14 Dicembre, 2019
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IL CINEMA IN SALA I documentari, un’opportunità per tutto il settore

Marco Spagnoli

di GABRIELE SPILA

Intervista al giornalista e regista Marco Spagnoli:  “Bisogna rinnovare e diversificare le storie con progetti di grande impatto internazionale su temi che vadano dal sociale all’entertainment”

Penna instancabile del giornalismo cinematografico, Marco Spagnoli è da sempre un “aficionado” del documentario, tanto da passare (nel 2009 con il suo esordio, Hollywood sul Tevere) dietro la macchina da presa per vestire i panni del regista. In questi dieci anni ha continuato a confezionare opere a tutto campo. Fino all’ultima fatica, il docufilm Cecchi Gori – una famiglia italiana, co-diretto con Simone Isola. Lo abbiamo incontrato alla Festa del Cinema di Roma nelle vesti di curatore dell’appuntamento “Italians Doc It Better”, showcase istituzionale del documentario italiano e sezione del MIA – Mercato Internazionale Audiovisivo. Un evento che ha visto come protagonisti una selezione dei documentari italiani più interessanti prodotti nell’ultimo anno. Tra questi La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco (premio speciale della giuria a Venezia); il toccante Aldo Moro – Il Professore di Francesco Miccichè; il generazionale Bellissime di Elisa Amoruso (la stessa regista del “film evento” Chiara Ferragni, Unposted); Selfie di Agostino Ferrente, ambientato nei bassifondi di una Napoli problematica; Emanuela Orlandi di Claudio Pisano, viaggio in uno dei casi più clamorosi di sempre della cronaca italiana; Il pianeta in mare del bravissimo Andrea Segre, cartolina romantica dedicata al sogno industriale che toccò Venezia all’inizio del Novecento.

Spagnoli, ci parli dei documentari presentati quest’anno a “Italians Doc It Better” e del criterio scelto per la selezione.
Lavorando da tanto tempo con gli Studios hollywoodiani, ho imparato che, se è una cosa è bella, bisogna farla vedere. Così abbiamo inventato uno showcase per quelli che riteniamo i migliori documentari dell’anno. Il criterio è quello della qualità e della novità, chiedendo ai registi e ai produttori di presentarlo in inglese a tutti i principali player dell’industria internazionale del documentario. E, dai commenti ricevuti, siamo davvero orgogliosi del risultato.

Il documentario sta finalmente prendendo sempre più piede nella programmazione delle sale. Un giusto riconoscimento per opere spesso premiate nei festival più prestigiosi.
Assolutamente sì: oggi il pubblico, dopo anni di “reality show” e dopo tanti documentari di grande successo a livello italiano ed internazionale, ha voglia di vedere questi film. Sarebbe bello se ci fossero esercenti illuminati che sviluppassero la consuetudine di destinare una sala dei loro multiplex alla programmazione di documentari.

Come valuta, ad oggi, il livello delle opere italiane all’interno di questo genere?
Benissimo sul piano qualitativo e ideativo. Il problema, semmai, è dal punto di vista economico: se un documentario internazionale costa in media intorno ai 500 mila euro, in Italia non arriviamo alla metà. E questo è un gap palpabile da molti punti di vista. Inoltre, abbiamo bisogno di rinnovare e diversificare le storie con progetti di grande impatto internazionale su temi che vadano dal sociale all’entertainment.

La sua ultima fatica è Cecchi Gori – una famiglia italiana presentato alla Festa del Cinema di Roma. Come è nata l’idea e come è stata l’esperienza sul set?
L’idea è del regista Simone Isola e del produttore Giuseppe Lepore che mi hanno voluto coinvolgere in questo straordinario progetto. Un’esperienza unica che si è tradotta in un documentario complesso ed emozionante, anche per il ritrovamento di 8000 foto perdute, il coinvolgimento di mostri sacri del cinema italiano come Verdone, Tornatore, Benigni e tanti altri, nonché il ripercorrere una storia altrimenti dimenticata del nostro cinema, rimossa chirurgicamente dall’immaginario collettivo, per una “damnatio memoriae” immeritata, di quella che è stata la più grande società di produzione e distribuzione italiana.

©MAPMAGAZINE NED EDIZIONI

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