Ottobre 19, 2020
360 visualizzazioni

Le 50 commedie italiane più belle di sempre, dagli anni 50 ad oggi

di PIER PAOLO MOCCI

E se usassimo questo tempo per vedere o rivedere film che, attraverso la commedia e in modo solo apparentemente leggero, hanno parlato di noi nel corso degli ultimi 70 anni? Pellicole che, tra una battuta e l’altra, ci hanno raccontato – spesso meglio di tanti film d’autore – chi eravamo e chi siamo diventati. Si parte dagli anni 50 per il fatto che prima c’è stata la stagione del Neorealismo, contraddistintosi per storie drammatiche, capolavori del cinema come Ladri di Biciclette di Vittorio De Sica o Roma Città Aperta di Roberto Rossellini che commedie non erano. Prima degli anni 40 in Italia c’era invece il cosiddetto sottogenere dei “telefoni bianchi”, filmetti molto leggeri dove giovani futuri grandi registi come Alessandro Blasetti o lo stesso Vittorio De Sica muovevano i primi passi. Il termine “telefoni bianchi” fu coniato in quanto erano ricorrenti scene in cui si amoreggiava al telefono: lunghi e appassionanti soliloqui in cui la presenza del telefono bianco era centrale, simbolo di benessere sociale (negli anni 30 il telefono in casa lo avevano ancora in pochi, mentre molti si facevano telefonare al bar che, invece, era attaccato al muro, al servizio di una comunità di persone che si radunava lì anche per vedere, negli anni a venire, la televisione).

Ecco una lista ragionata sulla quale dovreste un po’ fidarvi e affidarvi, perché non c’è il tempo di potersi soffermare molto su ogni titolo. Si potrebbe dire molto, magari in un libretto futuro. Per ora ci limitiamo a fornire almeno un buon motivo per vedere ciascuno di questi film.

 

ANNI 50

  • Lo sceicco bianco (1952, Federico Fellini)

Uno straordinario Alberto Sordi e un giovane Federico Fellini alla regia che comincia a far capire i tratti del suo cinema onirico e personalissimo

  • I vitelloni (1953, Federico Fellini)

Ancora uno straordinario Alberto Sordi all’interno di uno spaccato d’epoca, quello dei “vitelloni” romagnoli, con la mitica battuta “Lavoratori…” con pernacchia e gesto dell’ombrello

  • Un americano a Roma (1954, Steno)

Probabilmente il capolavoro attoriale di Alberto Sordi, con scene cult a ripetizione

  • Poveri ma belli (1957, Dino Risi)

Leggero e godibile affresco di un’epoca in un’Italia ancora povera ma piena di voglia di vivere

  • I soliti ignoti (1958, Mario Monicelli)

Capolavoro assoluto

 

ANNI 60

  • Il vigile (1960, Luigi Zampa)

Un altro grande Alberto Sordi sullo sfondo dell’Italietta del posto fisso

  • Divorzio all’italiana (1961, Pietro Germi)

L’Italia del benessere ritratta tra le mura domestiche sullo sfondo del boom economico

  • Il sorpasso (1962, Dino Risi)

L’Italia del benessere in un viaggio on the road con un brillante e sciagurato protagonista interpretato da Vittorio Gassmann

  • I mostri (1963, Dino Risi)

Film a episodi con Gassmann e Tognazzi mattatori attraverso tante tipologie caricaturali di personaggi, un gioco d’attore notevole 

  • Ieri, oggi, domani (1963, Vittorio De Sica)

Cult della commedia all’italiana con la splendida Sophia Loren icona di bellezza all’apice della sua popolarità

  • Straziami ma di baci saziami (1968, Dino Risi)

Altro gioiellino, con un Nino Manfredi in grande forma

  • Nell’anno del Signore (1969, Luigi Magni)

Film in costume ambientato nella Roma papalina con un grande Nino Manfredi nei panni dell’eretico Pasquino attorno all’eroica vicenda dei carbonari Targhini e Montanari (nel cast anche Sordi e una bellissima Claudia Cardinale)

 

ANNI 70

  • Lo scopone scientifico (1972, Luigi Comencini)

Commedia “drammatica” con un’altra grande prova di Alberto Sordi, Silvana Mangano e la star hollywoodiana Bette Davis

  • Polvere di stelle (1973, Alberto Sordi)

Alberto Sordi e Monica Vitti attori della rivista, poveri in canna, in fuga dalla guerra. Con il brano tormentone “Ma ‘ndovai se la banana non ce l’hai”

  • C’eravamo tanto amati (1974, Ettore Scola)

“Credevamo di cambiare il mondo e invece il mondo ha cambiato noi” è una delle frasi emblematiche pronunciate dal personaggio di Stefano Satta Flores (Nicola) che è un po’ il manifesto del film. Un Amarcord su tre amici uniti negli anni della Resistenza ma che il passare del tempo ha finito per allontanarli. Grande film, quasi capolavoro, con Manfredi, Gassmann, Sandrelli e un anziano Aldo Fabrizi. Da cui è stato tratto il remake Gli anni più belli di Gabriele Muccino

  • Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974, Lina Wertmüller)

La condizione economico-sociale (e quindi politica) spazzata via e annullata in una condizione di convivenza forzata tra due strepitosi amanti, Giancarlo Giannini e Mariangela Melato

  • Amici miei (1975, Mario Monicelli)

Film comico, più che commedia. Divertente, irriverente, passato alla storia per la “supercazzola”. Tognazzi sciolto, attore maturo che sembra recitare con le infradito tanto è a suo agio in questa pochade a tratti irresistibile

  • L’anatra all’arancia (1975, Luciano Salce)

Preziose presenze di Mariangela Melato e Monica Vitti all’interno di una commedia di grande eleganza da recuperare

  • Febbre da cavallo (1976, Steno)

Cult assoluto

  • Casotto (1977, Sergio Citti)

Gioiello vero (e raro), una commedia ambientata in una cabina di uno stabilimento balneare, con un cast pieno di grandi attori tra i quali ancora Tognazzi, Gigi Proietti, Franco Citti, Paolo Stoppa, Michela Placido, Mariangela Melato, Catherine Deneuve e una Jodie Foster bambina

  • Il vizietto (1978, Édouard Molinaro)

Tognazzi e Serrault in stato di grazia, commedia delicata sul tema dell’omosessualità, piena di leggerezza ed ironia

 

ANNI 80

  • Ricomincio da tre (1981, Massimo Troisi)

Stupendo, film che lanciò il talento immenso di Massimo Troisi, geniale, profondissimo, surreale, unico

  • Testa o croce (1982, Nanni Loy)

Due episodi, uno con Renato Pozzetto, l’altro con Nino Manfredi, entrambi molto a fuoco, talmente bravi a cucirsi addosso il film

  • Sapore di mare (1982, Carlo Vanzina)

Leggero ma efficace, film-nostalgia della media borghesia anni 60 in versione balneare, nella splendida Versilia, tra brani di Gino Paoli e due stupendi giovani attori a farsi il filo: Isabella Ferrari e Massimo Ciavarro

  • Borotalco (1982, Carlo Verdone)

Commedia perfetta, dove tutto è riuscito, dalla storia, agli attori alla musica di Lucio Dalla, forse il miglior film in assoluto di Carlo Verdone, sicuramente il più amato da suo papà, il professor Mario 

  • Acqua e Sapone (1983, Carlo Verdone)

Battute a raffica per un Verdone ai massimi livelli 

  • Vacanze di Natale (1983, Carlo Vanzina)

Ingiustamente considerato trash, manifesto dello yuppismo anni 80 di stanza a Cortina, tra milanesi arricchiti e borgatari romani. Cult impreziosito da una grande colonna sonora e presenze magnifiche come quella di Christian De Sica roboante e a tutto campo (“Zardolin, la mutanda…”)

  • Non ci resta che piangere (1984, Roberto Benigni e Massimo Troisi)

Straordinario, quasi capolavoro. Un viaggio nel tempo sulle “tracce” di Leonardo Da Vinci (“Ricordati che devi morire…” oppure “Un fiorino” e decine di altre battute)

  • Compagni di scuola (1988, Carlo Verdone)

Commedia corale pazzesca, con circa 20 personaggi guidati come un’orchestra da Verdone-Patata, e momenti comici a non finire che coinvolgono un po’ tutti, da Tony Brando (in arte Mike Foster) all’on. Valenzani, passando per Fabris e Finocchiaro. Straordinario

 

ANNI 90

  • Caro Diario (1993, Nanni Moretti)

Film d’autore che fa anche molto ridere, quindi da vedere anche per i non amanti del “genere” Nanni Moretti

  • Viaggi di nozze (1995, Carlo Verdone)

Verdone che torna ai personaggi inserendoli in una partitura da commedia, specie nel capitolo con Jessica e Ivano “famolo strano”, emblemi di un proletariato romano “coatto” senza contenuti (“Non riesco ad individuà lo stadio…”)

  • I laureati (1995, Leonardo Pieraccioni)

Felice debutto per Leonardo Pieraccioni che racconta con delicatezza la vita di un gruppo di amici laureandi

  • Ferie d’agosto (1996, Paolo Virzì)

Manifesto di un’epoca, in pieno berlusconismo, dove c’era ancora una forte distinzione tra essere di Destra e Sinistra

  • Ovosodo (1997, Paolo Virzì)

Film personale di Virzì sulla sua infanzia e gioventù livornese, così personale e così ben raccontato da essere universale

  • Simpatici e antipatici (1998, Christian De Sica)

Un film alla “Carlo Vanzina” in cui due opposte fazioni vengono ridicolizzate – talvolta in modo trash – osservate tra i loro averi dei circoli di Roma Nord, patria dell’effimero e dell’arrivismo sociale

 

ANNI 2000

  • Pane e tulipani (2000, Silvio Soldini)

Piccolo grande gioiello, film di grande eleganza tra i migliori di quel decennio

  • Dorme (2000, Eros Puglielli)

Film talmente indipendente e underground visto da pochissime persone, ma molto divertente e originale: un ragazzetto della periferia romana non riesce a incontrare la sua amata perché tutte le volte che la cerca si sente rispondere: “Non te la posso passare, dorme”

  • Santa Maradona (2001, Marco Ponti)

Capolavoro generazionale, film che ha anticipato la precarietà lavorativa e il dramma della disoccupazione giovanile

  • Passato prossimo (2002, Maria Sole Tognazzi)

Gruppo di amici in un interno con una buona sceneggiatura e due ottimi attor giovani, Paola Cortellesi e Claudio Santamaria

  • Il pranzo della domenica (2003, Carlo Vanzina)

Probabilmente il miglior film di Carlo Vanzina: parenti serpenti intorno ad un tavolo, di domenica, con tutti i nodi che lentamente vengono al pettine

  • Caterina va in città (2003, Paolo Virzì)

Dalla provincia alla città il viaggio di formazione di una ragazzina alla scoperta del mondo

  • Tutta la vita davanti (2008, Paolo Virzì)

Commedia-drammatica di Virzì con tanti spunti comici nonostante un’ambientazione spesso incline al dramma sociale

 

ANNI 2010

  • Basilicata coast to coast (2010, Rocco Papaleo)

Divertente, leggera, ontheroad: ottima!

  • Benvenuti al Sud (2010, Luca Miniero)

Fortunatissimo remake del francese Giù al Nord. Campione d’incassi: Bisio e Siani coppia perfetta

  • Nessuno mi può giudicare (2011, Massimiliano Bruno)

Straordinario esordio alla regia di Massimiliano Bruno, sceneggiatore e drammaturgo tra i migliori della sua generazione. Ottima storia al servizio di una grande Paola Cortellesi, probabilmente consacrata da questo film, con un bel comparto di attori al servizio

  • Ciliegine (2012, Laura Morante)

Commedia dolce, poco nevrotica e molto delicata. Gustosa

  • Smetto quando voglio (2014, Sydney Sibilia)

Esordio alla regia sorprendente, fotografia di una generazione “giovane-vecchia”. La famosa frase di Pietro Sermonti: “La laurea? È stato un errore di gioventù”

  • Perfetti sconosciuti (2016, Paolo Genovese)

Il miglior film italiano degli ultimi 20 anni

  • Come un gatto in tangenziale (2017), regia di Riccardo Milani

Il più divertente film italiano degli ultimi 20 anni, con Cortellesi-Albanese stupendi

  • La profezia dell’armadillo (2018, Emanuele Scaringi)

Gioiellino prezioso, con tanti spunti comici e la sequenza cult in cui Adriano Panatta deve spiegare ad un ragazzo (che si sta guadagnando la giornata con un questionario) chi sia. Consigliandogli di lasciare tutto e andarsi a divertire. Di dover ascoltare cosa sente dentro, come quando la palla da tennis viene presa di rovescio e fa “pof”, un suono bellissimo da ricercare

 

In generale, per non sbagliare, è consigliato seguire le carriere di attori del calibro di Alberto Sordi, Vittorio Gassmann, Nino Manfredi, Monica Vitti e Ugo Tognazzi. Un capitolo a parte merita Totò (da vedere Miseria e nobilità, 1954 diretto da Mario Mattoli e tratto dall’opera di Eduardo Scarpetta, uno dei più grandi autori e drammaturghi che vissero nella seconda metà dell’800 sul quale Mario Martone stava girando in questi giorni il suo nuovo film con Toni Servillo, Qui rido io, le cui riprese sono state interrotte a causa delle restrizioni della pandemia). E poi almeno un Fantozzi con Paolo Villaggio (probabilmente Il secondo tragico Fantozzi, regia di Luciano Salce del 1976) per non dispiacere i tanti fan di una maschera che ha comunque raccontato, meglio di molti altri, l’italiano medio e le sue frustrazioni e debolezze.

©MAPMAGAZINE NED EDIZIONI

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


REGISTRATI ALLA NOSTRA NEWSLETTER PER ESSERE INVITATO AI NOSTRI EVENTI ED ESSERE AGGIORNATO SULLE NOSTRE ATTIVITÀ

Holler Box