5 Giugno, 2020
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“Il mostro” rallenta, Italia non mollare! Bisogna persistere (e resistere)

di ALESSANDRO DAVID
Medico-chirurgo, dirigente dell’ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano

I numeri iniziano a crescere meno, anche se il dolore non scomparirà mai. Il cambiamento in atto ci fa vedere la luce alla fine del tunnel, ma tutto questo ha senso solo se assume criterio di persistenza. Oggi più che mai bisogna resistere!

Qualche giorno fa scrissi poche righe su questo giornale piuttosto dure sulla condizione di gravità sanitaria che stavamo vivendo e ci si prospettava. E colgo l’occasione per ringraziare oltre 20 mila persone che hanno letto l’articolo e più di un migliaio che lo hanno condiviso e fatto girare sui social.

Erano ancora i giorni del negazionismo, della “milanononsiferma”, dell’economia prima di tutto e dell’egoismo. Scrissi di come non sarebbe andato tutto bene e mi misi fuori dal coro dei tanto facili quanto ingiustificati entusiasmi.

Sfortunatamente i giorni successivi mi diedero ragione e il nostro modo di vedere le cose è cambiato nel giro di pochissime ore.

I nostri ospedali, che per decenni avevamo umanamente e fisiologicamente costruito “senza dolore”, sono tornati ad assumere un ruolo ancestrale dove il dolore, umano e fisico, è tornato ad essere protagonista, un luogo dove non si va più solo per guarire in maniera imperativa ma anche per morire. Persino la morte è tornata ad assumere senso “più vero e genuino”. Non è più qualcosa di necessariamente legato all’età avanzata che ci raggiunge in casa nostra, circondati dall’affetto dei nostri cari, con in sottofondo le voci dei bimbi che giocano in strada, sottile e indissolubile legame continuativo che la impone come parte stessa della vita. No! Noi abbiamo conosciuto una morte diversa, una morte assolutamente identica a quella conosciuta dalle popolazioni Amerinde nel ‘500, descritta da Manzoni e vissuta in guerra. Una morte che ti prende con arroganza per mano di “monatti 2.0” e ti isola da tutta la sfera emotiva costruita in una vita, negandoti a volte persino la dolcezza dell’estremo saluto. Una morte tecnica, disumana.

Ed è proprio da questo confronto diretto con la natura più greve e “vera” che abbiamo trovato la forza di capire che cambiare era necessario.

Siamo cambiati e abbiamo iniziato a invertire il senso delle cose. Da pochi giorni ci sono timidi segnali che il nostro modo di pensare sta cambiando la situazione, quasi una definitiva prova empirica, ce ne fosse ancora bisogno, che il pensiero produce la realtà.

I numeri iniziano, a tratti, a calare. I morti purtroppo caleranno solo tra pochi giorni, stiamo ancora salutando i nostri cari ricoverati alcuni giorni fa in condizioni critiche, ma anche loro tra poco si ridurranno, almeno numericamente. Il dolore non scomparirà mai.

Tutto diventerà lentamente più umano, come lo vorremmo, solo se adesso però impariamo la seconda lezione che questo momento realmente storico ci sta dando: non basta cambiare, bisogna resistere.

Il cambiamento ha senso in sé solo se assume criterio di persistenza. La nuova forma mentis che ci è stata imposta dal più piccolo frammento di codice genetico in grado di sconvolgere il nostro uni-versus, deve diventare abitudine alla disciplina, all’accettare che non sempre tutto segue le strade che vorremmo, che anche quando ci sentiamo invincibili e onnipotenti siamo in realtà di una vulnerabilità assoluta. Che nulla mai deve essere scontato. Che nessun riferimento, nemmeno il più lapalissiano, è in realtà certezza.

Il terzo millennio, insomma, con questa severa lezione ci sta ricordando che non possiamo evolverci come vogliamo. Ci ricorda che le leggi della natura sono imprescindibili e non si sottometteranno mai all’uomo e alle sue sovrastrutture fittizie.

Negarlo ulteriormente in futuro sarebbe quantomeno poco adattativo.

Adesso non è solo il momento di iniziare a prendere conoscenza (e coscienza) di questi delicati numeri in miglioramento, ragionarli, e raccogliere i primi frutti. Ma è anche il momento di non mollare perché se è sbagliato dire “milanononsiferma” è obbligatorio dire ”l’Italia e gli italiani non mollano”!

Non molliamo adesso e impariamo a vincere insieme.

©MAPMAGAZINE NED EDIZIONI

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