14 Dicembre, 2019
3 visualizzazioni

Mio papà Woody Allen, anzi no Oreste Lionello

di VIVIANNA MANCINI LIONELLO

 

Dal 28 novembre arriva nelle sale il nuovo film diretto dal regista americano, Un giorno di pioggia a New York. In esclusiva per MapMagazine il racconto della figlia dello storico doppiatore

 

Mi è stato chiesto di scrivere un pezzo su mio padre Oreste Lionello. Descriverlo come uomo e come professionista non sarà un’impresa facile anche perché, per motivi familiari, i miei ricordi risalgono agli ultimi anni della sua vita. Nei primi tempi della nostra frequentazione amava presentarmi così: “Lei è mia figlia… una nuova”. Ricordo momenti passati con lui nei quali entrambi cercavamo di recuperare il tempo perduto: facevamo lunghe passeggiate, parlavamo di tutto e ho imparato subito ad amarlo, a conoscere varie sfaccettature del suo carattere e le tante cose che avevamo in comune.

Oltre a essere stato un uomo di grande cultura, dotato di un’ironia acuta e geniale, era rispettoso con i suoi colleghi, generoso, galante, corretto con tutti, onesto con sé stesso, un uomo all’antica ma moderno che pretendeva la stessa rettitudine da tutti e sei i suoi figli. Ovviamente aveva anche dei difetti superati di gran lunga dai suoi pregi. Dei tantissimi attori da lui doppiati è senza dubbio Woody Allen colui che ha decretato la sua “fortuna”, anzi forse di entrambi. Allen era Allen ovviamente e mio padre ha avuto la sua carriera da attore e doppiatore lunga mezzo secolo, ma il loro sodalizio fu davvero qualcosa di magico e forse con pochi eguali tanto perfetto è stato. Non ho assistito al minuzioso lavoro che mio padre fece per realizzare quel “personaggio”, per adattarsi alle caratteristiche di quell’immenso regista-attore-scrittore-umorista. Nella mia adolescenza consideravo Allen un’entità a parte, così stralunato, così unico e originale. Crescendo iniziai a capire la sua comicità e a riconoscere in lui delle caratteristiche a me molto familiari: era particolare, divertente, senza dubbio dotato di una grande ironia. Esattamente come lo era mio padre. Quando, in età adulta, conobbi mio padre, grazie proprio a quella voce e quel modo di essere e di fare ebbi la possibilità di recuperare tanto tempo perduto “riconoscendo” in papà scene e momenti già visti. Che ci crediate o no, mio padre Oreste Lionello era un po’ Woody Allen! E questo mi ha aiutato indubbiamente molto. Non so se fu quel tipo di comicità che li accomunava a far in modo che le loro vite artistiche si incontrassero. Fatto sta che la voce di Oreste Lionello addosso a questo grande attore-autore, simili in parte anche nelle fattezze fisiche, calzava a pennello. Fin da subito riuscì a fare proprio il personaggio, caratterizzandolo fortemente ma, nello stesso tempo, senza snaturarne l’originalità.  

Molte volte il successo e la popolarità di un attore straniero in Italia è dovuto anche alla bravura del suo doppiatore. Woody Allen questo lo sapeva bene e manifestò più volte pubblicamente e con delle lettere private questo pensiero, dicendo di esser stato reso un attore migliore grazie ad Oreste Lionello.

L’incubo dei doppiatori è quello di perdere la voce, un incubo che per mio padre nell’ultimo periodo della sua vita divenne realtà, rimanendo completamente afono. Qualche anno dopo la sua morte, Woody Allen girò un nuovo film , To Rome with Love. Ero incuriosita di sapere chi avrebbe sostituito lo storico doppiatore di Allen. E fui felice quando scoprii che era un suo grande amico e collega, il bravissimo Leo Gullotta.

Nel dolore per la scomparsa di mio padre ho però la consolazione (e anche la fortuna) di poter continuare a sentire la sua voce attraverso tutti gli attori che ha doppiato. E in particolare nel suo essere un po’ Woody Allen.

RIPRODUZIONE RISERVATA © MAPMAGAZINE NED EDIZIONI

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


REGISTRATI ALLA NOSTRA NEWSLETTER PER ESSERE INVITATO AI NOSTRI EVENTI ED ESSERE AGGIORNATO SULLE NOSTRE ATTIVITÀ


Holler Box