4 Agosto, 2020
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Mihajlovic tifa per la Lega e Salvini, voterebbe Borgonzoni. Ma ha sbagliato a schierarsi

di PIER PAOLO MOCCI

Il fatto che Sinisa Mihajlovic, allenatore di calcio del Bologna ed ex giocatore di Roma, Lazio ed Inter si sia speso per Salvini dicendo che voterebbe Lega e la Borgonzoni domenica 26 gennaio, ha terribilmente diviso ciò che, invece, un enorme ed improvviso dramma aveva unito. E anche se avesse detto di andare a votare per il PD non sarebbe stata una cosa giusta, ben inteso.

Se fosse stato solo un allenatore di provincia di una squadra impegnata a non retrocedere in Serie B, il suo “endorsement” non se lo sarebbe filato nessuno, non sarebbe uscita neanche una breve sui giornali, forse giusto un dispaccio nelle cronache locali. O forse neanche gliel’avrebbero chiesto per chi voterebbe Mihajlovic in Emilia. Con la squadra in zona retrocessione il suo ipotetico voto avrebbe quasi avvantaggiato l’area politica opposta, quasi appunto per volere prendere le distanze da chi stava traghettando i rossoblu negli inferi della divisione cadetta.

Invece, per via della sua malattia e per il modo “da campione” con la quale la sta affrontando, l’ex campione della Stella Rossa è diventato un esempio per tutti, un eroe, e quindi un personaggio influente.

Così è stato messo in mezzo e lui, anziché sottrarsi, ha deciso di spendersi: “Io, Sinisa Mihajlovic, uomo e campione esemplare (un grande sportivo che lotta contro la morte, sotto inteso), il 26 gennaio in Emilia voterei la Lega di Salvini, ovvero Borgonzoni Presidente”. 

Questa volta il coraggio non c’entra nulla. Mihajlovic avrebbe dovuto sottrarsi dal diventare un titolo sui giornali, qualcosa che inevitabilmente avrebbe generato un malcontento. Perché ha vanificato il messaggio sopra ogni colore politico della sua battaglia per la vita. Che poi annunciare per chi votare a livello nazionale sarebbe stato anche sopportabile, ma a livello locale in questo momento ha poco senso, visto che è un territorio che da mesi non frequenta purtroppo più per via della leucemia e che, probabilmente, per la sua attività professionistica tra allenamenti e partite forse non ha mai vissuto (considerando che la sua famiglia vive a Roma e, prima di finire al Bologna, ha allenato Torino, Milan, Catania e altre squadre).

Non pensiamo che Sinisa abbia avuto modo di interessarsi alla campagna elettorale regionale in questi mesi di degenza. Campagna elettorale che, per noi che la viviamo da lontano, si è ridotta ad un Salvini contro Sardine. Le campagne elettorali locali, come queste, le stanno facendo sul territorio, nei paesini, tra la gente.

Mihajlovic ha avuto ben altri problemi a cui pensare. Tutt’alpiù ha potuto seguire da un letto di ospedale i soliti slogan, le solite canzoni e vedere piazze più o meno piene dallo schermo di una tv o di un cellulare.

Perché ha sbagliato a schierarsi? Perché con la sua storia Mihajlovic aveva unito tifoserie, avvicinato persone e quindi azzerato schieramenti contrapposti, ridotto distanze e annullato divisioni. Ci aveva unito nella commozione e nel rispetto per la sua lotta alla malattia, per il suo modo sobrio, dignitoso e determinato di affrontarla, unendoci sotto la stessa bandiera. Mihajlovic era di tutti, un esempio, un uomo e uno sportivo al di sopra di ogni cosa. Mentre ora, inevitabilmente, per qualcuno sarà soprattutto uno di una parte. Sarà purtroppo, a dirla brutta come avviene per strada, “un fascista serbo-laziale” che vota Lega. Succederà. Perché nelle curve e nei bar non si parla mica di Euripide e di Dostoevskij.

Comunque, per la sua battaglia personale, sempre forza Miha! Però peccato, peccato. Che peccato!

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