29 Maggio, 2020
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Straordinario, maledetto Modigliani INTERVISTA AD ANGELO LONGONI

Angelo Longoni

di PIERLUIGI LUPO

Il regista, scrittore e drammaturgo è autore del libro “Modigliani, il Principe”. «Una vita incredibile e al limite, un artista geniale, eccezionale, che mi ha sedotto. C’è molto materiale per farne un film o una serie Tv»

In queste settimane (24 gennaio 1920 – 24 gennaio 2020) ricorre il centenario della morte di Amedeo Modigliani, il pittore italiano più importante della sua epoca, celebre per i ritratti femminili caratterizzati da lunghi colli affusolati, ma anche per la vita breve, disperata e con addosso il cliché di artista geniale, povero e maledetto. Il regista, drammaturgo e scrittore Angelo Longoni, nel suo nuovo romanzo “Modigliani Il Principe” (Giunti), ne fa un ritratto realistico e appassionato, concedendosi soltanto una forzatura narrativa legata a Kiki de Montparnasse, una delle sue donne mitiche e fatali.
Ricordiamo inoltre che Longoni nel 2016 è stato anche autore e regista dello spettacolo teatrale “Modigliani” con un cast di primo livello che vedeva Marco Bocci nei panni del pittore livornese, di cui ha saputo incarnare il tormento e la passionalità, attorniato dalle quattro donne più significative della sua esistenza, interpretate da Romina Mondello, Claudia Potenza, Vera Dragone e Giulia Carpaneto.

Perché ha deciso di scrivere un romanzo su Modigliani, cosa lo ha ispirato?
Quando ero ragazzo ho letto un libro, di cui non ricordo più il titolo, che raccontava la bohéme parigina. E tra le storie meravigliose che riguardavano i primi anni del novecento, mi è rimasta impressa la storia di Modigliani. Da quel momento ho cominciato a informarmi sulla sua vita. Rappresenta il mito degli eterni secondi…

Nel suo caso la fortuna è arrivata troppo tardi?
Direi proprio di sì. Infatti, dopo la morte i suoi quadri sono stati venduti a cifre da capogiro. Basti pensare che quattro anni fa un suo dipinto è stato venduto a 170 milioni di dollari ed è il secondo quadro più caro venduto al mondo. La prima, guarda caso, è un’opera di Pablo Picasso che era il suo principale rivale.

Era stato anche un suo punto di riferimento.
Sì, certo. Però Picasso ha avuto fortuna fin da subito, riuscendo a imporre la sua arte, il Cubismo, e a vendere molti quadri. Tutto il contrario di quanto avvenne a Modigliani.

La copertina di “Modigliani – Il Principe” (Giunti)

Entrambi morti giovani e senza alcun successo in vita, Modigliani è un po’ un nostro Van Gogh?
A differenza di Van Gogh, lui non aveva nessun disturbo psicologico, ma una malattia molto concreta come la tubercolosi. Temeva di non avere il tempo necessario per poter esprimere il proprio talento, consapevole che, prima o poi, una delle sue ricadute lo avrebbe ucciso. Questo lo ha condizionato per tutta la vita. La sua ansia da prestazione dipendeva dalla convinzione di non avere tempo a sufficienza.

Ha inciso in modo determinante il suo stato di salute?
Sì, anche perché tutti i suoi comportamenti autodistruttivi erano in qualche modo tesi a nascondere il vero problema che era la sua malattia. Esagerava con l’alcol e le droghe per mascherare i sintomi della tubercolosi: una condizione “infettiva” che lo avrebbe isolato, non permettendo alle persone di stargli accanto.

Nel romanzo c’è una parte in cui l’autore, nelle vesti di Modigliani, racconta la sua vita in prima persona, alternata ad altre testimonianze.
Sono principalmente le “sue” donne a parlare, a cominciare da sua madre. E poi c’è il racconto dei suoi amici più cari, come ad esempio Picasso, Paul Alexandre e Zborowski che era il suo agente.

Quali sono state le sue donne più importanti?
La più importante emotivamente è stata Anna Achmatova che lo ha cambiato, suscitando in lui il primo vero innamoramento, l’amore autentico. Beatrice Hastings ha avuto il merito di farlo smettere di scolpire per salvaguardare la sua salute, non potendo inalare la polvere di marmo. Infine è arrivata Jeanne Hébuterne che lo ha un po’ calmato…

Che ruolo ha avuto la modella e artista Kiki de Montparnasse nella sua vita?
Kiki è stata quella che gli ha fatto conoscere il lato più oscuro della vita “maledetta” parigina, iniziandolo all’alcol e alle droghe.

Perché era soprannominato “Il Principe”?
Appena giunto a Parigi, avendo con sé un po’ di soldi, si era sistemato in pensione. E per questo motivo lo prendevano in giro, lo chiamavano “il principe”. Era quello che si trattava bene, mentre tutti gli altri vivevano in posti scadenti, freddi e con dei piccoli laboratori dove lavoravano. Poi, quando i soldi sono venuti a mancare, anche lui ha cominciato a fare il bohémien.

Si trasferisce in Francia, a Parigi, giovanissimo. Si può considerare quasi un artista francese?
No, Amedeo Modigliani ha sempre proclamato la sua italianità. Ad esempio, gli ultimi nudi che ha dipinto sono stati ritenuti dalla critica britannica, in seguito a una mostra fatta in Inghilterra, la versione moderna del Rinascimento italiano. Non ha mai voluto aderire ad alcun movimento artistico di quelli in voga nella sua epoca. In qualche modo si è sempre considerato “unico”.

Da questo romanzo ne trarrà un film?
Il materiale che ho prodotto è vasto e vario, e potrebbe sicuramente dar vita ad un film o una serie televisiva. I personaggi che attraversano la vita del pittore livornese sono talmente straordinari che permettono di allargare la vicenda a tutto il contesto storico e culturale di quegli anni.

©MAPMAGAZINE NED EDIZIONI

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