5 Giugno, 2020
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Ecco come il cinema vuole tornare a vincere

“Tornare a vincere”, di Gavin O’Connor con Ben Affleck, dal 23 aprile online su varie piattaforme

INCHIESTA MAPMAGAZINE prima parte

Le sale cinematografiche sono pronte a mettere in campo le loro piattaforme “alternative” on demand per tamponare l’emorragia di spettatori e permettere alle “prime” di uscire senza saltare un anello della filiera, quello appunto dell’esercizio. Ma Warner Bros. Italia non attende oltre e il 23 aprile affiderà a binari già collaudati la prima visione del nuovo film con Ben Afflek, dal titolo evocativo: Tornare a vincere.
Parlano con MapMagazine alcuni dei nomi di riferimento del cinema italiano, da Laura Delli Colli presidente della Fondazione Cinema per Roma a Franco Di Sarro, amministratore delegato di Nexo Digital e numerosi altri. Sul piatto ci sono 100 milioni di presenze registrate in sala nel 2019 e un “montepremi” da 635 milioni di euro a cui nessuno vuole rinunciare. Intanto nel decreto governativo del 17 marzo è stato stabilito un fondo di 130 milioni di euro per far fronte all’emergenza Covid-19 da distribuire a tutti i comparti dello Spettacolo

 

a cura di PIER PAOLO MOCCI

Il futuro prossimo del cinema si sta delineando sempre di più: uno schermo virtuale da casa pagando direttamente la sala cinematografica, nella sua versione online, e non la piattaforma tradizionalmente conosciuta (Netflix, Amazon Prime, Now Tv, Tim Vision, ecc…) nel caso di film di prima visione. Il primo a partire sarà il Pop Up Cinema di Bologna, in streaming dal 10 aprile. Il patron Andrea Romeo, anche distributore (I Wonder Pictures) e direttore del Biografilm Fest spiega la scelta: “Non sarà una rivoluzione momentanea quella che abbiamo di fronte e i tempi per tornare ad una situazione di “normalità” saranno molto lunghi. Certi spettatori saranno “persi” per sempre e di fronte ad un cambio epocale è bene organizzarsi”. Ecco perché domenica scorsa Lionello Cerri, patron di Anteo – Palazzo del Cinema di Milano (10 sale oltre a CityLife con ristoranti, negozi e uffici in uno spazio di oltre 5 mila metri quadrati) ha squarciato silenzi e dubbi, pubblicando un pezzo a sua firma su “La Stampa” dove non ha lasciato spazio ad interpretazioni: “Stiamo studiando un’attività online sul sito dell’Anteo, per riprendere i contatti con gli spettatori, una sala virtuale che si proponga come piattaforma anche per film in prima visione. Il problema da risolvere è quello dei diritti. Ma penso di poter dire che siamo a buon punto”, ha scritto Cerri, anche distributore cinematografico con la sua Lumiere (che ha in uscita il film Tornare di Cristina Comencini).

E se Cerri progetta un Anteo virtuale mettendo di fatto sul mercato un’altra piattaforma, le distribuzioni preferiscono non attendere più. In attesa di rivedere i film sul grande schermo, Warner Bros Italia affida un’anteprima ad un circuito di sale online, di fatto piattaforme dedicate allo streaming. Dal 23 aprile uscirà direttamente sul web Tornare a vincere, il film con il premio Oscar Ben Affleck nel ruolo di un insegnante di una squadra di basket liceale che ha finalmente la possibilità di riscattarsi da una carriera rovinata da alcolismo, con un matrimonio fallito e sogni mai avverati. Tornare a vincere – mai titolo più profetico – sarà disponibile su Apple Tv, Youtube, Google Play, TIMvision, Chili, Rakuten TV, PlayStation Store, Microsoft Film & TV a prezzi variabili a secondo dei “canoni” di visione e abbonamenti rispetto alle policy e alle strategie di marketing dei vari network.

Chi cerca di mediare ed inserirsi nella partita è Mymovies, il portale di cinema del Gruppo Gedi (La Repubblica, La Stampa, ecc… ovvero l’ex gruppo L’Espresso) che aveva già cominciato a proiettare film sulla propria piattaforma in modo sporadico e “di nicchia”. In questi giorni Mymovies sta mettendo in atto un sistema “alternativo” coinvolgendo distributori ed esercenti, un progetto articolato ma che vedrà sicuramente molte adesioni in un panorama davvero difficile da prevedere e con troppe incertezze. Impensabile però che colossi come Netflix, Amazon Prime, Tim Vision e tutti gli altri rimangano a guardare. Senza voler cavalcare la crisi è indubbio che già prima dell’emergenza Covid-19 molte produzioni e distribuzioni avevano già deciso in alcuni casi di bypassare la sala e fornire film direttamente alle piattaforme per una fruizione “senza frontiere” e molto più capillare del proprio titolo, ampliando indubbiamente il proprio raggio d’azione (e provocando non pochi malcontenti agli esercenti). Basti ricordare, solo per fare qualche esempio, il film Rimetti a noi i nostri debiti di Antonio Morabito con Marco Giallini e Claudio Santamaria che Lotus Production ha realizzato e dato in esclusiva a Netlfix, così come lo sono stati Roma di Cuaron, The Irishman o Sulla mia pelle (anche se in questi casi ci sono state anche delle brevi incursioni in sala).

Una cosa è certa. La soluzione che si adotterà sarà “momentanea” perché i numeri generati dallo sbigliettamento in sala fanno gola a tutti, soprattutto ai grandi distributori e ai multiplex, in questo momento vere e proprie cattedrali nel deserto. Una soluzione “momentanea” che però potrebbe diventare un punto di non ritorno.

Il cinema, è bene ricordarlo, è un’industria che solo attraverso lo sbigliettamento muove 635 milioni di euro pari a 100 milioni di presenze in sala (dati Cinetel 2019, +14% rispetto all’anno precedente). Considerando l’indotto dell’evento cinema (parcheggio, pop-corn e trancio di pizza o aperitivo prima o dopo la proiezione), pensiamo si possa tranquillamente parlare di una cifra da 1 miliardo di euro che, ad oggi, viene messa a repentaglio e che avrà bisogno di anni per tornare a certi fasti.

“Il 2019 è stato un anno decisamente positivo e vorrei si guardasse a questi numeri non solo per una valutazione anno per anno, occasionale. C’è un pieno ritrovato feeling con un grande pubblico nelle sale cinematografiche”, aveva detto solo qualche settimana prima dell’emergenza Covid 19 il presidente di categoria Anica, Francesco Rutelli, parlando di “fenomeno enorme: 100 milioni di biglietti staccati in un anno sono qualcosa che non ha nessun raffronto con altre forme di entertainment”. Poi, a fine febbraio, l’inizio della catastrofe.

Ed ecco cosa ne pensano alcuni addetti ai lavori sollecitati da MapMagazine a partecipare a questo dibattito. Altri saranno intervistati nel corso dei prossimi giorni (spettatori, autori  e artisti compresi).

 

FRANCO DI SARRO, NEXO DIGITAL (AMMINISTRATORE DELEGATO)

“Come Nexo Digital siamo, per natura, degli sperimentatori. Proprio in questi giorni, vista la cancellazione del MIPTV – il mercato internazionale che si svolge a Cannes – e per far fronte all’inedito momento che stiamo vivendo, abbiamo pensato di ideare uno spazio virtuale che potesse permettere a tutti noi di continuare a lavorare, seppur a distanza. Nel caso del MIPTV il nostro obiettivo era quello di ricreare un market place virtuale: abbiamo costruito un luogo dedicato dove mostrare i nostri contenuti e stiamo incontrando i professionisti della programmazione televisiva e digitale di tutto il mondo, con appositi meeting organizzati attraverso la piattaforma Zoom, in attesa di ritrovarci presto dal vivo. Lo stesso vogliamo fare per il pubblico e siamo già al lavoro per costruire la nostra prima sala virtuale, una piattaforma tecnologicamente avanzata e disponibile via App (come tutte le piattaforme cui siamo ormai abituati), capace di andare incontro alle necessità dell’esercizio italiano e internazionale. È un progetto di cui potremo presto annunciare i dettagli”.

 

ALESSANDRO GIACOBBE, ACADEMY TWO (MANAGING DIRECTOR)

“Stiamo collaborando anche noi al progetto di cinema online prospettato da Lionello Cerri. Il punto fondamentale è quello di tenere aperto un canale di comunicazione con il pubblico delle sale che costituisce un patrimonio importante e sostanziale per gli esercenti. Poter offrire al proprio pubblico una proposta cinematografica anche in questo periodo emergenziale diventa una modalità affinché le sale rimangano protagoniste della filiera se pur virtualmente. Caratteristica di questa modalità dovrà essere il fatto che siano i cinema stessi, tramite i loro siti web,  a vendere i codici di accesso alla visione on line dei film non solo per  una questione economica, ma proprio per non perdere un ruolo strategico nella filiera. Academy Two collaborerà a questo progetto mettendo a disposizione alcuni dei propri titoli e coinvolgendo le sale di Circuito Cinema Genova”.

 

LAURA DELLI COLLI, FONDAZIONE CINEMA PER ROMA (PRESIDENTE)

“Oltre lo schermo spento la crisi sarà più dura se i film non ritroveranno presto una strada per non allontanarsi dal pubblico: per sopravvivere domani il cinema deve pensare ora al suo futuro, quindi ha ragione Cerri, l’emergenza rende urgenti soluzioni che  consentano, intanto, ai film già pronti di trovare uno schermo. Perché dunque, in attesa di recuperare le sale, non trovare il modo di dare visibilità almeno a quei titoli italiani che rischiano di invecchiare irrimediabilmente in stand by? Solidarietà agli esercenti ma Il tempo dei ‘riti collettivi’ è ancora lontano e, se tanti film non avranno la possibilità di essere visti, finiranno per essere archiviati, con un prezzo altissimo innanzitutto per la filiera del cinema italiano. Tanti autori, primi tra tutti Roberto Andò e Daniele  Luchetti, sostengono in questi giorni che, in un’ emergenza  come questa, sia necessario fare scelte anche impensabili fino a qualche settimana fa. Sì, impensabili e coraggiose. Ma soprattutto urgenti”.

 

MICHELE CASULA, ERGO RESEARCH E CLAPBOX CONSULTING

“L’ipotesi descritta da Lionello Cerri parte dalla constatazione che da una parte ci sono molti film fermi, e dall’altra c’è domanda di titoli recenti da parte del pubblico. Con le sale chiuse, l’unico modo per far incontrare domanda e offerta sono le soluzioni “on demand”, ma le formule sono diverse. Ci sono quelle “classiche”, dove a guadagnare sono solo le piattaforme e i distributori (cosa normale, ma questo di solito avviene dopo il passaggio in sala), e le ipotesi “a tre” di cui si discute in questi giorni: film sulle piattaforme con noleggio digitale a prezzo maggiorato, e ricavi suddivisi con distributori ed esercenti. Quella prospettata da Cerri sembra essere un’operazione “distributore+esercente”, ma una piattaforma dietro c’è comunque (anche se non “firma” il servizio). L’aspetto interessante è che per film proposti con questa formula, si capirebbe subito che quello è un titolo pensato per un primo passaggio in sala, cosa non scontata per titoli proposti direttamente e unicamente su pay tv e piattaforme on demand. L’operazione andrebbe gestita anche in termini di numero massimo di biglietti virtuali/giorno (e di titoli proponibili), oltre che di limiti territoriali (penso che Cerri non parli a caso di “sala virtuale”: magari il vincolo è dato proprio dai volumi di emissione e programmazione delle sale reali). Mi aspetto comunque di poter trovare lo stesso titolo sia nella “sala virtuale” dell’Anteo (o di altri cinema sparsi nel territorio) sia su Pay TV o piattaforme on demand (ma prevedendo anche in questo caso una quota per gli esercenti)”.

 

 FABIO AMADEI, CINEMA FARNESE – ROMA

“Andiamo verso la stagione estiva e, riaprendo anche se con le misure di distanziamento, avremo a che fare con un ulteriore competitor, le arene. Per quanto mi auguro e spero che la gente voglia tornare al cinema anche a giugno e luglio, penso che sarà difficile poter lavorare se cominceranno a nascere Arene ad ingresso libero dove la gente potrà vedere film senza doversi recare in sala. Mi auguro che Valerio Carocci del Cinema America possa per quest’anno rivedere la sua formula e tramutare l’ingresso libero con un ingresso a pagamento, e soprattutto concentrarsi solo sul mese di agosto. Ovviamente anche l’Anec dovrà giocare in modo “corretto”: so che l’esperienza di Talenti Village non solo verrà replicata ma verrà estesa in altri quartieri. In quel caso, con il cinema all’aperto e anche con le anteprime, costringerebbe noi esercenti a riaprire direttamente a settembre. Ci dovrebbe essere un tavolo comune dove tutte le parti possano essere coinvolte, mentre temo che ognuno cerchi di portare l’acqua al proprio mulino. L’iniziativa di Cerri è condivisibile, io penso che prima o poi torneremo ai fasti di un tempo e che la visione su grande schermo non morirà mai. Ne approfitto per far sapere alla gente che stiamo comunque aspettando il contributo programmazione d’essai del 2018. Il mio cinema, così come decine di altri, proietta film d’autore il cui “mancato incasso minimo” viene coperto da un contributo ministeriale. Ecco, ancora non è stato erogato quello del 2018. Figuriamoci se è solo il futuro a spaventarci, qua ancora non abbiamo chiuso i ‘conti’ col passato…”.  

 

PAOLA CORTI, CINEMA BELTRADE MILANO

“Noi pensiamo che i film nati per la sala cinematografica non debbano essere visti nemmeno in questo caso in prima visione su un canale ondemand e neppure in una sala virtuale. Così come gli esercenti cinematografici si trovano a fronteggiare una crisi importante, allo stesso modo immagino si trovino anche chi lavora nella filiera cinematografica, ma questo non può essere motivo di stravolgimento di regole. Anche perché essendo ferme tutte le produzioni sicuramente ci sarà un “buco” nella disponibilità di ‘prodotto’. Se invece il passaggio in sala è pretesto per fare operazioni economiche-finanziare di altra natura e la finalità ultima sono queste operazioni e l’approdo in tv o su piattaforme, che lo si dica una volta per tutte e la si smetta di raccontare che si vogliono tutelare le sale cinematografiche e il cinema. Si può fare, basta dirlo. Ritengo inoltre che le sale cinematografiche debbano attuare delle politiche attive rispetto alla possibilità di rientrare anche nella filiera dei diritti ondemand cercando di attivare piattaforme che valorizzino film ormai fuori dalle sale, permettendo ai distributori e alle sale di beneficiare ulteriormente e collettivamente del rapporto privilegiato che la sala ha con il proprio pubblico. Ma, appunto, con film non in prima visione”.

 

DAVIDE DELLACASA, BRAD&K PRODUCTIONS
“Le sale fanno sicuramente bene a mantenere e trovare un modo per sviluppare il contatto con il proprio pubblico, è essenziale mantenere viva la voglia di cinema e il legame con la sala. Però non penso che la frammentazione dell’offerta con una moltitudine di sale virtuali possa essere una soluzione valida nel medio periodo. Bisognerebbe trovare altri modi. L’esercizio avrebbe potuto intraprendere un avvicinamento alle nuove modalità di offerta prima, adesso temo che sia troppo tardi. Questo non vuole però dire che non si possano portare avanti altre azioni”.

 

IAIA DE CAPITANI, D&D CONCERTI – MILANO

“Siamo un’impresa che non opera solo nel settore cinematografico ma il nostro lavoro è sviluppato prevalentemente con i concerti, altro settore che sente la crisi da oltre un mese e chissà quando potrà ricominciare a produrre. Il progetto di Cerri è molto interessante e dovrebbe continuare anche dopo l’emergenza Covid19, dando così l’opportunità, anche a chi non può uscire di casa, di poter essere presente alle prime visioni. Auguro all’Anteo di poterci riuscire in tempi brevi, facendo così da apripista per eventuali altre sale e distributori interessati al progetto”.

 

LUIGI FRANCO, DIRETTORE EDITORIALE RUBBETTINO EDITORE

Rubbettino è un editore che ha molto a cuore il comparto cinema, sia perché spesso è stato il traino ad alcuni romanzi di successo (uno fra tutti “Anime Nere” di Francesco Munzi tratto dall’omonimo libro di Gioacchino Criaco) sia perché edita la rivista, “Cinema e Storia” e una collana, “Cinema”, con numerose pubblicazioni in coedizione con la Cineteca Nazionale – CSC.

“Molte nostre abitudini stanno mutando, dovremo riadattarci. Lo stiamo facendo e continueremo a farlo, anche quando questa inimmaginabile situazione sarà finita. Credo che anche il comparto cinema debba fare allo stesso modo, dando maggiore impulso ad alcuni canali già attivi per quanto riguarda la fruzione: lo streaming (modello Netflix), la Paytv. Al momento anche l’editoria vive problemi simili: uscite bloccate, progetti in cantiere da aggiornare e posticipare, programmazione e scelta dei titoli da rivedere. Inevitabilmente abbiamo dato spazio al digitale, agli ebook per intenderci. E portiamo avanti il canale, che avevamo inaugurato da poco, degli audiolibri, anch’essi fruibili grazie alle piattaforme digitali. È inevitabile che alcuni soggetti della filiera cinema debbano riposizionarsi: le sale cinematografiche, una volta finita la crisi, torneranno a giocare, in parte, lo stesso ruolo. Nella musica la fruizione online ha fatto chiudere i battenti a tutti i negozi di dischi, salvo quelli che hanno saputo reinventarsi e ampliare e diversificare la loro attività”.

 

LA “POLEMICA” LOMBARDA

FRANCO BOCCA GELSI, CNA – CINEMA E AUDIOVISIVO LOMBARDIA (PRESIDENTE)

“Siamo stati protagonisti nel creare un coordinamento regionale che raggruppa Agici, Centautori, Doc.It, AIR3, CPA, Anec, Agis, e come coordinamento abbiamo chiesto alle istituzioni che si creasse un tavolo di crisi, ma nessuno ci ha risposto. Per contro, l’assessore Del Corno ha incontrato Franceschini insieme ad altri sindaci e assessori, ma non ci risulta che sia stato concordato con la filiera il contenuto delle richieste avanzate, abbastanza inusuale. Chi ci rappresenta? Condividiamo le preoccupazioni di Cerri e il fatto che il cinema non sia solo sala. Come CNA cinema e audiovisivo noi pensiamo a tutto il comparto dell’audiovisivo, compresa pubblicità, videoclip, servizi per le TV, scuole di sceneggiatura, post produzione, doppiatori, animazione. Ciò che ci preme è che venga capito che, a Milano e in Lombardia, il settore privato si avvantaggia meno dei fondi pubblici e del rapporto con la Rai, per ciò che riguarda il cinema soprattutto, e vorremmo che non tutti i progetti venissero congelati. Non è questione solo di Mibact e Rai, comunque, noi non abbiamo un fondo cinema lombardo ad esempio. È ovvio che, chi non lavora con il pubblico, oggi soffre ancora di più del lockdown. Spero che le istituzioni smettano di avere interlocutori privilegiati e si rivolgano a chi, come noi, ha avuto la forza di raggruppare sotto il nome di Coordinamento per l’Audiovisivo Lombardia una serie di sigle che rappresentano la maggior parte della filiera”.

 

L’IMPEGNO DELLA REGIONE LAZIO 

ALBINO RUBERTI, REGIONE LAZIO (CAPO DI GABINETTO)

Parla a “MapMagazine” Albino Ruberti, Capo di Gabinetto della Regione Lazio. La Regione conferma, anche in questa fase di emergenza, il suo impegno per il settore dell’audiovisivo che nel Lazio è di importanza cruciale. Stiamo mettendo in atto importanti misure per garantire liquidità a tutte le micro, piccole e medie imprese – non solo del settore audiovisivo – con il piano “Pronto cassa”, che vedrà un investimento di 450 milioni di euro, e stiamo mettendo in campo altre iniziative tese a dare respiro anche al mondo del cinema. In particolare è stata deliberata una moratoria regionale straordinaria con lo stop, fino a 12 mesi, per i rimborsi dei prestiti ottenuti dalle imprese grazie a bandi della Regione, la sospensione per due mesi dei termini fissati per i beneficiari dei bandi regionali, per espletare tutti gli adempimenti loro richiesti, e una proroga, sempre di 60 giorni, dei termini per la presentazione delle domande a bandi che andavano a sostenere anche il comparto audiovisivo. Stiamo procedendo passo dopo passo affinché le imprese possano non solo affrontare le difficoltà a cui sono soggette, ma anche ripartire. La Regione resterà al loro fianco quando finalmente si potrà dire conclusa questa fase così difficile della nostra storia”.

 

Nella seconda puntata ascolteremo il pubblico: avrà paura nel tornare a “contatto” con gli altri o vedrà nella sala cinematografica un momento di coesione sociale per superare il momento terribile? Continuerà a considerare il grande schermo un modo unico e irrinunciabile per la fruizione del prodotto filmico, che sia d’autore o d’intrattenimento?

Nella terza parte dell’inchiesta verrà chiesto invece ad autori, attori e registi non solo di tirare le somme di quanto detto fin’ora ma di affrontare il tema dei contenuti: cosa dovranno raccontare i film “post Covid19” e che linguaggio dovrà essere attuato, leggero e spensierato per “dimenticare” o d’autore e aderente alla realtà sul modello del Neorealismo?

Per chi volesse intervenire può scrivere a info@mapmagazine.it

 

©MAPMAGAZINE NED EDIZIONI

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