Dicembre 3, 2020
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La solitudine delle persone più deboli, un dramma gigante

di CHIARA GAMBINO
Psicologa, Psicoterapeuta

Le persone più disagiate e con precedenti problematiche acuiranno il loro “stato di crisi”. Restiamo a casa, ma ogni giorno che passa mi chiedo se questa fosse l’unica via da percorrere, o se con la “scusa” della pandemia si cerchi di minimizzare certe enormi lacune, falle e disfunzioni

Quando si dice “ho bisogno di una boccata d’aria fresca” si dichiara il proprio bisogno, anzi il diritto inalienabile di respirare a pieni polmoni, il bisogno di rigenerarsi, di essere nella sicurezza di ricevere il necessario per vivere a partire dal soddisfacimento dei bisogni primari, fino a giungere al bisogno di staccare la spina, di sospendersi, di trascendere. Mi sto chiedendo se può fare più danni il Covid 19 o questo stato di “trattamento sanitario obbligatorio generalizzato” in cui ci ritroviamo relegati. Io a casa sto benissimo, ma sono in condizioni elitarie: ho il giardino, i miei interessi e una famiglia meravigliosa, tante cose da fare che prima non avevo il tempo di seguire e coltivare, quindi benedico questo tempo. Ma sono fortemente preoccupata per tantissime persone e per le sorti economiche del nostro Paese, anche se ogni giorno pratico la fiducia in meditazione.

Meditare non mi impedisce però di farmi alcune domande: ma tutti coloro che non stanno come me, come stanno, come fanno a “respirare”? Tutti coloro che già da prima del Covid vivevano in condizioni di precarietà, a livello psicologico, familiare, economico, sociale, sanitario, dove e come respirano? Una moltitudine di persone completamente dimenticate dal nostro Stato a partire dai pazienti psichiatrici, dai disabili, dai malati, dagli anziani soli, dalle donne che vivono in casa con partner violenti, dai tossicodipendenti, fino a giungere ai sanitari costretti a turni massacranti o a tutte quelle persone che in questo momento non guadagnano più un euro e che magari non avevano avuto la possibilità di mettere da parte dei guadagni, che fanno? Come reagiscono a tutto ciò? Può essere sufficiente una consulenza on line di noi “bravi e coscienziosi” psicologi che ora ci siamo messi, più o meno tutti gratuitamente, al servizio dell’umanità? Tutti a ripetere un mantra che, ben inteso, sottoscrivo: iorestoacasa!

Non fraintendetemi, io pure resto a casa e mi attengo a tutti i decreti. Mi chiedo semplicemente, senza trovare risposta, se questa fosse proprio l’unica via da percorrere. O se questa unica via da percorrere forse cerca di mettere delle pezze ad una serie di lacune, falle e disfunzioni del nostro Sistema Paese.

©MAPMAGAZINE NED EDIZIONI

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