14 Dicembre, 2019
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Er Pecetto e i luoghi pasoliniani dove nacquero Ragazzi di Vita e Accattone

Pasolini con sua mamma Susanna, in una delle tante foto d'archivio presenti nella bottega museo di Parrello

di MAURO MATTA

Figlio di un calzolaio (da cui il soprannome), Silvio Parrello racconta il suo rapporto con Pasolini: «Venne da mio padre per riparare un paio di scarpini, amava giocare a calcio. Era generoso e gentile». Viaggio nella Roma di Pier Paolo e, in particolare, nel piccolo museo di Monteverde, nelle vie dove visse il poeta e regista nel suo primo soggiorno romano, vicino di casa dei fratelli Bernardo e Giuseppe Bertolucci e professore al liceo di Vincenzo Cerami 

“Io sono una forza del passato, solo nella tradizione è il mio amore”. Così ha inizio la mia ricerca sulla storia di Pasolini in giro per Roma. Da anni mi dedico alla fotografia, alla ricerca di graffiti e street art. Amo ammirare i lavori di artisti che lasciano segni di storia nei quartieri. Adesso è la volta di Pier Paolo Pasolini, la ricerca dei suoi luoghi dove ha vissuto negli anni 50 e da cui sono nati i suoi romanzi romani e i suoi primi due film, Accattone e Mamma Roma. Prima di andare nella sua Monteverde, dove visse con sua madre in Via Fonteiana, faccio un giro largo che parte da Torpignattara, dove campeggia una sua immagine fuori il cinema Impero disegnata dall’artista David Diav’ Vacchiato.

Poco più avanti, zona Pigneto, un noto pittore di nome Nicola Verlato ha realizzato una spettacolare opera tra pittura, scultura e architettura raffigurante la vita di Pasolini rappresentata in vari riquadri e immagini. Il mio viaggio continua in direzione Ostia, dove trovo sempre un dipinto di Nicola Verlato sull’ultima “scena” di Pasolini, proprio all’idroscalo dove fu trovato morto il 2 novembre del 1975. Lì c’è la stele di Mario Rosati, altro personaggio legato all’arte e al nome di Pasolini, colui che la notte del decesso prese un bastone e lo pitturò di rosso, rosso sangue, e lo piantò sul luogo del delitto.

La tappa forse più importante mi aspetta a Monteverde dove, in via Federico Ozanam mi attendono poster, libri, scritti, cimeli legati e raffiguranti Pier Paolo, e alcuni oggetti appartenuti proprio a lui. Preparo la macchina fotografica ed inizio a scattare, e tra immagini e citazioni, la mia visione cambia: inizio a vedere tutto in bianco e nero, poi tutto inizia a prendere forma, e quel signore che mi fa da Cicerone, col suo racconto mi aiuta ad entrare in un mondo magnifico, lontano, arcaico, ma che sembra vivo e presente ai miei occhi. “Sei nel posto giusto, mi chiamo Silvio Parrello detto “Er Pecetto”, ho conosciuto personalmente Pasolini…”. Mi invita ad entrare nella sua bottega dove lavora come pittore e poeta, e dove tiene tutta la storia di chi – insieme a Fellini e Flaiano – ha forse raccontato Roma meglio di tutti. È un piccolo museo “non autorizzato” nel cuore di Monteverde e, ovunque mi giri, immagini, foto, ritagli di giornale parlano di Pier Paolo. È così evidente che tra questa gente, dar Pecetto e i suoi amici, in quegli anni 50 della ricostruzione tra le periferie, la povertà e le borgate senza grandi speranze, siano nati “Ragazzi di Vita”, “Una vita violenta”, e poi appunto i film intrisi di quel realismo poetico, i capolavori Accattone e Mamma Roma (senza dimenticare La commare secca di Bertolucci, di cui Pasolini era amico e assistente, e le influenze di scrittori e autori come Vincenzo Cerami e Sergio Citti).

Parrello racconta ed io passo un pomeriggio intero ad ascoltarlo, affascinato dai suoi ricordi, tutto nitido come se fossero passati pochi giorni. “Perché ti chiami Er Pecetto?” Gli faccio io. “Perché sono figlio di un calzolaio”. Silvio Parrello lavora in questa bottega come pittore e poeta ma, per tutti gli avventori, mantiene viva un’importante documentazione sulla vita del suo amico, forse il più importante intellettuale italiano di tutti i tempi. “Fu mio padre a conoscerlo prima di me – racconta Silvio – Pasolini venne a farsi riparare una sua scarpa scucita dopo una partita a calcio. Amava il calcio, giocava sempre a pallone: non era alto nemmeno un metro e settanta e non credo arrivasse a pesare 60 chili ma aveva una grande forza, sapeva anche boxare. “Era molto generoso e buono. Un giorno incontrò mia madre e gli regalò 10 mila lire”. Oppure mi racconta di quando parcheggiava la sua 600 lasciando gli sportelli aperti con gli spicci sul cruscotto sapendo che i ragazzi sarebbero andati a prenderli.

Ci sono anche le foto di Dino Pedriali alla bottega der Pecetto, fu lui il suo ultimo storico fotografo che lo immortalò prima dell’omicidio ai danni del poeta. Prima che me ne vada Silvio mi legge dei versi di Pasolini a cui tiene molto: “Nessuno sa dei Ragazzi di Vita, che anima allegra e leggera avevano, essi erano cinici, troppo esperti, pronti a tutto. Ma bastava una maglietta e un paio di scarpini perché si scoprisse che anche il bullo tremava. Roma non sarebbe così bella se non ci fossero stati quei ragazzi: precoci, sensuali, aridi, belli, maleducati, spiritosi. Padroni che dettavano legge con l’autorità della gioventù, della bellezza e dell’incoscienza”.

©MAPMAGAZINE NED EDIZIONI

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