14 Dicembre, 2019
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Scuola, la repressione autoritaria del Registro Elettronico: è il nostro figlicidio

di PIER PAOLO MOCCI

Il mito di Crono, raccontato da Esiodo nella Teogonia, narra della divinità pre-olimpica figlia di Gaia (Terra) e Urano (Cielo) e della sua furia contro i figli avuti da Rea. Questo tragico epilogo nasce dalla necessità di voler rendere vana la profezia che lo stesso Crono aveva ricevuto. Gaia e Urano, infatti, avevano avvertito Crono del suo futuro e di come uno dei suoi figli lo avrebbe detronizzato ed egli avrebbe perciò dovuto cedergli il comando. Conseguenza di ciò fu che i figli Istia, Demetra, Era, Ade ed Enossigeo vennero divorati dal proprio padre. Stessa sorte sarebbe dovuta capitare a Zeus, suo ultimo figlio, ma la moglie Rea, contrariata da tale comportamento, nascose Zeus a Crono e gli porse, invece, una pietra avvolta in fasce. Crono cadde nel tranello e perciò inghiottì tale roccia. Tempo dopo, Zeus, cresciuto forte fra i pastori dell’Ida, vendicò i suoi fratelli avvelenando il proprio padre, il quale si ritrovò a vomitare i propri figli. Uniti in battaglia, Ade e Zeus sconfissero Crono e i Titani, suoi alleati, in una guerra che stabilì quanto la profezia aveva già anticipato: Crono fu detronizzato da Zeus, che governerà l’Olimpo e tutti gli dèi.

Poveri ragazzi, ai tempi nostri era diverso. La Scuola si è rinnovata e nella maggior parte dei casi in meglio. Ma io mi metto sempre dalla parte dei più deboli e nonostante sia un genitore mi sento ancora uno di loro, uno studente svogliato all’ultimo banco in fondo a destra. Osservando mio figlio grande e la società che ci circonda cerco di capire sull’incidenza nel tempo di certe nostre scelte, provvedimenti presi a nostro insindacabile giudizio su di loro senza riflettere sulle conseguenze.

Mi riferisco al Registro Elettronico, uno strumento probabilmente necessario ma non indispensabile, quasi un braccialetto antievasione per controllare i detenuti in libertà vigilata.

Scusate il paragone un po’ forte, ma con il Registro Elettronico sappiamo tutto dei nostri figli in tempo reale, con grande felicità per la maggior parte di noi genitori, senza pensare che questo controllo costringerà i ragazzi ad uno stress da primato, ad essere sempre impeccabili, presenti, puntuali, in ordine. Non potranno mai “fare sega” (assentarsi da scuola, bigiare), né dire una sana bugia assolutamente lecita (se non doverosa) vista la loro età. Non potranno mai presentarsi spavaldamente impreparati di fronte alla prof. di Matematica perché, noi genitori, gli avremmo impedito di andare senza compiti fatti. Non potranno usare scuse, nonne morte e zie malate per giusta causa dovranno resuscitare immediatamente continuando a godere di ottima salute.

Io sono assolutamente contrario. Perché tutto questo, a me genitore, cambia poco e non aggiunge nulla. Mi fa stare indubbiamente più tranquillo ma a scapito della salute mentale di mio figlio. Quindi ne prendo le distanze anche se ormai è tutto lì, a portata di click, con le nostre password pronti a spiarli. Come se, quando eravamo ragazzi noi, i nostri genitori ci avessero controllato il nostro di diario. 

A cosa serve tutto questo? Delle cose positive ne sappiamo già: abbiamo un quadro della situazione costante e aggiornato. Ma ci serve davvero saperlo, non bastano i colloqui con gli insegnanti e la pagella ogni tre o quattro mesi? Così non diamo valore alla parola e alla fiducia verso nostro figlio, cosa ha fatto non è importante, c’è tutto scritto nel Registro Elettronico.  

E così lui non conosce e non conoscerà quel sentimento dovuto al mistero dato dalla distanza, quella paura di essere scoperti o di farla franca. Perché anche saper copiare o “smaltire” per una interrogazione sfumata per un pelo è roba che ti fa le ossa. Necessaria. Quella sensazione di malessere nel dover finire due pagine di Storia tra un’ora e l’altra, magari saltando Ginnastica per un presunto problema all’adduttore. Ecco non potrà farlo. Che poi Ginnastica adesso si chiama Motoria… ma per favore.

Con il Registro Elettronico sappiamo in tempo reale le assenze, i compiti da fare, le interrogazioni avvenute nello stesso giorno e se il giorno dopo c’è la verifica. Per non parlare dell’aberrazione dei voti: 7,6 oppure 6,2. Ridicolo! Tutto ciò mi sembra francamente ingiusto per dei ragazzi che hanno il dovere di sbagliare, di essere spregiudicati, arroganti, anche un po’ impertinenti. Saranno loro stessi ad imparare dai loro errori, così come abbiamo fatto noi.

La verità è che tutto ciò serve a noi, a farci sentire più al sicuro, “sereni”, a proteggerci a loro discapito, di certo non a proteggerli. Noi carnefici delle mancate delusioni dei nostri figli. Che stupidi che siamo!

Mi sembra una delle tante cose, dei tempi moderni, dove il Vecchio Mondo cerca di stare al passo col Nuovo usando maldestramente gli stessi strumenti ma non per parlare la stessa lingua ma per provare a raggiungere e fermare chi, potenzialmente, potrebbe essere migliore di noi, in un sadico gioco voyeuristico e “figlicida”. Non ci sono così più regole da infrangere: la Scuola tornerà ad essere “una palla, una merda, due coglioni”, senza quell’aurea di distanza che crea invece enorme responsabilità in loro.

C’era davvero questa necessità di creare tanti soldatini tutti mediamente bravi e preparati? A mio avviso no. Ma chi fa le regole spesso non ne è all’altezza e combina disastri con effetti nel tempo sui quali nessuno potrà poi dire nulla e obiettare, rivendicandone le colpe, caduti nella prescrizione di un’adolescenza talmente complessa. E’ un provvedimento che forse uno come Pasolini avrebbe definito reazionario e piccolo-borghese. E che, proseguo io, potrebbe avere – alla lunga – conseguenze psicologiche devastanti sui nostri figli, ipercontrollati e iperprotetti, costretti ad essere sempre sul pezzo, sempre giusti e migliori di se stessi.

Ai tempi nostri avevi un trimestre o quadrimestre per fartela sotto, per cavartela da solo, e se avevi fatto qualche sciocchezza ti beccavi la “pippa” tutta insieme, molto più efficace di piccoli e inascoltati rimproveri. Stiamo sottraendo ai nostri figli la cazziata colossale che faceva tremare le pareti facendoti sentire una nullità e, quindi, facendoti del bene davvero. Siamo colpevoli, abbiamo già fallito con questa mania di persecuzione. Lasciamoli sbagliare. Mio fratello è stato bocciato in Quarta Ginnasio e ora è uno degli architetti più forti che ci sono; il mio amico del cuore disegnava sui banchi mostri mentre i prof spiegavano Dante e ora espone a Dubai, con i suoi quadri che valgono decine di migliaia di euro. Eppure ci siamo inventati questa cosa del Registro Elettronico, questa telecamera addosso tipo Grande Fratello per uccidere psicologicamente i nostri figli osservandoli dai monitor come fossero in un Truman Show. 

Pensiamo davvero che la loro salute mentale in questo modo sarà protetta? Io penso di no, perché alla salute ci pensiamo spesso ma a quella mentale quasi mai. Dobbiamo occuparci delle cose più immediate, della piscina per le spalle larghe o la danza per il portamento, i jeans nuovi da comprare e quelli vecchi da passare al fratellino più piccolo (e compriamo dei jeans nuovi anche a quello più piccolo, cavolo, che ci dobbiamo sempre prendere gli avanzi noi fratelli minori…!!).

In conclusione. Credo che i nostri figli si drogheranno molto più di noi per sopportare tutto questo stress psicologico. Una pressione enorme della quale, è evidente, non abbiamo alcuna accortezza. Peccato, perché usando bene tutte queste tecnologie che hanno a disposizione, i nostri figli potrebbero diventare molto migliori di noi. Ma più o meno inconsciamente abbiamo deciso di farli fuori.

©MAPMAGAZINE NED EDIZIONI

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