14 Dicembre, 2019
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Mario Sesti: «Sono pronto per la regia cinematografica»

Mario Sesti (credit foto Giampiero Rinaldi)

di PIER PAOLO MOCCI

 

Intervista al giornalista, critico e selezionatore della Festa del Cinema di Roma, autore del documentario Bertolucci. No End Travelling presentato allo scorso Festival di Cannes e ora in onda dal 26 novembre su Sky Arte. «Dopo tanti docufilm è arrivato il momento di passare alla “fiction”, sto valutando dei progetti. Se la cosa dovesse accadere, e probabilmente accadrà, sarà tutto merito di Bernardo…»

 

Giornalista, critico cinematografico, studioso ed esperto di cinema, docente, scrittore, selezionatore della Festa del Cinema di Roma, e regista. Per ora “solo” di documentari, ma in futuro non è affatto escluso – per sua stessa ammissione – l’esordio nel cinema di finzione. Mario Sesti è anche un amico di “MapMagazine”, fu lui prima di tutti a crederci e a sostenere “Map” quando ancora era una mappa tascabile, nel febbraio del 2016, facendogli muovere i primi passi. Nella sua carriera di scrittore e saggista c’è anche un libro edito da noi, “Pasolini – Il Cinema in 20 Tavole” (NED Edizioni, 2016) che ci è valsa una stima reciproca di cui siamo molto grati e orgogliosi. Dopo aver contribuito in maniera determinante alla realizzazione della quattordicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, dopo il passaggio a Venezia del suo ultimo documentario Mondo sexy, Sky Arte manda in onda il 26 novembre in prima serata (e poi disponibile on-demand e su NowTv) il suo docufilm Bertolucci: No End Travelling, presentato allo scorso Festival di Cannes.

Sesti, il suo documentario su Bertolucci ha per lei un significato particolare.
Ce l’ha sicuramente sul piano emotivo ed esistenziale nel senso che, come racconta il filmato, Bernardo ed io abbiamo iniziato la nostra frequentazione all’inizio degli anni 90 ai tempi della mia attività giornalistica per “l’Espresso”. Poi, quando è nata la Festa del Cinema, abbiamo fatto tante cose insieme, raccontate nel documentario, come per esempio l’incontro con Marco Bellocchio, o quello con Patti Smith o la masterclass su Novecento. Insomma, c’erano tantissime ragioni che facevano sì che, tra me e Bertolucci, ci fosse un vissuto condiviso. Ma non voglio dare l’impressione che fosse una cosa esclusiva: era abbastanza facile diventare amici di Bernardo se si condivideva quella che era una passione totalitaria e anche un po’ infantile nei confronti del grande schermo. Una volta stabilito questo gesto di intesa si poteva condividere con lui tantissimo, a partire naturalmente dalla sua intelligenza, dalla sua sensibilità e anche dalla sua straordinaria biografia.

Conoscendolo così da vicino cosa ha scoperto del suo cinema che magari aveva solo intuito o che magari non aveva notato?
Bernardo in questi anni di frequentazione è stato una miniera. Mi ricordo l’emozione con la quale mi raccontò il suo primo incontro con Coppola, anche questo presente in No End Travelling. Era a casa di Zeffirelli e Coppola, che aveva visto Il Conformista e lo amava alla follia ma non sapeva una parola di italiano, per entrare in contatto con lui, fischiettò la canzone dei titoli di coda. Oppure le infinite citazioni che mi ha svelato del suo cinema, che in alcuni casi conservo segretamente con l’illusione che l’abbia dette solo a me, ma naturalmente non è così.

Parta con gli esempi.
Sempre ne Il Conformista c’è una scena in cui lui mi ha detto di aver preso delle cose da un film di Kurosawa che io amo tantissimo, La Fortezza Nascosta. Il documentario di cui stiamo parlando è strapieno di questi aneddoti. Come quella volta in cui incontrò per la prima volta il suo mito, Jean-Luc Godard e per l’emozione ebbe un conato e rigettò davanti a lui il pranzo. Incontravo Bertolucci e mi portavo via una bisaccia piena di idee fortissime. Ho appena fatto una retrospettiva su Ophüls, ad esempio, e la prima volta che ne ho sentito parlare con tanto trasporto fu naturalmente da Bernardo.

Non è sbagliato allora dire che Bertolucci ha ispirato e instradato la sua carriera da regista.
È così. Dopo questo film di cui stiamo parlando ne ho fatto un altro che è andato a Venezia, di genere completamente diverso, Mondo Sexy, sui film sugli spogliarelli e lì ho usato un’idea che Bernardo mi ha ripetuto più volte e cioè che la forza del cinema è anche dovuta al fatto che, indipendentemente dal tuo sguardo, dalla tua intelligenza, dalla tua abilità, dalla tua cultura, dalla personalità dell’autore, avviene una magia data dalla pellicola, dotata di una sua “sensibilità” di gran lunga maggiore di quella che ognuno possa immaginare. Anche in quei film sugli spogliarelli, che sono film lontani anni luce da un cinema di qualità come quello di Bertolucci, a volte la pellicola riesce a registrare qualcosa che è più interessante delle idee di coloro che li hanno ideati e girati. Una forza che ha il cinema, sin dai tempi dei Lumière, di catturare un dettaglio, un particolare, un momento che non si ripeterà più in quella maniera. Ecco, ho capito che un grande regista è colui che sa trasformare quel dettaglio, che poi è una verità, in racconto, in romanzo, in struttura.

Tra tanti grandi film diretti dal maestro si può dire che Novecento sia stato, forse perché parlava anche della sua terra, il suo capolavoro?
Assolutamente sì. Il mio documentario si apre proprio con Novecento e dall’incontro con Gerard Depardieu di qualche anno fa, esattamente per la prima edizione della Festa del Cinema. In quel caso usammo delle inquadrature che erano dei tagli non utilizzati nel montaggio finale del film. C’era un taglio molto bello, un carrello infinito, un lunghissimo piano sequenza di un treno sulla ferrovia ripreso frontalmente. Dopo l’incontro volevo restituirgli quell’inquadratura usata per l’evento e Bernardo disse “Te la regalo”. Il cinema inizia con il treno dei Lumière e Bertolucci mi disse “Ti regalo l’inizio del cinema”. Quindi il documentario inizia con una cosa di Novecento che in quel film non c’è. È un’opera che, oltre ad avere segnato lui, ha segnato in qualche modo anche me.

Partecipare a Cannes è un prestigio riservato a pochi.
Bernardo è stato particolarmente generoso raccontando cose che non aveva mai detto. Sua moglie mi ha detto che ha rivelato in questo mio docufilm cose che neanche lei sapeva. No End Travelling è piaciuto tantissimo sia a Gérald Duchaussoy, che cura Cannes Classic, e soprattutto a Thierry Frémaux che è il direttore del Festival di Cannes che lo ha scelto per la sua anteprima mondiale sulla Croisette. Adesso lo sto portando un po’ in giro, in Corea, a Cracovia, in Colombia. E sono ovviamente grato anche a Roberto Pisoni, direttore di Sky Arte per averlo preso e inserito nel suo palinsesto.

Progetti da regista, magari il “grande salto” nel cinema di finzione?
Questi due film, Bertolucci e Mondo Sexy, segnano un’annata che penso sia irripetibile perché nello stesso anno ho avuto un film a Cannes e uno a Venezia e mai avrei pensato che mi sarebbe toccata un’opportunità del genere. Mi sono arrivate diverse proposte, mi arriva anche qualcosa di fiction, non so se sono all’altezza nel senso che secondo me fare film documentari, che ormai sono più di dieci, è un po’ come giocare a calcetto e passare ad un torneo di calcio. Credo che siano veramente due cose diverse. Ma se capita qualcosa per cui vale la pena rischiare, non è escluso.

Il documentarismo, soprattutto quello biografico, sembra godere di ottima salute.
I documentari sono relativamente facili da produrre, quello che costa è il repertorio, cioè i diritti dei film. Il mio docufilm sugli spogliarelli è nato dal fatto che c’era un produttore che mi ha detto “Ho tredici film degli inizi degli anni 60 sugli spogliarelli”, un genere che ha avuto una fiammata tra il ‘60 e il ‘64 e poi non si sono più fatti. Lui voleva venderli ma io li ho voluti vedere e lì mi è venuta l’idea di farne un documentario. Avrei potuto scrivere un libro, ma fare un documentario oggi dà più soddisfazioni e mi sembra più in sintonia rispetto all’epoca che viviamo, fatta di immagini. La saggistica è una sezione rispettabilissima dell’editoria ma è stanca e molto contratta.

© MAPMAGAZINE NED EDIZIONI

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