4 Agosto, 2020
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Wertmuller, Ferruzzo e quelle maschere buffe, strampalate ma cortesi di Vincenzo Cerami

di PIER PAOLO MOCCI

Dall’11 febbraio al Teatro Sette di Roma in scena “La gente di Cerami” su adattamento della figlia Aisha e con le musiche del premio Oscar Nicola Piovani. Nella notte dell’Oscar a Zia Lina Wertmuller

Un vociare indistinto, una moltitudine di gente che necessitava di essere scarnificata, scomposta, sradicata dai rivoli delle pagine e dai controcampi del grande schermo per essere messa a fuoco singolarmente, codificata nella sua essenza e resa unica. Tanti tipi, impercettibilmente diversi, buffi, laconici, attempati, soli, pigri, borghesi piccoli piccoli, tradizionalmente antieroi, si guadagnano ora il proscenio e diventano re per un giorno. Anzi, per parecchie sere. A cominciare dall’11 febbraio, per due settimane, al Teatro Sette di Roma (zona Piazza Bologna), con Massimo Wertmuller e Anna Ferruzzo che torneranno a dar vita e colori a “La Gente di Cerami”. Storie e gesta di quei personaggi che la grande penna di Vincenzo Cerami ha tratteggiato per una vita, ora con articoli caustici per Il Messaggero, “scritti corsari” per il suo vaudeville cinematografico in opere emblematiche come Casotto (un capolavoro “teatrale” diretto da Sergio Citti), senza dimenticare l’eccellenza assoluta del “Borghese piccolo piccolo”, da cui venne tratto il celebre film con Sordi diretto da Monicelli.
Maschere della commedia all’italiana, signori tutti d’un pezzo, di mezza età, sciupafemmine o per lo più  sciupati dalle femmine, vecchi cialtroni, amabili caratteristi che al cinema chiameremmo attori non protagonisti. Ed invece stavolta, finalmente, sono tutte per loro le luci della ribalta.  

«Si tratta della terza ripresa, lo portiamo in giro con successo perché Vincenzo Cerami è stato uno dei più grandi autori della nostra epoca – racconta Massimo Wertmuller – ed è un onore prestarsi per questo adattamento che Aisha, sua figlia, ha realizzato in modo impeccabile, tanto per i personaggi maschili quanto per quelli femminili interpretati da Anna». Lo spettacolo è un divertissement, con cambi di scena e di ruolo imprevedibili, come se quei caratteristi del cinema anni 60 cominciassero ad arricchirsi di sfumature, abbandonando il bianco e nero della pellicola per vivere di vita propria. «Aisha Cerami ha adattato, con Norma Martelli che cura la regia, attimi e ritagli di vita quotidiana di persone comuni ma speciali, passi della narrativa e delle sceneggiature di Vincenzo che colgono uomini nella loro intimità, nel dolore o nel sollievo, nella sorte avversa o nella fortuna». Sulle note del maestro Nicola Piovani, eseguite dal vivo da Alessio Mancini e Sergio Colicchio, Massimo Wertmuller e Anna Ferruzzo, compagni anche nella vita, mettono in scena un microcosmo coloratissimo, per quanto caricaturale, tanto dolce e perfino malinconico. Risate, ironia, momenti di ilarità dovuti anche ad una canzone scioglilingua, una eccezionale “Gasparì (à Paris)… che in Perù, però, perì” che dà la misura leggera e scanzonata al tutto. «Aisha è stata molto brava a ritagliare e ricercare ruoli di donna meno presenti nell’attività narrativa di suo padre – racconta Anna Ferruzzo – così il lavoro di adattamento è stato reso ancora più prezioso e importante. Ho a che fare quindi con figure femminili di vario tipo, alcune appena accennate a fare da spalla al servizio di Massimo, altre ben tratteggiate, leggere, graziose, sopra le righe. Quello che emerge è il suo grande amore per la donna, tanto da averne pudore nel raffigurarle. Nella poesia “Mio piccolo fiore” c’è tutto il suo rispetto e l’ammirazione per la figura femminile».

Già, la figura femminile, al centro del festival di Sanremo appena concluso, dove la parola amore ha fatto da trait d’union tra i testi di tante canzoni, da Tosca a Gabbani fino al vincitore Diodato, parecchio caro alla Ferruzzo. «Diodato è tarantino come me – racconta con orgoglio Anna – e sono felice che abbia dedicato il premio a Taranto, una città dilaniata dal dramma dell’Inquinamento. In ogni famiglia tarantina ci sono i segni di quello che ha significato l’Ilva, ognuno di noi ha amici e parenti da ricordare».

Non perdete “La gente di Cerami”, dall’11 febbraio al Teatro Sette (Via Benevento, 23). Adatto anche ai bambini: troveranno ad attenderli personaggi buffi, canzoni strampalate e conosceranno il teatro (e la letteratura) attraverso la voce e i gesti di due grandi attori.

E stanotte tutti incollati alla tv (Sky Cinema) per vedere Zia Lina Wertmuller premiata con l’Oscar alla carriera. «Una grandissima, un genio, una personalità forte, talvolta dura. Ma se non fosse stata così tenace e determinata in questo ambiente così maschilista non ce l’avrebbe fatta. A me questo cognome non ha aperto nessuna porta, ve lo posso garantire, anzi mi ha fatto scontare sempre una certa diffidenza. Ma ne vado fiero: da Lina ho potuto sicuramente imparare tanto, se non tutto, di questo mestiere». Sul tema e sul suo rapporto con la celebre zia, Massimo Wertmuller ha scritto un articolo sul numero di Febbraio di MapMagazine.

©MAPMAGAZINE NED EDIZIONI

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