28 Febbraio, 2020
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Pinocchio, mito intramontabile. Da Manfredi a Walt Disney, fino ai giorni nostri

Le Avventure di Pinocchio di Luigi Comencini

di IRENE GIRONI CARNEVALE

Quel magico e immortale burattino nato alla fine dell’800 dalla penna di Carlo Collodi. Un capolavoro letterario diventato cartone animato per la Disney, personaggio teatrale per Carmelo Bene, d’avanspettacolo per Totò e Anna Magnani, fino al celebre sceneggiato tv firmato Luigi Comencini con Gina Lollobrigida nei panni della Fata Turchina. E con Roberto Benigni nella doppia veste Geppetto-Pinocchio a poco meno di 20 anni di distanza 

Era il 7 luglio 1881: sul primo numero del periodico per l’infanzia “Giornale per i Bambini” (pioniere dei giornali italiani per ragazzi, diretto da Ferdinando Martini), uscì la prima puntata de “Le Avventure di Pinocchio”, con il titolo Storia di un burattino ad opera di Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini. Per l’edizione in volume, Collodi dovette aspettare un paio d’anni, ma, da quel momento e per sempre, Pinocchio e le sue avventure hanno abitato il cuore e la fantasia di milioni di bambini in tutto il mondo, grazie anche alle numerose trasposizioni cinematografiche e televisive. Per la precisione sono state 39, compresa l’ultima fatica di Matteo Garrone dal 19 dicembre nelle sale, con Roberto Benigni nei panni di Geppetto (lo stesso Benigni che nel 2002 diresse e interpretò il suo Pinocchio, scritto insieme a Vincenzo Cerami).

La prima versione cinematografica risale al 1911: un film muto italiano per la regia di Giulio Antamoro, nel ruolo del protagonista il comico franco-italiano Ferdinand Guillaume con un cast composto da tutti attori adulti. Il primo film in cui Pinocchio è interpretato da un bambino è del 1947: il piccolo attore è Alessandro Tommei, la regia di Gianetto Guardone. La vicenda si è prestata a molte rivisitazioni anche nel campo dell’animazione, la versione più celebre è sicuramente quella del 1940 ad opera di Walt Disney. Ci sono stati sceneggiati, mini serie, musical, spettacoli di ogni tipo, con diverse versioni teatrali, radiofoniche, discografiche e televisive dal 1961 al 1999.

Il personaggio del burattino, irresistibile bugiardo, ha sedotto grandi attori, da Carmelo Bene al principe De Curtis. Totò ha interpretato diverse volte il ruolo di Pinocchio nel suo percorso artistico: nella rivista di Michele Galdieri del 1942 era assieme ad Anna Magnani nel ruolo della Fata Turchina e Mario Castellani in quello di Lucignolo; ne vestì i panni anche due anni dopo in “Che ti sei messo in testa”, rappresentata durante l’occupazione tedesca dove, fuori copione, parodiò Hitler, appena scampato ad un attentato e nella rivista “Con un palmo di naso” dove fece una parodia di Mussolini e di Hitler ormai all’ultimo atto del loro potere. Infine, la scena più nota di Totò a colori del 1952, dove rende immortale un’esibizione unica della celebre marionetta.

Nel 1972, un altro grande attore italiano si mette alla prova con la favola di Collodi: Nino Manfredi è Geppetto nella versione televisiva di Luigi Comencini, con Andrea Balestri protagonista e una strepitosa Gina Lollobrigida nei cerulei panni della Fata Turchina. In quello stesso anno nasce una serie d’animazione giapponese legata a Pinocchio.

Anche la musica ha attinto alle avventure del bambino di legno, uno su tutti Edoardo Bennato con il suo splendido “Burattino senza fili”, l’album più venduto del 1977. Qual è la chiave del successo ininterrotto della storia di Pinocchio? Non è semplice da spiegare. Nata come una favola per bambini, in realtà, tanto per piccini non è, se la si analizza a fondo. è una vicenda popolata da una spettacolare girandola di personaggi uguali e contrari che, interagendo, generano situazioni che ognuno può interpretare a suo modo.

Un universo in cui l’unico personaggio femminile è il solo in grado di cambiare la storia, di elargire premi e castighi, di decidere il destino finale del protagonista che verrà premiato in nome dell’amore che è capace di provare. Una metamorfosi che necessita di un lungo viaggio attraverso un mondo infido e pieno di pericoli, dove l’ingenuo Pinocchio cerca di districarsi con la furbizia e un pizzico di cattiveria, armi tipiche dell’infanzia e nel quale si scontra con paure e delusioni, partenze e ritorni fino a raggiungere la meta che era esattamente nel luogo in cui tutto ha avuto inizio. Questa è la meraviglia della favola, la capacità di attraversare mille scenari, di trasportare dagli abissi alle vette, dimostrando che l’impossibile non esiste, che se sappiamo vedere con gli occhi della fantasia possiamo essere quello che vogliamo, vincere ogni guerra, realizzare ogni nostro sogno, proprio come recita la canzone “Una stella cade”, dalla colonna sonora del cartoon di Walt Disney.

©MAPMAGAZINE NED EDIZIONI

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