, aveva realizzato 44 opere tra film e serie TV. Credeva molto nel valore del lavoro che avrebbe lasciato in eredità. Doveva raccontare qualcosa del suo tempo o sarebbe stato inutile”.

Con queste icastiche parole comincia il documentario che ricostruisce il lavoro e la persona di Fassbinder: la Hendel dispone sullo schermo le star dei film e i collaboratori storici del genio tedesco, formando un mosaico che mostra cosa ci fosse al di là della coltre d’impenetrabilità che avvolge i geni. Diventa anche l’occasione per vedere tanto materiale tagliato e interviste inedite. Infinitamente suggestiva quella realizzata proprio il giorno prima della sua morte. “Nessun altro autore tedesco è stato così produttivo, controverso e ossessivo quanto Reinder Wener Fassbinder” concordano i membri della sua compagnia. Il mastodontico numero di opere sopracitate, va integrato con più di una dozzina di libri e una vera e propria rivoluzione teatrale con il suo “anti-tetatro”. Sperimentatore, innovativo e poliedrico: la sua squadra restituisce la surrealtà del lavoro con lui: quasi tutti rivestivano diversi ruoli sul set per girare in economia e con velocità, sempre contro l’ipocrisia borghese e alla costante ricerca di uno stile riconoscibile e unico, ma anche trasversale e simbolico.

Il Fassbinder che viene fuori è  un uomo sensibile e delicato, instancabile e con il gusto, anzi la vocazione, per l’anticonvenzionale. Un “kamikaze del momento”, che finisce con l’autodistruggersi. Nel documentario ci sono anche le paure e le ansie che lo attanagliavano, il rapporto con la madre (che poi diventerà sua contabile di produzione), le singolari beghe con le tasse o la parabola con droghe e alcol, così come gli scontri con l’amore e le relazioni, le difficoltà di una sessualità esplicita e frenetica in un mondo che condannava la sua bisessualità. Tutta la fatica di chi cerca “di fare film perfetti” e che si è avvicinato al cinema perchè lo conosceva poco: “Sapevo che avrei fatto film, lo sapevo, lo sapevo dall’età di 12 anni. Per me era solo una questione di tempo”.

La retrospettiva offre un saggio dei diversi momenti dell’autore di una filmografia mostruosa, dall’esordio de “L’amore è più freddo della morte”, incredibile fiasco alla Berlinale, (il filmato dei fischi è presente nel documentario) al successo nello stesso contesto con quello che viene considerato il suo capolavoro “Il matrimonio di Maria Barun”. Nel mezzo “La paura mangia l’anima”, successo a Cannes che lo certifica un autore di calibro internazionale e “Le lacrime amare di Petra Von Kant”: grazie al documentario possiamo considerarlo un saggio sulla vita amorosa dell’autore, in ultimo “Effi Briest” che il New York Times inserisce nella lista dei 100 migliori film mai realizzati.

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