4 Aprile, 2020
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Libri, film, dischi e cibo: 10 consigli per affrontare la quarantena (e fare sogni belli)

di MARIANNA LO. SORRENTINO

 

Libri, film, dischi, cibo (e dello sport fai da te). Come sopravvivere ad una condizione surreale, difficile, che ci sta costringendo a rimodulare il nostro abituale stile di vita? Nuove abitudini ci stanno dando soprattutto “nuovo” tempo, per finire, iniziare, ascoltare, oppure semplicemente fermarsi. E visto che dobbiamo vivercela questa realtà “onirica”, chiaramente con degli aspetti da incubo, allora assecondiamola al meglio con scelte azzeccate. O adeguate per alleviare il tanto, troppo, tempo a disposizione. Ecco allora 3 libri, 3 film, 3 dischi e una ricetta che aiutano a fare solo sogni belli.

 

LIBRI

 “Lettere dalla Khirghisia” di Silvano Agosti (Edizioni L’Immagine). Un viaggio in un non-luogo dove l’impossibile e sempre possibile, come la felicità, ad esempio. A scuola non si studia, ma si impara giocando nelle case del sapere; non si lavora più di 3 ore al giorno; a 18 anni viene data una casa “e se qualcuno desidera fare l’amore, mette un piccolo fiore azzurro sul petto in modo che tutti lo sappiano”.

“Creaturine” di Alberto Capitta (Il Maestrale). Un viaggio di vita, descritto con stile melodico e un po’ di smarrito, quanto basta ad assegnargli un bel tocco di realismo magico. Rosario e Nicola, uniti prima dallo stesso destino in orfanatrofio e poi le strade che si separano, per uno professionista affermato e l’altro in simbiosi con la natura, infine per ritrovarsi dove tutto era iniziato. Mentre, sullo sfondo di una Sardegna ruvida e intrigante, entrano ed escono personaggi che lasciano il segno, sui protagonisti e sul lettore.

“Le Menzogne della Notte” di Gesualdo Bufalino (Bompiani). Cose c’è di più surreale di un’isola non ben collocata, forse mediterranea forse no, in un tempo non ben definito, pare borbonico, ma chi può dirlo, con soli quattro protagonisti che si muovono in un’unica scena che va dal tramonto all’alba? Tutti condannati a morte, ma con una sola chance di salvezza. Poche ore per tradire, per morire o per vivere, l’ultima ora per raccontare. Cosa e chi? Una notte sospesa, avvincente ed eccitante quella che troverete tra le pagine di un grande maestro di parole. 

 

FILM

Pronti col telecomando, grandi e piccoli sul divano per godersi “The Fall”, diretto da Tarsen Singh e uscito nei circuiti d’essai nel 2008. Un film delizioso che si muove sull’immaginazione di Alexandria, una bambina ricoverata in ospedale dopo una caduta, dove incontra Roy, uno stuntman gravemente infortunato. L’uomo la convince a rubare dei tranquillanti in cambio di racconti avventurosi ed è così che sulle note di Beethoven, si entra in un mondo dalle atmosfere iperrealistiche, esoteriche e visionarie, dove la vita dei protagonisti diventa una storia fantastica, con scenari e costumi che lasciano senza fiato. Un film per bambini e per il fanciullino che ognuno ha dentro di sé, che insegna come sprofondare nei sogni per viversi una vita più leggera.

“Mustang” di Deniz Gamze Ergüven, è un cavallo fiero, elegante e selvaggio, ma è anche uno di quei film che non finiscono mai di dire qualcosa, neanche dopo la fine. A raccontare sono gli occhi di Lale, la più piccola di 5 sorelle. Tutto è filtrato dal suo piccolo sguardo incredibilmente forte e audace, da meritare una candidatura agli Oscar. Cinque Mustang di razza, ognuno col proprio destino che si conclude o che incomincia. Turchia, oggi, anche se non sembra e le protagoniste sono tutte le donne della casa e mentre Lale osserva, accadono fatti garbatamente accennati dalla regista, ma fissati a chiodi grossi di croce. Commuove e schiaffeggia, ma senza essere triste, anzi, vi chiederete come sia possibile, perché niente è facile nel film. Solo vi sorprenderete a liberare il fiato, dopo averlo trattenuto senza rendervene conto, perché anche per loro c’è un sogno che si realizza.

“L’Armata Brancaleone” di Mario Monicelli. Un titolo oramai entrato nei vocabolari per indicare una comitiva di sgarrupati in un’impresa assurda. Una commedia, un capolavoro, tutto è troppo riduttivo per descrivere questo punto fermo della filmografia italiana. Vederlo o rivederlo non ha importanza, perché tanto è come se fosse sempre la prima volta. In un rattoppato Medioevo, dentro un viaggio grottesco, si incontrano la non più vergine pulzella Catherine Spaak, il cavaliere errante Vittorio Gassman, lo strambo eremita Gian Maria Volonté, un ronzino troppo giallo dalle orecchie troppo dritte e una miriade di personaggi e luoghi imperdibili. Il tutto è smerlettato dalla genialata dell’idioma inesistente, un latino grossolano misto a dialetti non ben identificati. “Mai coperto” è una perlina del film entrato nel linguaggio corrente. Lo sapevate?

 

MUSICA

“Vago Svanendo” di John De Leo. Album del 2008 che attraversa tante anime musicali, dal progressive, al pop, alla canzone d’autore, ma il tutto è sempre ornato da uno spirito bambinesco. Le basi synth sono addolcite da vocine infantili e i momenti più epici sdrammatizzati da suoni giocattolo. Un’opera fantastica e fantasiosa, a partire dalla custodia meticolosamente costruita, un piccolo capolavoro curato e pieno, da ascoltare più volte per meglio comprendere l’intelligenza dell’autore. 

 “Lionheart” di Kate Bush. Ogni suo lavoro è impregnato di perfezionismo ed equilibrio, ma quest’album rivela una leggerezza quasi diafana, una sorta di volo pindarico sulla voce di un angelo. Uscito nel 1979 è un album sottovalutato, ma che invece ancora regala paesaggi sonori unici, come in “Symphony in Blue”, personaggi variegati come “In search of Peter Pan” e audaci rimandi come in “Wow”.

“Anime Salve” di Fabrizio De Andrè. La sua voce resta potente e profondamente presente anche a distanza di 24 anni, tanto è il tempo che ci separa da questo ultimo album del cantautore genovese. Un capolavoro che raccoglie tutti gli “spiriti solitari” a cui lui tanto somigliava e che tanto aveva raccontato. Con le parole dello stesso De Andrè: “Una specie di elogio alla solitudine. Si sa, non tutti se la possono permettere: non se la possono permettere i vecchi, non se la possono permettere i malati. Non se la può permettere il politico: il politico solitario è un politico fottuto di solito. Però, sostanzialmente quando si può rimanere soli con se stessi, io credo che si riesca ad avere più facilmente contatto con il circostante, e il circostante non è fatto soltanto di nostri simili, direi che è fatto di tutto l’universo: dalla foglia che spunta di notte in un campo fino alle stelle. E ci si riesce ad accordare meglio con questo circostante, si riesce a pensare meglio ai propri problemi, credo addirittura che si riescano a trovare anche delle migliori soluzioni, e, siccome siamo simili ai nostri simili credo che si possano trovare soluzioni anche per gli altri”.

I fornelli sono un altro modo efficace di usare il tempo e leggere, guardare e ascoltare risulta ancora più gustoso se condito con dolcezza.

 

CIBO: DOLCETTI al LIMONE

– 350g di farina di riso

– 100g di farina di mandorle

– 40g di farina integrale

– 60g di fecola di patate

– 2 albumi

– 130g di olio di semi

– 120g di zucchero mascovado o canna

– Il succo di un limone e buccia grattugiata (oppure essiccata e polverizzata)

– Un pizzico di sale

– 1 bustina di lievito

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Mettere le bucce di limone sul termosifone fino al momento dell’impasto finale. Frullarle e aggiungerle alla frolla prima di metterla in frigo, ottime anche per profumare insalate e tisane.

Sbattere le uova e lo zucchero fino ad ottenere una crema, poi l’olio, il succo e il sale. In una ciotola a parte mischiare le farine, il lievito ed aggiungerle al composto liquido.

Impastare fino ad ottenere una consistenza cerosa e lasciare riposare in frigo per un’ora. Unire le bucce grattugiate o in polvere, formare delle palline della grandezza di una noce, passare prima nello zucchero di canna e poi nello zucchero a velo e infornare a 180′ per 15 minuti.

 

Dedichiamoci del buon tempo.

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