14 Dicembre, 2019
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IL CINEMA IN SALA Luogo di memoria e amore, il Cinemino di Milano

Alessandro Borghi al Cinemino (foto credit Marco Maria Marcolini)

di VALERIA SCAFETTA

Tornare ad usi e funzioni del passato per garantire il presente e rilanciare il futuro delle sale cinematografiche. Il segreto della resistenza di alcuni cinema storici e di coloro che provano a riaprire, non sta in un’assurda concorrenza con le multisala, ma nella creazione di spazi di condivisione, di conoscenza e di accoglienza dedicati alla nobile arte. Il Palma di Trevignano Romano, il Modernissimo a Napoli, il Farnese a Roma, il Cinemino di Milano e decine di altri, raccontano una storia che racchiude una dedica d’amore, costante e contagiosa, per il cinema.

Iniziamo il nostro viaggio dal piccolo bellissimo gioiello meneghino, amato da Borghi e Mastandrea. “Ci facciamo un cinemino?”. è una frase che i milanesi dicono spesso, a dare il nome alla sala da 75 posti, aperta, dal febbraio 2018, in via Seneca, nel centro del capoluogo lombardo. In un ex showroom, senza poter contare su finanziamenti pubblici e investitori privati, ma solo su risorse personali, nove amanti dell’arte cinematografica e di Milano, hanno realizzato il loro sogno.
Luogo d’incontro e spazio creativo per far nascere nuovi progetti, ha una programmazione trasversale: film italiani, con preferenza per la produzione milanese, e titoli stranieri in lingua originale con sottotitoli, proposti in multiprogrammazione e indirizzati a pubblici differenti (in base alle fasce orarie e ai giorni della settimana).

I pomeriggi a target bambini e ragazzi si alternano alle serate dedicate agli incontri con autori, documentari, rassegne, maratone e cortometraggi,tra un caffè e un bicchiere di vino, una birra artigianale e uno spuntino. Il Bar del Cinemino segue la programmazione con proposte a tema, diventando anch’esso un luogo di scambio e confronto sui temi del cinema. Frutto della determinazione dei suoi fondatori, il Cinemino vive anche grazie ai suoi sostenitori che, attraverso la piattaforma di crowdfunding Starteed, hanno consentito l’acquisto di attrezzature necessarie all’apertura del circolo: proiettore, schermo, impianto audio, lavori di insonorizzazione, poltrone, moquette e costruzione della cabina di proiezione. Tra questi, l’attore e regista Valerio Mastandrea, che ha dedicato una delle 75 poltrone della sala all’amico e maestro Claudio Caligari “da parte di tutta la sua banda”.

Entrare in sala vuol dire percorrere anche questa memoria affettiva: c’è la dedica commovente di Giovanna Calvenzi al marito e grande fotografo milanese Gabriele Basilico; quella di MaGa Production a Rossella Rosa, comparsa di Cinecittà, e quella degli studenti del Cineforum Bocconi al loro compianto Prof. Sandro Roventi. 30 poltrone su 75 portano una dedica: non mancano nonni e nipoti, genitori e figli, mariti e mogli (e viceversa). Un sostegno popolare che non è mancato nemmeno quando, ad ottobre del 2018, il cinema ha dovuto chiudere un periodo per problemi di sicurezza. Uno stop che ha dimostrato ancora di più l’attaccamento della città alla sala, a partire dall’interesse mostrato dal sindaco Beppe Sala. #iostocolcinemino era l’hashtag creato per la campagna. Finché lo scorso 14 febbraio, data scelta in maniera non casuale per ricambiare l’amore ricevuto, le proiezioni sono riprese. Sono stati effettuati tutti i lavori necessari e stabilita l’esclusiva volontarietà del lavoro di coloro che sono coinvolti. Il Cinemino è aperto tutti i giorni, gestito dall’associazione SeiSeneca, l’ingresso in sala è riservato ai soci. Per associarsi basta richiedere la tessera 2019, compilando il modulo online su www.ilcinemino.it.

©MAPMAGAZINE NED EDIZIONI

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