29 Maggio, 2020
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Liberi Tutti “alla Boris” nel Sardina-Day, con Tirabassi ma senza Mattia Torre

Tirabassi Torre Vendruscolo e Ciarrapico sul set di "Boris"

di PIER PAOLO MOCCI

Ci sono almeno quattro cose che si intrecciano, si sfiorano e si toccano in Liberi Tutti, la prima serie originale di RaiPlay online sulla piattaforma on demand della Rai da sabato 14 dicembre. La prima è del tutto casuale e anche un po’ pretestuosa, o forse no. E cioè che combacia con la giornata dell’orgoglio e della protesta delle Sardine romane.

La seconda è che sarà bello vedere sugli schermi dei nostri tablet (smartphone, smart tv o pc), Giorgio Tirabassi, ristabilitosi dopo l’infarto che lo ha colpito nelle scorse settimane, qui nei panni del protagonista, un avvocato cinico e senza scrupoli agli arresti domiciliari, alle prese con un mondo di personaggi bizzarri, “alla Boris” (terza ragione), con i quali avrà a che fare.

Ma la notizia vera, il quarto motivo di cui sopra, è che Liberi Tutti segna soprattutto l’assenza di una firma importante, pesante e insostituibile: quella di Mattia Torre, lo sceneggiatore geniale e sopraffino scomparso prematuramente lo scorso luglio dopo una lunga malattia. Manca infatti il suo nome nel trittico, diventato ora un duo, alla guida della serie, scritta e diretta da Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo, ovvero due dei tre ideatori di Boris. Dei tre, per loro stessa ammissione, Torre era – se non il migliore – il più tagliente e arguto, specie in fase di scrittura, con Ciarrapico più abile alla regia e Vendruscolo da raccordo, a fare da trait d’union.

Un’alchimia professionale e un’amicizia perfette, spezzate via tragicamente, nell’incredulità di tutti. È ancora vivo, palpabile, presente il ricordo di quel pomeriggio del 26 luglio all’Ambra Jovinelli. Un venerdì deserto che sembrava l’Estate Romana di Matteo Garrone per celebrare il funerale laico di Mattia, uno spettacolo purtroppo meraviglioso per le cose dette e lette dai tantissimi amici attori sul palco, all’interno di un clima rarefatto, afoso, fermo, surreale, senza un filo d’aria che scorresse, quasi a simboleggiare un dolore vero, sommesso e partecipato come appunto una grande manifestazione di Sardine (alla quale, molto probabilmente, Mattia avrebbe partecipato, sicuramente guardato con affetto).

“Ne sentiremo la mancanza”, fu una delle tante cose ripetute sul palcoscenico di via Guglielmo Pepe, mentre Mastandrea dava il cambio a Paolo Sorrentino tra lacrime e sorrisi dei vari Corrado Guzzanti, Serena Dandini, Francesco Pannofino, Andrea Sartoretti e tantissimi altri, tutti colmi di commozione. “Ne sentiremo la mancanza”, è stato il motto comune di quel pomeriggio che ha unito i tanti ricordi privati e professionali del geniale e straordinario autore di Migliore, In mezzo al mare, La linea verticale e tanti racconti formidabili come Figli (diventato un film con Mastandrea e Cortellesi, diretto da Giuseppe Bonito, presto al cinema), Gola e Colpa di un altro. Ne sentiremo la mancanza, probabilmente – e forse sicuramente – già da questo Liberi Tutti che, in qualche modo è a lui dedicato, alla cui scrittura non ha potuto partecipare per via delle cure e del tumore.    

Liberi Tutti è una coproduzione Rai Fiction – Italian International Film, prodotta da Fulvio e Paola Lucisano, ed è la prima serie originale di RaiPlay: 12 episodi da 30 minuti da poter vedere anche tutti insieme tipo maratona, che vedono nel cast, oltre a Tirabassi, Anita Caprioli, Thomas Trabacchi, Valeria Bilello, Caterina Guzzanti, Massimo De Lorenzo, Ugo Dighero, Luca Amorosino, Carlo De Ruggieri, Andrea Roncato, Giordano De Plano, Rosanna Gentili, Lino Musella e Ludovica Martino. La vicenda racconta lo scontro tra due concezioni di vita: quella che tiene conto solo delle necessità egoistiche e concepisce l’esistenza come una guerra di tutti contro tutti e l’altra, di cui è incarnazione tutto il condominio dove il protagonista è costretto a vivere agli arresti domiciliari, che invece si oppone decisamente a questa visione del mondo e la considera la strada maestra verso il baratro. Un po’ come, forse, il movimento delle Sardine vorrà fare.

©MAPMAGAZINE NED EDIZIONI

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