Ottobre 23, 2021
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Edoardo Bennato, a 45 anni da La Torre di Babele arriva la nuova versione con inediti

A 45 anni dalla sua pubblicazione, esce per Sony Music / Legacy Recordings uno dei lavori più interessanti della discografia rock italiana: LA TORRE DI BABELE, album iconico della carriera di Edoardo Bennato, da venerdì 8 ottobre su tutte le piattaforme digitali e nei negozi di dischi pubblicato in doppio CD, in LP+CD e in digitale in una speciale edizione celebrativa con la rimasterizzazione dei nastri originali e con 16 brani live registrati tra il 1976 e il1977. La prima pubblicazione dell’album è infatti del 1976 e LA TORRE DI BABELE rimane un disco cult che ha delineato i tratti artistici somatici del grande rocker italiano.

Era il 1973 quando Edoardo riceveva la raccomandazione dall’allora Direttore della Ricordi Lucio Salvini di riprendere gli studi di Architettura, lasciare così il suo mondo di canzoni e canzonette. Poche copie vendute, timido riscontro da parte del pubblico. Ad un certo punto accade qualcosa e quel qualcosa fu, ancora una volta, uno dei tanti sintomi della sua follia geniale, quella che ha sempre contraddistinto l’artista: chitarra in mano, tamburello ed armonica, Bennato si piazza di fronte la sede Rai di Viale Mazzini a Roma. Torna alla riscossa la Ricordi che concede un’altra chance all’artista e arrivano così anche i dischi, uno dopo l’altro, sempre ricchi di analisi spietate sull’umanità, su quegli anni così difficili dal punto di vista culturale, politico e ideologico.

“Con La torre di Babele volevo provare a spiegare il senso biblico di un’umanità cieca nella sua rincorsa alle armi, tale da arrivare a sfidare la divinità stessa in un’escalation incontrollata ed incontrollabile. Gli uomini arrivarono a concepire di costruire una torre talmente alta da arrivare al cielo ed a Dio – spiega Edoardo, autore persino della copertina del suo album, così come quasi di tutte le cover della sua discografia – In copertina disegnai l’umanità dedita alla guerra, un immaginario scatto fotografico della famiglia umana e la sua innata propensione bellica. Si parte dall’uomo di Neanderthal in basso a sinistra e poi man mano che ci si sposta da sinistra a destra e dal basso verso l’altro, le armi diventano sempre più sofisticate. È un’immagine che rappresenta il concetto biblico della Torre di Babele, con gli uomini determinati a sfidare la natura e Dio stesso, che alla fine li punì per questa loro presunzione. Tutti i brani di questo disco seguono un filo conduttore ben preciso e riflettono la mia posizione in contrapposizione ad ogni forma di conflitto. Avevo intuito il modo migliore per descrivere i mali della società era quello di ridicolizzarli ed è per questo che le varie canzoni trattano in modo provocatorio ed ironico i vari argomenti legati alla guerra ed all’odio tra i popoli che non riescono a comunicare tra loro e quindi sentono l’esigenza di confrontarsi con la forza”.

L’album viene pubblicato in un’epoca storica caratterizzata da inquietudini sociali, da manifestazioni studentesche animate e da uno stato di instabilità politica, alle porte degli Anni di Piombo.

La cover de La Torre di Babele rappresentava dunque la progressione dell’uomo nella sua ricerca e costruzione delle armi in tutta la sua fase evolutiva; “costi quel che costi”, come canta Edoardo, gli uomini dovevano costruire una torre che arrivi fino al cielo per sfidare l’entità divina e dimostrare la superiorità dell’uomo “su ogni altro animale”.

Di grande valore storico e narrativo sono le due registrazioni realizzate tra il 1976 e il 1977, in compagnia del bluesman italiano, Roberto Ciotti, e con il percussionista e cantautore Tony Esposito, recuperate da Edoardo e dal fratello Giorgio Bennato, presenti nella nuova edizione de “La torre di Babele”.

“Nel mio percorso musicale mi sono spesso circondato di grandi chitarristi, forse perché personalmente non sono mai stato un grande virtuoso. Lucio Bardi, poi nel 1976-77 Roberto Ciotti, il più grande bluesman italiano. Ricordo che con lui fummo invitati al Festival di Montreaux: io suonavo chitarra, tamburello a pedale e armonica, mentre Roberto suonava la chitarra – ricorda, Edoardo – Fu un’esperienza pazzesca e molto formativa per noi. Il prestigio di esibirsi in una cornice così importante. Non tutti comprendevano la lingua italiana dei testi delle canzoni, ma il nostro modo di suonare era spettacolare e coinvolgeva tutti, anche gli stranieri. Quella cosa mi aprì le porte dell’Europa e negli anni successivi riuscì ad esibirmi in grandi Festival ed addirittura negli stadi in Svizzera, Germania ed Austria. Sono sempre stato circondato dagli amici del cortile di Bagnoli. Non ho mai avuto manager ufficiali e rappresentanti istituzionali del mondo discografico, sicuramente perché ho sempre saputo che avrei dovuto interagire con persone fidate, data la mia natura artistica che è sempre stata quella di andare contro corrente. Le case discografiche, un manager nel senso più classico del termine non avrebbero mai approvato le mie decisioni. Questo aspetto piaceva molto a Fabrizio De André, che come me non ha mai avuto un grande rapporto con l’establishment discografico. Amava il nostro spirito ed il modo con cui affrontavamo questo mestiere”.

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