22 Gennaio, 2020
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Luca Barbareschi: «Chiuderò l’Eliseo per colpa di Franceschini». Ed evoca Orban e Hitler

Una scena di "Il cielo sopra il letto", dal 17 dicembre al Teatro Eliseo. Foto credit Federica Di Benedetto

di PIER PAOLO MOCCI

“Il ministro Franceschini fa chiudere il teatro della capitale. Ma io vengo premiato in Parlamento per il film di Polanski e per l’attività straordinaria dell’Eliseo, il presidente Mattarella mi mette nella consulta per Roma Capitale della Cultura 2030 e mi scrive complimentandosi per la straordinaria attività culturale del Teatro Eliseo. Che succede? Vi allego una poesia straordinaria scritta alla vigilia del delirio di Hitler e della seconda guerra mondiale. Caro Franceschini, chi chiude i teatri prima o poi apre i forni e brucia i libri! Shabbat Shalom. Luca Barbareschi”.

Da ieri alcuni giornalisti e addetti ai lavori del settore cultura – tra i quali il sottoscritto – stanno ricevendo messaggi su Whats App dal produttore Luca Barbareschi sull’imminente chiusura del Teatro Eliseo (di cui è direttore artistico dal 2015) annunciata per fine stagione. Non nuovo ad eclatanti pochade – in questo caso alla vigilia del suo debutto ne Il cielo sopra il letto accanto alla ex moglie Lucrezia Lante della Rovere previsto la prossima settimana – Barbareschi sta inoltrando messaggi a dir poco provocatori a margine di una lettera di supplica rivolta al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini e, per conoscenza, al vicesindaco di Roma Luca Bergamo, con delega all’assessorato alla Cultura, chiedendo loro un salvataggio in extremis.

Il coproduttore del J’Accuse di Polanski, Leone d’Argento a Venezia (titolo italiano L’ufficiale e la spia), denuncia lo stato di abbandono da parte delle istituzioni nei confronti del suo Eliseo implorando l’ennesimo aiuto economico per salvare il posto a decine di lavoratori. Le parole che accompagnano l’allegato in cui viene mostrato come lo spazio in Via Nazionale percepisca “solo” 800 mila euro di contributi a dispetto del milione e passa erogato agli Stabili (ma l’Eliseo non è un Teatro Stabile, il Teatro Stabile di Roma è l’Argentina), sono durissime, eccessive, fuori luogo, addirittura offensive e deprecabili specie nel passaggio – gravissimo – nel quale paragona questa situazione al regime autoritario di Orban o, peggio ancora, alla dittatura di Hitler e all’ascesa del nazismo.

Riportiamo alla lettera le parole, in chat, di Barbareschi, consapevole del fatto che le avremmo riportate sui nostri organi di stampa e comunicazione. “Franceschini non vuole solo la morte dell’Eliseo ma di tutto il teatro italiano, altrimenti si occuperebbe di fare una riforma seria ed equilibrata. Le associazioni sono inesistenti e in malafede: l’Agis è commissariata nel Lazio e Platea è inutile. Io avevo presentato un emendamento che avrebbe aiutato tutti i miei omologhi ma la miopia politica è infinita. Parlano di cultura, ma nessuno la fa”.

Tutto questo venerdì, poi oggi l’ex deputato di Alleanza Nazionale ha rincarato la dose, peggiorando la situazione, evocando Orban e Hitler.

“Il ministro Franceschini fa chiudere il teatro della capitale. Ma io vengo premiato in Parlamento per il film di Polanski e per l’attività straordinaria dell’Eliseo, il presidente Mattarella mi mette nella consulta per Roma Capitale della Cultura 2030 e mi scrive complimentandosi per la straordinaria attività culturale del Teatro Eliseo. Che succede? Vi allego una poesia straordinaria scritta alla vigilia del delirio di Hitler e della seconda guerra mondiale. Caro Franceschini, chi chiude i teatri prima o poi apre i forni e brucia i libri! Shabbat Shalom. Luca Barbareschi”.

E poi segue una poesia di William Butler Yeats, Il secondo Avvento, del 1939, scritta alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale con, alle porte, l’avanzata nazifascista e l’orrore dell’Olocausto.

Giorni fa Barbareschi aveva dichiarato all’agenzia di stampa Adn Kronos: “Sono molto dispiaciuto che la Rai abbia annullato la mia partecipazione nei suoi canali a causa del mio recente rinvio a giudizio per ‘traffico di influenze’. Mi sento vittima di un nuovo episodio di discriminazione, un’altra beffa per chi come me sta cercando disperatamente di mantenere in vita un teatro. Impedirmi di fare la promozione del mio spettacolo sui canali della Rai è un atto di brutale censura. Equivale a condannare chi è in attesa di giudizio prima di una sentenza di innocenza o colpevolezza”.

©MAPMAGAZINE NED EDIZIONI

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