5 Aprile, 2020
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Un giorno di pioggia nel Barocco leccese

di PIER PAOLO MOCCI

La mostra fotografica di Alessandra Cagnazzo, dal 14 dicembre in anteprima in Salento e, dal prossimo anno, a Roma, Milano e altre città. Scatti di vita quotidiana, giochi di luce, panorami mozzafiato, architetture e volti ritratti in modo originale e talvolta pittorico

Si intitola “Lecc’è, impressioni salentine”, la mostra fotografica di Alessandra Cagnazzo al via sabato 14 dicembre presso il Palazzo del Seminario arcivescovile di Piazza Duomo a Lecce, capitale del Barocco italiano. Un percorso espositivo in 20 istantanee ricche di fascino, bellezza e armonia, a firma di un avvocato matrimonialista (o divorzista, come precisa lei) con un innato talento per la fotografia. “Il trionfo del barocco impone una presa di visione del nostro tempo e l’architettura impone la misura della coscienza civica”, racconta Cagnazzo. La mostra è visitabile a Lecce fino a ridosso delle festività natalizie, per poi fare tappa a Roma, Milano e altre città d’Italia nel 2020.

Avvocato, quando nasce la passione per la fotografia?
Non avevo mai preso una macchina fotografica in mano fino a qualche anno fa. Esattamente tre o quattro anni fa, in vacanza in Salento in un posto deserto, una splendida riserva naturale cominciai a scattare con una Canon G1X che avevo portato casualmente con me, e iniziai. Nel giro di pochi giorni era diventata la mia occupazione principale, una sorta di scoperta magnifica, che finalmente aveva dato un impulso inaspettato alle mie sonnolenti giornate. Pensavo di avere un talento per la pittura ma scoprii, in breve tempo, quanto la fotografia potesse ricalcare i medesimi percorsi creativi, sublimandoli verso vie diverse ma non meno soddisfacenti.

Cosa rappresenta per lei?
La fotografia mi aiuta a vivere. Come credo accada con tutte le attività creative, ma preferisco dire, con tutte le passioni.

Cosa ama fotografare, in che modo, perché?
Mi piacciono i giochi di luce, il sole che illumina una parete, le strade deserte, le architetture, le movenze eleganti o buffe di un comune passante. Amo le scene “pulite”, i colori ben definiti, i soggetti protagonisti dello spazio che occupano. Capita molto spesso che questi soggetti siano donne. O coppie… mi incuriosisce la relazione, sarà per deformazione professionale. La intravedo e provo ad inserirla in una scena armoniosa.

Quali scatti ci saranno in mostra a Lecce e se successivamente la mostra farà tappa a Roma e in altre città?
Per “Lecc’è” ho scelto una ventina di scatti che ho realizzato nel corso degli ultimi due anni. C’è molta fotografia di strada. Il barocco leccese illuminato dal sole d’agosto, colori e atmosfere di mare e di terra. La mia terra.

Cosa porta del suo Salento oggi nella sua vita da “emigrata”?
La mia non è esattamente una vita da emigrata. Vivo a Roma da più di vent’anni e prim’ancora avevo vissuto in Toscana, per completare i miei studi. Oggi lavoro fra Roma e Milano, dove ho inaugurato la seconda sede del mio studio legale. Roma è la mia città, mi ha accolta con grande slancio e non potrei mai più allontanarmene. L’ho ritratta in ogni stato e condizione: deserta, illuminata dal primo sole dell’alba, bagnata dalla pioggia, tristemente sporca e trascurata. Ma è sempre Roma. E mi attraversa, mentre la attraverso. Da sola, in silenzio. Nelle ore in cui la città dorme e tutto deve ancora accadere.

E’ un avvocato matrimonialista di successo, quante “fotografie spezzate” le sono passate davanti e che idea si è fatta unendo il suo lavoro e la sua passione delle natura umana. Che fotografia ha di noi?
Il mio lavoro mi porta ad entrare continuamente in un ascolto profondo ed empatico con le persone che assisto. Ho bisogno di capire di cosa hanno bisogno, per poterle aiutare. Le storie che queste persone mi consegnano hanno molto spesso bisogno di essere ingrandite, per poter essere comprese. Così come lo zoom di una macchiina fotografica allunga o riduce le distanze a seconda del bisogno che si ha di inquadrare un dettaglio, un movimento, un’ombra improvvisa. Così, spesso, per capire chi ho davanti a me e cosa posso fare per lui ho bisogno che questa storia, la sua storia, parta da lontano. Da molto più lontano. Dai vissuti familiari di ciascuno, troppo spesso accantonati per spirito di sopravvivenza. Improvvisamente, prepotentemente, vengono alla luce, per spiegarci meglio chi siamo, per darci un’idea più indulgente di noi stessi, delle nostre radici affettive e sovente anche per aiutarci a considerare come “cambiamento” quello che tutto il resto della comunità, troppo spesso, si ostina a chiamare “fallimento”.

La sua mostra arriverà a Roma, Milano e in altre città.
Assolutamente sì, con l’anno nuovo. Ci sto lavorando, vi farò sapere.

©MAPMAGAZINE NED EDIZIONI

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