Ottobre 19, 2020
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Dopo Elio Germano tocca a Massimo Ghini. Sfide inutili per uscite fantasma

di PIER PAOLO MOCCI

Rai Cinema sfida la quarantena mandando al macello uno dei film italiani più importanti della stagione: solo 4500 spettatori in tutta Italia per Volevo nascondermi. E la settimana prossima stessa fine prevista per La Volta Buona (Altre Storie) diretto da Vincenzo Marra, mentre tutti scappano dalle sale e James Bond slitta di sette mesi

Quattromilacinquecento persone in tutta Italia (praticamente la capienza del cinema Adriano di Roma), osservando “le norme di sicurezza” del metro di distanza, senza baci e senza abbracci, hanno visto ieri Volevo nascondermi, uno dei film più importanti della stagione, appassionante biografia del pittore “maledetto” Antonio Ligabue firmata da un grande autore come Giorgio Diritti (Il vento fa il suo giro) e resa unica dall’attore – insieme a Pierfrancesco Favino e Luca Marinelli – più bravo del cinema italiano, Elio Germano. Il film è stato posticipato soltanto di una settimana, previsto per il 27 febbraio e fatto uscire ieri per “mandare un messaggio di fiducia alla gente”. L’incasso totale è stato di 25 mila euro. Neanche un flop, qualcosa di simile ad un filmetto del matrimonio fatto vedere su grande schermo a 250 amici che, in cambio, ti danno 100 euro a testa simboliche come “regalo di nozze”. Su scala nazionale 4500 persone non le fa neanche un film indipendente girato maldestramente con il telefonino.

Per darvi una misura, pensate che un film “simile” (per autore, attore e dramma) come Il Traditore – uscito praticamente in estate e che ha chiuso la sua corsa incassando 5 milioni di euro – nel primo giorno di programmazione ha fatto pochissimo, ovvero 110 mila euro, riprendendosi però con il passaparola. Stiamo parlando sempre di circa cinque volte di differenza.

Numeri assolutamente prevedibili quelli fatti ieri, perché il cinema è un’industria esattamente come tutte le altre che lavora con le statistiche, le medie, tanti soldi, dove l’imprevisto è calcolato così come l’imponderabile, ma che eccetto casi strani già sa più o meno dove andrà a parare. E in queste settimane tutti hanno annullato le loro uscite perché i dati di affluenza erano ai minimi storici. Un film costa tanto, è il frutto di un lavoro artistico di tante persone ed è giusto che, chi ci ha lavorato, goda di una soddisfazione (conseguenza dell’incasso e viceversa) auspicando più presenze possibili.

Allora quale messaggio, nel giorno in cui ci dicono che dobbiamo fare tutti dei sacrifici, è stato mandato da un “film di Stato”, firmato 01 Distribution (Rai Cinema) che sfida il decreto “da coprifuoco” che lo stesso Stato ha emanato? Il Presidente del Consiglio invita a non darci la mano, ad evitare contatti, a limitare la frequentazione di luoghi di aggregazione. E l’azienda di Stato del cinema sblocca uno dei suoi cavalli di battaglia (Orso d’Argento ad Elio Germano a Berlino come miglior attore) incoraggiando persone ad andare a vedere un film tra i più attesi, nonostante siano impaurite da “misure cautelari” sempre più rigide. Il risultato? Un messaggio contraddittorio “per amore” del cinema, mandando di fatto il lavoro di tante persone al macello e assumendosi la responsabilità di un rischio altissimo dovuto alla frequentazione – seppur autorizzata – di un luogo di aggregazione, per di più al chiuso (fosse un’arena, pure pure) .

Non dovremmo dirlo, perché con Rai Cinema questa testata ci collabora, ricevendo – talvolta – incarichi e quindi compensi come service editoriale e pubblicità commissionate (per fortuna, da persone intelligenti quali sono, pur non gradendo questo articolo “non autorizzato”, Paolo Del Brocco e Luigi Lonigro continueranno a stimarci, apprezzando parole sincere).

Il fatto è che questo non incasso di Volevo nascondermi rattrista molto. Giorni fa abbiamo sostenuto Vinicio Marchioni autore di un accorato e giusto post-appello importante contro la paura, incoraggiando la gente a frequentare cinema e teatri. Ma giorni fa non era ieri, quando ci hanno chiesto di fare un sacrificio “senza se e con pochi ma”.

È come se ci dite che dobbiamo stare a dieta e poi, su un tetto, le stesse persone ci mettono i panini con la mortadella. 

Per questa situazione MapMagazine è drammaticamente fermo e, chi scrive, ne uscirà con le ossa rotte. Con il regista Marco Ponti abbiamo posticipato di un mese il nostro evento previsto per il 18 marzo, spostandolo ragionevolmente dopo Pasqua nel rispetto di tutti (la proiezione nostalgia del suo cult Santa Maradona, alla presenza del cast a 20 anni di distanza). Ma soprattutto MapMagazine a marzo non è uscito, e tornerà solo tra un mese in circostanze che tutti ci auguriamo favorevoli.

Francesco Bruni, sceneggiatore e regista legato a Rai Cinema, ieri ha mostrato fiero il suo biglietto del Nuovo Sacher per Volevo nascondermi, ricevendo tanti like e commenti come fosse un eroe. Sfidando cosa? Sembra che qui ognuno giochi la sua partita, più o meno legittimando qualcosa. Ma rischiando di curare più i propri interessi anziché rispettare il Capo che ha chiesto a tutti un paio di settimane di “sobrietà” e sacrifici.

Io, lo ripeto, ho perso tanti soldi da questa “storia”, e non è detto che dopo (dopo quando?) tutto torni come prima. Chi vi scrive è fortemente legato alla sua passione per il cinema che, da circa 20 anni, è un lavoro e che negli ultimi 4 si è materializzata in un giornale di settore conosciuto e stimato, e in proiezioni-evento come quella dello scorso 29 gennaio che ha richiamato 210 spettatori paganti in un piccolo cinema d’essai di quartiere (al Delle Provincie di Roma in un freddissimo mercoledì sera tutti assiepati per La bella gente di Ivano De Matteo, presente in sala con l’attrice Victoria Larchenko per il dibattito sempre molto apprezzato dal pubblico).

In questo momento bisognerebbe mantenere una giusta distanza, e non dal prossimo. Ma – citando Mazzacurati – dalla propria passione, dal proprio “lavoro”, dalla propria emotività e dai propri interessi. Interessi che se salvano un’azienda e posti di lavoro possono anche essere giustificati, ma per il resto è bene dare un segno di unità pur non condividendo la scelta. Un regista che, trionfante, mostra il biglietto e comunica “fate come vi pare io non ho paura di niente” forse rischia di passare come “inutilmente eretico”, creando ancora più confusione e smarrimento.

Anche perché dietro un film c’è un lavoro talmente grande e importante che – in una situazione del genere – viene svilito, appannaggio di sole 4500 persone “sprezzanti del pericolo”. Già, perché ci hanno detto che di “pericolo” si tratta. Altrimenti tutte queste misure non le avrebbero prese. Sappiamo tutto, il problema non è il virus in sé (pare), ma il sovraccarico, l’imprevisto, i posti in ospedale. Che poi, a ben guardare, vedi il caso del povero poliziotto di Pomezia, così innocuo questo virus proprio non sembra essere. “Si ma quello stava già male” dirà qualcuno. E quindi deve morire?

Facciamo i seri, altro che un metro di distanza. Se proprio dobbiamo stare in quarantena, che quarantena sia. Senza queste mezze misure ed escamotage così italiane che non sono neanche un contentino per chi deve farsi la giornata e che, invece, ridicolizzano tutto mandando un messaggio distorto e contraddittorio. Avere 7 spettatori in sala è una “protesta” contro il governo? È una lotta al sistema? A che serve? Anche io prendo i soldi da Rai Cinema e pure sto qui a dire che hanno fatto un errore. E ho sospeso il numero di marzo, autocensurandomi, perché il mio è un giornale che invita la gente ad andare al cinema. Ma adesso no, meglio di no, ho lasciato i soldi sul tavolo e ho detto aspettiamo. Aspettiamo quel che dobbiamo e saremo tutti e tanti a riempire, nuovamente, cinema, teatri, pizzerie, stadi e sale da ballo.

Ma intanto che aspettiamo i cinema muoiono? Le sale non muoiono oggi, questo semmai è il colpo di grazia. Chi poteva curare le sale poteva farlo ieri. E comunque di questa situazione se ne deve occupare la politica (culturale). Poi noi tutti, operanti nel settore, faremo la nostra parte affinché tutto torni come prima. Intanto i sindacati, i festival, l’Apparato anziché organizzare premi e passerelle in posti esclusivi, pensino a dislocare i loro premiati e i loro festival nelle sale di quartiere: fate uscire la Festa di Roma dall’Auditorium, portatela in mezzo alla gente con proiezioni a prezzi popolari al Tibur, all’Andromeda, all’Atlantic, al mio caro Delle Provincie. Mandate gli attori, organizzate dibattiti con noi senza parlarvi addosso, e vedete le sale come torneranno a lavorare.

Risparmiateci questa “lotta” che non serve a niente, teniamo le forze per dopo. Che questi numeri mortificano tutti. Un amore va vissuto in pieno anche nei momenti duri nei quali ci si sta per lasciare. Ma se è amore vero ce la riandremo a prendere, costi quel che costi. 

 

A proposito, settimana prossima esce un discreto film La volta buona di Vincenzo Marra (distribuzione Altre Storie), con uno strepitoso Massimo Ghini nel ruolo di un procuratore di calcio “fallito” in cerca di un riscatto. Accanto a lui un altro gigante come Max Tortora, che dopo La terra dell’abbastanza e Sulla mia pelle si conferma uno dei caratteristi più bravi del cinema italiano in questo momento. Il film (con un grande Massimo Wertmuller nel ruolo di un prete di periferia, fratello di Ghini) ovviamente non lo vedrete, visto che hanno deciso di farlo uscire il 12 marzo, in piena quarantena, anticipando addirittura l’uscita che era fissata per il 19, proprio per sfruttare il periodo “caldo”.

Mi dispiace tanto per Massimo Ghini, amico e grande sostenitore di questo giornale dal giorno della sua nascita. Lui è quel film, con un’interpretazione davvero notevole che su grande schermo forse mai nessuno vedrà (qualcuno lo ha visto in anteprima ad “Alice nella Città” lo scorso ottobre).

Pensate che tra le decine di defezioni e spostamenti il nuovo James Bond, che doveva uscire sotto Pasqua, è stato catapultato a novembre prossimo, poco prima di Natale. Perché sì. E perché le sale non si salvano così, mandando a morire piccoli grandi film che andrebbero sempre sostenuti e valorizzati, sfidando un fantasma che forse non esiste ma che potrebbe valere sulla coscienza un prezzo troppo alto. Questo non è amore. Questo è voler eiaculare per forza quando Lei ti ha detto “aspetta un attimo, non vediamoci per un po’, questo momento passerà…”.

Forza il cinema. Evviva il cinema!

 

©MAPMAGAZINE NED EDIZIONI

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