5 Giugno, 2020
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TAVOLA ROTONDA “MAP”: Miniero Ponti Randi e Vanzina «Tornerà tutto come prima»

Set della MGM in un teatro di posa ad Hollywood negli anni 50

di PIER PAOLO MOCCI

L’inchiesta itinerante di MapMagazine, un osservatorio aperto dedicato all’industria del cinema (da 45 giorni fermata dal Covid-19), ci ha portato ad incontrare stavolta quattro autori, molto diversi tra loro, accomunati da una grande e spiccata personalità che si riflette poi nelle opere che scrivono e che girano. Una tavola rotonda con, in rigoroso ordine alfabetico, Luca Miniero, Marco Ponti, Paola Randi ed Enrico Vanzina.

Ve li presento. Di ognuno, semplificando al massimo, dirò una cosa che li caratterizza affinché li possiate inquadrare meglio, qualora non li collegaste ad uno loro film che, invece, conoscerete benissimo.
Luca Miniero è il regista – tra gli altri – di Benvenuti al Sud, il film del 2010 campione d’incassi (30 milioni di euro), con Bisio e Siani, remake del francese Giù al nord. Miniero nasce registicamente in coppia con Paolo Genovese (l’autore di Perfetti Sconosciuti, altro sbancabotteghini) per poi mettersi in proprio con quel film e continuando a contraddistinguersi, anche in solitaria, per il suo stile non convenzionale e sarcastico. Si pensi anche al recente Sono tornato, su un ipotetico ritorno di Mussolini ai giorni d’oggi (altro remake, stavolta tedesco, con una raffinata scrittura di adattamento che ha valso a Nicola Guaglianone il premio Flaiano per la miglior sceneggiatura).
Marco Ponti è semplicemente l’autore del cult Santa Maradona, la sua straordinaria opera prima che, nel 2001, fece incetta di David di Donatello. Un film che anticipò – raccontandoli meglio di tutti – gli anni liquidi della precarietà lavorativa dei 20enni e 30enni di inizio secolo: neolaureati già disullusi per via dell’estrema flessibilità che la società chiedeva loro.
Paola Randi è una delle più importanti (anche perché sono poche, purtroppo) quote rosa del cinema italiano. Ha realizzato solo due film, uno più bello dell’altro: Into Paradiso e, recentemente, Tito e gli alieni (quello con Mastandrea nel deserto del Nevada a studiare le stelle e i pianeti) ma è anche regista di serie tv come Luna nera.
Su Enrico Vanzina cosa possiamo dire? Decano degli sceneggiatori italiani, figlio del maestro della commedia Steno. Con suo fratello Carlo, scomparso prematuramente due anni fa, ha realizzato film leggeri ma epocali, da Sapore di mare a Vacanze di Natale (il primo e irripetibile, format poi reso dozzinale da altri) nonché scrittore abile e brillante con vari romanzi spassosi all’attivo (tra gli ultimi, il godibilissimo “La sera a Roma”).

Insomma ecco davanti a voi un napoletano (Miniero), un torinese (Ponti), una milanese (Randi) e un romano (Vanzina). Ma non è una barzelletta…

I piccoli Carlo (a sinistra) ed Enrico Vanzina con Alberto Sordi sul set di Un americano a Roma diretto dal loro papà Steno (Stefano Vanzina)

Grazie a tutti, intanto. Quale aspetto di questo periodo vi preoccupa maggiormente per il vostro settore?
UNANIME. «Sicuramente la produzione: non poter andare sul set a girare è il problema di cui si parla meno ma che invece rappresenta un pericolo in termini di sicurezza e si tramuterà in un calo dell’offerta cinematografica e televisiva per il prossimo anno o addirittura biennio».

Spiegatemi meglio cosa significa questo brusco stop.
MINIERO
. «Penso ad esempio agli attori, che sono quelli che su un set rischiano di più: noi possiamo stare dietro con la mascherina, loro no. Sono i protagonisti di tutto quello che facciamo, si portano sulle spalle i nostri progetti e li rendono reali, e saranno quelli che racconteranno le storie del nuovo mondo, al termine di questa quarantena. Gli attori sono anime fragili che, in questo momento, stanno soffrendo come molti altri. Sbaglia chi li considera dei privilegiati: sono in “isolamento” come noi. Vorrebbero lavorare e non possono. E per un famoso che trascorre le sue giornate in villa con la piscina ce ne sono mille in difficoltà. Che poi quello famoso, il più delle volte, quello che ha ottenuto se l’è pure meritato».

Luca Miniero

PONTI. «Ci saranno direttive precise. La salute e la sicurezza di tutti è imprescindibile, ma che te lo dico a fare. Io spero che si possa tornare sul set presto e in tranquillità: senza cinema, senza storie, senza bellezza siamo più poveri. E ricordiamoci che, dopo la seconda guerra mondiale, noi italiani abbiamo fatto il cinema più bello del mondo. Lo sappiamo fare. Lo rifaremo».

RANDI. «Avevo le valigie pronte. Da Roma, dove abito da anni, il 24 febbraio, stavo facendo ritorno nella mia Milano per girare per Netflix la serie Zero, da una storia di Antonio Dikele Distefano, su un italiano di seconda generazione. Un eroe contemporaneo. Ero felicissima di avere l’opportunità di girare una serie nella mia città. Purtroppo ci siamo fermati proprio prima di iniziare le riprese, ma appena sarà possibile torneremo a girare».

VANZINA. «Il cinema sarà l’ultimo a ripartire, ormai è conclamato e bisogna farsene una ragione. Non possiamo andare sul set, seppur in condizioni di sicurezza, a fare film in una camera e cucina o, al contrario, tutto in panoramica e piani sequenza in mezzo al deserto. Non siamo tutti Antonioni, purtroppo per la produzione bisognerà aspettare: scene di massa, comparse. Quanti tamponi bisognerebbe fare. E se uno risultasse infetto al secondo test fatto magari dopo una settimana di riprese? Magari un attore che ha appena fatto una scena d’amore con un’attrice. Scatterebbe il panico, tutto si fermerebbe di nuovo. No, bisogna aspettare le condizioni di massima sicurezza, purtroppo. Il rischio è troppo alto».

Da fine febbraio a settembre sono circa 100 i film che sarebbero dovuti uscire. Bisogna tenerseli da parte per avere un prodotto nel momento in cui riapriranno le sale o, nel frattempo, devono essere messi sulle piattaforme?

MINIERO. «La sala è al centro dei pensieri di chi si occupa di cinema, luogo aggregativo per antonomasia. È quella che soffre di più questa situazione, ma non perderà mai il suo fascino e la sua valenza. Però il settore deve sfruttare questo momento anche per riconsiderare certi meccanismi obsoleti. A me non piacciono i cartelli, i diktat, le regole di sistema: penso che alcuni film debbano passare per la sala, altri non necessariamente. Non sono un integralista. Un prodotto di prima visione fatto circolare a livello internazionale da una piattaforma non può essere talvolta “bruciato” da un passaggio in sala di due o tre settimane. Credo che, per il rispetto di tutti, dovremmo avere un approccio molto più laico sul discorso sale e piattaforme. Perché le piattaforme non sono il male del cinema, anzi. In un periodo di crisi lo tengono in vita. La sala ha una sua storia a sé, fatta di “esperienza”, di fascino e di missione culturale o di svago collettivo che prima o poi tornerà ad avere. L’idea del Drive In d’estate mi piace molto, così come le arene».

PONTI. «Lascio che chi ne sa davvero si esprima. Non mi va di essere l’ennesimo allenatore da bar che fa la formazione della Nazionale! Penso a chi lavora negli ospedali, chi soffre con chi soffre… la nostra irresponsabilità, quando succede, è imperdonabile. Una cosa però per me è sicura: se domani mettessero on-line, a pagamento, film italiani nuovi, tipo Volevo Nascondermi di Giorgio Diritti, me li guarderei immediatamente».

Marco Ponti (al centro), tra Libero De Rienzo e Anita Caprioli sul set di Santa Maradona

RANDI. «Non penso che dovranno convincerci a tornare in sala: quando saremo “liberi” faremo la fila per entrare come al supermercato! In questi mesi di reclusione abbiamo fatto scorpacciate di serie e non vediamo l’ora di riavvicinarci e gustare, dopo un lungo periodo di incertezze, un film che inizia e finisce. È qualcosa che ci serve, appunto, come il pane. Quindi, come è stato già detto, che ognuno si senta libero di sfruttare i canali a disposizione per portare il cinema alla gente, così da portare poi la gente al cinema. Una cosa è certa: quando si potrà tornare in sala sarà una grande festa».

VANZINA. «Non bisogna affatto aspettare: molti film che dovevano uscire potrebbero invecchiare e risultare datati. Sarebbe meglio che tanti film fermi escano online anche perché si creerebbero accavallamenti con quelli già previsti per l’autunno prossimo. Il cinema non si può fermare, la sala tornerà centrale, come è sempre stata, ma questa battaglia di retroguardia di chi non vuole rinunciare a nulla è fuori tempo. Le piattaforme chiedono il prodotto, permettono ad un film di essere visto in 190 paesi al mondo, cosa dobbiamo aspettare? Torneremo a riempire le sale ma questa è anche una nuova frontiera orami esplosa che non può più essere sottovalutata. È una grande occasione di lavoro, c’è una richiesta senza precedenti. Le resistenze delle sale le capisco, ma è cambiato tutto. Bisogna ripensare le sale. Come? Non lo so…».

Su cosa stavate lavorando e che tipo di film usciranno una volta superato questo periodo? Si parla di un ritorno al Neorealismo contrapposto al bisogno di evasione, della commedia anche più leggera.

MINIERO. «Il virus non cambierà il mio modo di raccontare una storia: il mondo riprenderà da come lo abbiamo lasciato. Ci sono talmente tante storie da raccontare che solo alcune saranno “condizionate” da questo isolamento. Non so se si faranno più commedie. Credo ci sarà spazio per tutti i generi, per assecondare la passione di ogni tipo di pubblico. Che poi io quando ho cercato di assecondare il gusto del pubblico ho fatto i miei film peggiori, diciamo non i migliori. Un regista non deve pensare al pubblico, deve pensare al proprio racconto, al proprio modo di vedere le cose, ad interrogarsi sul linguaggio. Cosa vorrà vedere il pubblico quando tornerà in sala? Non credo sia un problema da porsi: nel momento in cui cerchi di compiacere un pubblico, il più delle volte sbagli il film. Perché lo rincorri e magari perdi di vista altri aspetti. Ed invece la cosa migliore è continuare a seguire la propria “poetica”, ciò che tu per primo vorresti vedere. Sto lavorando su un paio di soggetti».

PONTI. «Io ne ho approfittato per scrivere un romanzo on-line, gratis su Wattpad, con Manlio Castagna, “Alice resta a casa”. Ad inizio quarantena ci siamo sentiti e con Manlio ci siamo detti: è da tempo che aspettavamo di fare qualcosa assieme, facciamolo adesso. Facciamolo per una delle tante categorie di persone che sta facendo molta fatica a stare chiusa in casa: i ragazzini. E usiamo la narrazione “in diretta”, scrivendo un capitolo un giorno sì e uno no, parliamo direttamente del virus e dei nostri tempi, e usiamo l’arma del fantasy per disinnescare le nostre paure. Come sempre in avventure del genere è difficile avere delle aspettative, si sperava certo che i ragazzi potessero apprezzare questo regalo non richiesto. Sta andando meglio del previsto, e questo ci dà un sacco di buona energia per andare avanti. Per ora lo pubblichiamo a puntate, anche sul Corriere della Sera e sul Mattino, il prossimo anno dovrebbe uscire anche in volume nel formato tradizionale per Mondadori. Nel frattempo il mio ultimo film, Una vita spericolata, è uno dei più visti su Netflix. Un film che sta avendo una nuova vita dopo un passaggio in sala in piena estate che, due anni fa, non era stata fortunata. Chi lo sa, avremmo dovuto farlo subito per Netflix! Progetti? Sto scrivendo tre film: presto ne parleremo…».

RANDI. «Forse personaggi come Tito (e gli alieni) o i protagonisti di Into Paradiso, possono un po’ incarnare la misura del “nuovo citizen post Covid”. Sognatori con i piedi sulla terra, lo sguardo fisso al cielo e con la testa tra le stelle. Con un loro mondo di immaginazione e di umorismo che non solo “li salva”, ma li aiuta ad affrontare ed interpretare la realtà che li circonda. Perché l’immaginazione è un superpotere ed è alla portata di tutti. Finché non potremo viaggiare fisicamente dovremo essere predisposti a fare tanti viaggi con la fantasia. In questo, il cinema e la letteratura ci sono molto d’aiuto. Ci possono prendere per mano e portare in alto perché sì, la leggerezza ci salverà. Magari adottando, un po’ come i personaggi dei miei film e di tanti altri registi e maestri, ad esempio Kaurismäki, la chiave del realismo poetico o magico e delle favole».

Paola Randi

VANZINA. «Poco prima dell’estate andrà su Netflix Sotto il sole di Riccione che ho scritto e prodotto con Lucky Red. Alla regia due giovanissimi molto amati dalle nuove generazioni, YouNuts Production, Antonio Usbergo e Niccolò Celaia, due fortissimi videomaker romani che hanno realizzato videoclip per tanti artisti e collaborato con Salmo e Jovanotti. È una sorta di Sapore di mare oggi, una storia che racconta di un gruppo di giovani in vacanza, tra amicizia e sentimenti nell’azzurro mare di Riccione, con Tommaso Paradiso special guest nel ruolo di se stesso. Cosa vorrà vedere il pubblico dopo questo brutto periodo? Io penso che abbia voglia di evasione e di commedia. I bollettini delle 18 della Protezione Civile sono stati convertiti in comunicati stampa in modo da poter dare più fiducia e pensare alla ripresa, altrimenti troppa tristezza e depressione viene iniettata ogni sera. Credo che sarà interessante vedere come le generazioni più giovani vedano e racconteranno questo periodo. I nostri giovani autori finora li abbiamo visti alle prese con storie molto dure e difficili, penso a film come La terra dell’abbastanza, certi sguardi duri e crudi sulla periferia abbandonata e desolata, perfino criminale in certi altri film. Ecco, vorrei sapere se c’è qualcosa di “oltre” rispetto a quella tragicità o anche loro vorranno cimentarsi con quello che credo sia, da sempre, la cosa più difficile da fare: strappare un sorriso. Pur in un contesto drammatico e tragicomico. Io non penso assisteremo ad un nuovo  Neorealismo perché il nostro cinema di bandiera lo era già. Mi auguro che possa nascere una nuova grande commedia all’italiana che tenga conto un po’ di tutto ma che sappia raccontare in modo originale il disagio e la bellezza che ci circondano. Con un uso sorprendente del linguaggio narrativo».

Come passate il tempo, cosa state vedendo e rivedendo?

MINIERO. «Mi sto rivedendo tutte le stagioni de i Soprano su Sky Box e la seconda serie di The New Pope di Sorrentino, che la preferisco alla prima. I Soprano la consiglio a tutti perché credo sia il manifesto della gangster comedy che ultimamente vedo sta andando molto di moda. Dialoghi strepitosi e uno straordinario Gandolfini. Un grande lavoro sul doppiaggio, davvero notevole».

PONTI. «Ogni tanto faccio incursione su Instagram da qualche amico, l’altro giorno l’ho fatta nella bella trasmissione sui libri ideata e condotta da Milena Mancini e Vinicio Marchioni. Sto scrivendo, ho la fortuna di avere dei collaboratori incredibili come Giordano Meacci, Francesca Serafini, Isabella Aguilar e Walter Fasano. Poi mi tengo in forma, non dimenticando mai quello che dice Werner Herzog: il cinema è un gesto più atletico che estetico. E infine studio: qualche bel classico del cinema e della letteratura. Ora sono in fase Billy Wilder e Gabriel Garcia Marquez».

RANDI. «Questo del lockdown è qualcosa che non ricapiterà – si spera – mai più, quindi dobbiamo sfruttare questo tempo come un’occasione per osservare, leggere, ascoltare, nutrirci. Allora, per quanto mi riguarda, vorrei dare le mie indicazioni sul cinema: grandi film e in alcuni casi di capolavori assoluti perfetti da rivedere o da scoprire perché fanno bene alla salute. Intanto partirei con Frank Capra, La vita è meravigliosa; Billy Wilder, opera omnia; Io e Annie di Woody Allen, Ubriaco d’Amore di P.T. Anderson; La messa è finita di Nanni Moretti, tutto Kubrik e Coppola. Poi, c’è un cinema di registe donne spettacolare: Il portiere di notte di Liliana Cavani; Strange Days di Kathryn Bigelow, tutta Jane Campion, Alice Rohrwacher per citarne solo alcune. Dimenticavo Hitchcock: va bene sempre, cercate l’intervista di Truffaut, è uscito da poco un bellissimo documentario che la racconta. Ovviamente la fantascienza anni 70 e 80, da ET a Ritorno al futuro. E se devo consigliare una sceneggiatura da leggere, senza esitazioni: C’eravamo tanto amati di Ettore Scola, Age & Scarpelli. Un capolavoro letterario ancor prima che cinematografico».

Enrico Vanzina sul set di Sotto il sole di Riccione

VANZINA. «Io invece non ho social e mi diverto ogni tanto a rivedere i film di mio fratello e di mio padre, oltre ai classici Capra, Wilder, e aggiungo Bogdanovic autore di film deliziosi uno tra tutti Ma papà ti manda sola? In generale la commedia sofisticata hollywoodiana degli anni d’oro, titoli intramontabili come Ballando sotto la pioggia o Quel certo non so che di Norman Jewison, o qualche pellicola con Fred Astaire, uno dei miei artisti preferiti. Di mio fratello vorrei che il pubblico possa riscoprire South Kensington e, soprattutto, Il cielo in una stanza con Elio Germano. Di papà invece consiglio film come Piccola Posta e Totò Diabolicus dove il Principe De Curtis, da grande mattatore qual era, dà vita a 6 personaggi davvero spassosi».

©MAPMAGAZINE NED EDIZIONI

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