29 Maggio, 2020
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L’Islam che non fa paura nel saggio storico-politico di Sandro Menichelli

Sandro Menichelli

di MARIANNA LOREDANA SORRENTINO

Il libro di analisi politica “Galassia islamica” affronta con competenza e dovizia di particolari “le ragioni del terrore” che hanno contraddistinto, in tutti questi anni, gli scenari internazionali. Ne parliamo con l’esperto e autore del testo Sandro Menichelli, direttore dell’Ispettorato della Camera dei Deputati, con esperienze in missioni nazionali e internazionali di prevenzione e contrasto della criminalità organizzata

“Galassia islamica. Le ragioni del terrore” (Intermedia Edizioni) è un titolo intenso, che già premette molte cose. Nel saggio d’approfondimento e divulgazione, come scrive nella prefazione il Capo della Polizia, Franco Gabrielli, l’autore Sandro Menichelli, direttore dell’Ispettorato della Camera dei Deputati, con esperienze in missioni nazionali e internazionali di prevenzione e contrasto della criminalità organizzata, ha voluto fornire uno strumento schietto e oggettivo, utile a comprendere il perché si uccide e si muore per una causa “santa”, attraverso un’attenta analisi del complesso fenomeno del terrorismo religioso, in un’ottica sia politica, che sociale.

La divisione in quattro macro-aree semplifica l’argomento rendendolo accessibile a tutti: la differenza tra musulmani e islamisti con una ricostruzione storica e religiosa; il significato dell’Islam politico; perché siamo diventati una minaccia e qual è la risposta dell’Occidente. Chiude un utilissimo glossario dei termini più significativi legati all’Islam.

Bisogna partire dal presupposto che Islam (consegna totale di sé a Dio) e salām (pace) hanno la stessa radice e che il mondo musulmano è una realtà estremamente multiforme che non può essere tradotta in maniera approssimativa, perché ciò ha creato pregiudizi generalizzati.

Senza dimenticare che anche il nostro è un paese di emigranti e che ancora non si è scrollato di dosso il luogo comune “pizza, mafia e mandolino” che tanto ci infastidisce.

 

Cos’è la galassia islamica?

La umma, comunità dei credenti, è una realtà presente in tutto il mondo, ma non è un monolite come ci hanno fatto credere. Si divide nelle grandi famiglie degli sciiti, sunniti, surri ed in altre relative sottofamiglie tradizionali, ma è proprio all’interno di queste macro aree che si può individuare il carattere pulviscolare della galassia. Esistono tanti Islam quante sono le comunità che vivono in un paese, ognuno con una propria origine e credo dottrinale ma, a seconda della scuola giuridica alla quale hanno aderito, cambia il canone interpretativo della sharìa, la legge islamica e, di conseguenza, la declinazione in concreto dei dettami coranici.

 

Il fondamentalismo è una patologia dell’Islam, come l’inquisizione per la cristianità. Come siamo arrivati a questo?

Questa deviazione è un’interpretazione strumentalizzante del messaggio coranico solo di una minoranza e risente dell’insegnamento radicale di alcuni pensatori pachistani, palestinesi ed egiziani, i quali asseriscono che l’influenza dei valori occidentali trasposti nella società musulmana, costituiscono un germe che mette in crisi l’Islam. La jahiliyya, l’ignoranza religiosa, viene così incarnata nel carattere pluralista tipico dello stato di diritto, della democrazia e non nell’analfabetismo religioso, come invece dovrebbe essere, andando così a contrastare la tawḥīd, l’unicità di Dio, secondo la quale c’è solo Dio all’infuori di Dio. Le libere elezioni, diritto assoluto dell’occidente, rappresentano un elemento divisivo, creano il frazionamento dei partiti e accettare l’occidente significa portare la democrazia allo stesso livello di Dio, un peccato capitale. Quindi, per eliminarlo, si è andato a colpire questi falsi idoli e coloro che ne sono latori, con gli attentati, “con la spada”. Si può essere perfettamente aderenti ad un messaggio rispettando gli altri, pensare di portare le lancette dell’orologio, come ritengono alcuni ideologi sunniti, all’Islam dell’oro delle origini è un percorso impossibile.

Quanto è vicina la religione musulmana a quella cristiana?

Le due fedi monoteiste, camminano insieme con qualche elemento dottrinale fondamentale che le allontana.  Per esempio la figura di Gesù per il Cristianesimo è una divinità, per l’Islam, seppur prescelto come uno dei 26 profeti del Corano, messaggero di Dio presso le tribù d’Israele, resta sempre un essere umano, escludendone la natura divina. Perché Dio non è padre di nessuno, neanche di Maometto.

 

Termini quali jihad, califfato, foreign fighters, rinviano immediatamente ad un senso di smarrimento, con una conseguente discriminazione di tutto ciò che rappresenta il medio-oriente. Tutto ciò che è diverso ormai, ha una componente di paura.

La ratio del libro infatti, sta nel tentativo di fornire elementi conoscitivi volti a comprendere il loro messaggio. Nonostante la frangia occidentale che intende islamizzare la modernità e sottometterla con la violenza, sia molto ridotta, la soglia d’attenzione è sempre molto alta, ma per esorcizzare realmente la paura, bisogna capire e conoscere. La conoscenza è un’arma di prevenzione primaria, per evitare la corsa al terrore interno, creata dal fatto che non sappiamo chi abbiamo di fronte. Purtroppo i media hanno molte responsabilità, perché si accontentano di declinare l’argomento in termini molto generici senza consentire all’opinione pubblica di farsi un’idea.

 

Quale Islam c’è in Italia e come si relazione con la nostra società?

Oltre l’80% dell’Islam è sunnita ed è quello presente in tutte le società occidentali, poi ci sono molti convertiti, ma che vivono la loro fede nel rispetto totale delle leggi del nostro paese e si rifanno al messaggio della fratellanza musulmana. Solo un numero molto ridotto, direi tranquillizzante, si rifà al pensiero radicale islamico e che potrebbe mettere a rischio il territorio italiano. L’impegno in ambito di sicurezza è quello di seguire da vicino ogni deriva, ma va detto che lo sforzo maggiore deve farlo la società. Questo è soprattutto un problema culturale che non può essere risolto facendo capo esclusivamente alle forze di polizia e alla Magistratura. La repressione e la prevenzione saranno sempre garantite, ma non sono esaustive, deve essere la società nel suo complesso a farsene carico in tutte le dimensioni, a cominciare dalla scuola.

 

Perché l’Italia si distingue per la capacità preventiva nella lotta al fondamentalismo?

Abbiamo già fatto i compiti a casa affrontando prima di altri paesi fenomeni criminali importanti, la mafia e il terrorismo domestico di matrici nere e rosse, che ci ha consentito di qualificare il livello della risposta, sia dal punto di vista normativo che operativo. Avere avuto per tempo consapevolezza del problema ci ha assicurato il passato, ma del domani non c’è certezza. Gli strumenti sono sempre più mirati e i risultati lo dimostrano, ma certamente il livello d’attenzione non si abbasserà mai.

 

Cosa dobbiamo aspettarci dall’Europa?

Un assetto normativo sempre più centrato. È vero che l’Europa per certi versi è lontana, ma dal punto di vista della sicurezza è all’avanguardia. L’abbattimento delle frontiere che ha consentito la libera circolazione, ha fatto sì che aumentasse la consapevolezza di una sicurezza non diversificata tra le nazioni, perché tutte sono interessate nella stessa misura alla minaccia e da qui l’impegno comune e interattivo per un sistema sempre più efficace.

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