22 Gennaio, 2020
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Sauro, Cingoli e il passare del tempo scandito dal Pescatore di De André

di MARIANNA LO. SORRENTINO

Sauro Rossi Corinaldi ha una botteguccia tra le prime case di Cingoli, un paesino del maceratese aggrappato sul Monte Circe, denominato non a caso, il balcone delle Marche. Da lì accorre dove c’è da ridare dignità ad una campana, beffata dalla sorte di essere stonata o ad un orologio da torre che invece di segnare il tempo, lo ferma e poi risveglia ingranaggi, batacchi, ceppi e incastellature. Il nome stesso gli ha assegnato un destino che lo fa assomigliare ad un leggendario cavaliere, per cui non poteva che detenere la missione di restituire l’anima delle realtà a cui appartengono, perché da secoli questi preziosi strumenti identificano il volto di migliaia di comunità del nostro paese, sotto ai quali si raccolgono, piangono, aspettano, gioiscono, con i loro rintocchi che rassicurano, chiamano, avvisano, segnano il passo, volente o nolente, del giorno e della notte.

Non c’è un aggettivo per definire il suo lavoro, perché più che un mestiere è un’arte partorita per una fiaba, rara e preziosa come gli oggetti che cura.

Sauro è anche un raffinato suonatore di fisarmonica, di chitarra, di zampogna e il tutto è condito da uno sguardo guizzante e curioso, un sorriso aperto, un’espressività semplice e vivace che lo attestano definitivamente come un personaggio fuori dal tempo.

Poi ha un amore che da bambino chiamava “La voce blu”, un rapimento che l’ha condotto fino ad oggi, ma che a dir suo: “È una fregatura, perché crescere con Fabrizio De Andrè, rende esigenti, quasi presuntuosi, col rischio di perdersi molte cose, perché convinti che non reggano il confronto”. La musica del grande cantautore genovese – di cui ricorrono i 21 anni dalla morte – l’ha plasmato in ogni gesto, restituendo la persona così come è oggi. Per anni ha cercato un modo per rendergli omaggio, fino a quando in un tardo pomeriggio di primavera, nella sua botteguccia, un taglio di sole gli illuminò le mani.

Pensa e ripensa per molto tempo a quel calore di un momento, che evidentemente non colpì solo le mani, ma rappresentò un’indicazione per iniziare a forgiare un’idea, che coinvolse amici, esperti di meccanismi sofisticati, tecnici e appassionati.

E così, da oltre due anni, ogni giorno, sulla facciata della sua botteguccia, si anima “Il carosello dell’ultimo sole”, un’opera dedicata a Fabrizio De Andrè che, al suono di campane intonanti “Il Pescatore”, materializza i due protagonisti “Venne alla spiaggia un assassino (…) e chiese al vecchio dammi il pane (…) gli occhi dischiuse ill vecchio al giorno, non si guardò neppure intorno (…) ma spezzò il pane per chi diceva “ho sete, ho fame”.

Il marchingegno mosso da un sofisticato sistema di ingranaggi è connesso a due singolari orologi posti ai lati: a sinistra il quadrante italico, sistema di lettura delle ore adottato fino all’attuale sistema francese, posto invece a destra della struttura. La magia del carosello rimette in scena il mistero del perdono esattamente 40 minuti prima del tramonto ufficiale di Cingoli, fissato dalla lancetta orizzontale del quadrante dell’orologio italico in corrispondenza del numero I, mentre un settore dorato indica il conteggio alla rovescia della partenza.

Come tutte le belle storie che si rispettano, nei 2 minuti della rappresentazione tutto ha un significato: l’assassino, che dopo aver avuto il pane dal pescatore, avanza con il braccio proteso verso lo spettatore con le vene celeste dei polsi, come per chiedere: “E tu invece, cosa fai per me? Ho ucciso, ma non sai perché. Liberati dal pregiudizio”. Poi i 9 rintocchi dell’Angelus, le pause, la manciata di note de “La Collina” e lo skyline di una metropoli come sfondo. Se volete conoscere anche il senso di tutto questo, andate a trovare Sauro nella sua botteguccia, certamente felice di raccontarvelo, per poi perdervi nei vicoletti del bellissimo borgo di Cingoli, affacciato verso il mondo, nel cuore delle Marche.

©MAPMAGAZINE NED EDIZIONI

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