16 Luglio, 2020
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De Sica: «A Napoli mi sono ingrassato. Le sfogliatelle? Delicatissime. Ora sto a dieta, diventerò un “fantasma”»

Christian De Sica, foto di Gianmarco Chieregato

di PIER PAOLO MOCCI

 

Il popolare attore dal 14 novembre al cinema con il suo nuovo film, diretto e interpretato, Sono solo fantasmi«Ho preso un po’ di chili sul set, la generosità partenopea non ha eguali: “Assaggia la pastiera, senti ‘sta pizza fritta e ‘sto babà…”. E daje che magnavo. Ora sto a dieta e ho già buttato giù qualche chilo. I miei film? Non potevo copiare mio papà, sarei stato ridicolo. Ho preferito l’avanspettacolo e la comicità, e il grande affetto del pubblico mi ha ripagato. Stavolta però niente cinepanettone: questa è una scommessa, una black-comedy di stampo anglosassone. E poi torno a teatro…»

Altro che cinepanettone. Preparatevi ad una black-comedy di stampo anglosassone, qualcosa tra Frankenstein Junior e Ghostbusters. È la svolta “dark” di Christian De Sica, l’attore icona del cinema “pop” italiano che, dietro la macchina da presa, si concede il lusso di sperimentare, abbandonando la farsa in favore di un umorismo nero in salsa commedia all’italiana e con omaggi a Molière. Ecco allora Sono solo fantasmi il nono film di De Sica regista, anche mattatore accanto a Carlo Buccirosso e Gianmarco Tognazzi, dal 14 novembre nelle sale distribuito da Medusa.
“Anziché continuare a fare le stesse cose ho pensato di rinnovare un genere, la commedia, che oggi è un po’ ripiegata su stessa – racconta Christian a “MapMagazine” – portando sugli schermi un sottogenere poco praticato in Italia, la black e horror comedy, come quei film che hai citato tu, ai quali ho cercato di aggiungere qualcosa di tipicamente nostro, se non altro per l’ambientazione “magica” per eccellenza, ovvero Napoli.

Christian, partiamo proprio da Napoli.
Un film come questo, sui fantasmi e il malocchio, sul gioco delle parti, sul fatalismo e l’ironia, sulla superstizione, non poteva che essere ambientato in questa meravigliosa città alla quale sono molto legato. Qui mio padre ha girato alcuni dei suoi migliori film, pensiamo a quelli con la Loren, ad alcuni con Totò. Napoli era la sua città d’adozione essendo ciociaro. Napoli è nel nostro cuore, con la sua musicalità, la sua “caciara” che, a ben ascoltare, non è altro che un suono di vitalità.

Una città sicuramente diversa da quella che ormai imperversa nelle serie tv o nei film d’autore.
Io ho sempre creduto che fare la commedia e far ridere sia molto più difficile ed impegnativo che raccontare un dramma o una tragedia, specie in un territorio dove spesso la gravità di certe situazioni e l’illegalità sono così presenti ed evidenti. Ovvio che mi riferisco a Gomorra e a tutto quel filone lì. Film necessari per carità, ma bisognerebbe anche sforzarsi a raccontare il bello, per donare gioia, leggerezza e speranza. Ma in Italia se fai intrattenimento sei considerato trash, superficiale. In America, invece, se balli e canti sei un mito. Io continuo a fare questo, mi diverto e spero di divertire il pubblico.

A giudicare dai 78 film per il cinema la gente la segue e la ama.
E’ la più grande soddisfazione, sono i miei premi alla carriera. Se l’Intellighenzia mi volta le spalle per me non è un problema, a casa gli Oscar li ha portati mio padre. Non potevo fare Ladri di biciclette 2, non potevo essere il suo “erede artistico”. Ho iniziato con Rossellini su un set di un film francese, Blaise Pascal, in costume, ero un Luogotenente criminale in un film noiosissimo ambientato circa un secolo prima della Rivoluzione Francese. Non era per me. Ho preferito l’avanspettacolo e il cinema di Carlo Vanzina che, a mio avviso, ha raccontato molto meglio certe epoche di tanti registi sapientoni di cui oggi ci siamo dimenticati i nomi. O che vivono di “rendita” sulla scorta di un presunto apprezzamento della critica. Una critica che oggi, purtroppo o per fortuna lo diranno altri meglio di me, non esiste più. Esistono persone che vanno a vedere film e che lasciano su Facebook o da qualche parte sul web il loro commento: “Mi piace o non mi piace”. In modo molto diretto e con pochi fronzoli. Alla fine è quello che conta.

A proposito di fantasmi, quello di suo padre non l’ha avuto allora.
Sarei stato un fallito se avessi tentato di calcare le sue orme. Piuttosto sono il fantasma di me stesso, sono invecchiato ed ingrassato, qualcosa con cui dovrò fare i conti. Ma sono a dieta, state tranquilli. È che a Napoli non fanno altro che offrirti un babà, una fetta di pastiera, una pizza fritta. Tacci loro mi hanno fatto lievitare.

E le sfogliatelle?
Come no… delicatissime.

Lo sa che noi la adoriamo?
Lo so, mi riempie di gioia. Se pensiamo a film come Sapore di mare o Vacanze di Natale ’83 come si fa a non considerare quel tipo di cinema “nazionalpopolare” un capolavoro, nell’ambito della commedia certo…

La commedia è bandita dai circoli raffinati e militanti.
Che vuoi che ti dica, intere generazioni mi ripetono le battute dei film per strada. Mi abbracciano, mi chiamano zio. Va benissimo così. Sul web le pagine e i blog con le mie scene non si contano ormai più.

C’è una battuta cult tra tutte, una scena alla quale è particolarmente legato?
Ce ne sono e non vorrei fare torto a nessuno. Forse la più cliccata è “Asunciòn!! Portame ‘na pera, che me scioje er mantecato de mamma!”. Quel film, il primo e inarrivabile Vacanze di Natale, è diventato una piccola leggenda, con una colonna sonora pazzesca che raccontava gli anni ‘80, con le signore della Milano da bere ricche, sole e annoiate e i borgatari romani cafonissimi in vacanza a Cortina. È stato il nostro modo per raccontare la “new wave” italiana, il reaganismo, i paninari dai soldi facili. Preludio di una stagione di mazzette e corruzione. Perché non c’era bisogno di farlo vedere sullo schermo che il personaggio di Guido Nicheli, marito della Sandrelli, per mandare avanti la “fabrichetta” e farsi il Porsche forse qualche intrallazzo con la politica lo avrà pure avuto. I palazzinari erano quella roba lì. Noi abbiamo raccontato la parte più leggera ma avevamo ben chiaro chi stavamo mettendo in scena. Il successo di quei film è dipeso soprattutto da questo.

L’intervista è finita e di Sono solo fantasmi abbiamo detto pochissimo, anzi niente. Ora non sarà più amico mio.
Ma non dire fregnacce Pierpà. Che dobbiamo dire sul film: che devono andarlo a vedere!

Almeno la trama.
Sono un mago in disgrazia che torna a Napoli per la morte del papà Vittorio, giocatore incallito e donnaiolo. Ogni riferimento ovviamente è puramente casuale. Incontrerò i miei fratellastri ma, al momento di spartirci l’eredità, inizieranno i colpi di scena.

E poi dobbiamo tornare a vederla a teatro.
Ancora del lei mi dai..

Va bene Chri’, ti do del tu: dicci le date.
Riprendo “Christian racconta Christian De Sica” con aneddoti, canzoni e scene tratte dai miei film, il 18 novembre a Verona, faccio tappa nelle Marche, attraverso un po’ l’Italia per le feste e l’11 e 12 gennaio sarò a Roma all’Auditorium della Conciliazione.

Lo fai un saluto ai nostri lettori, lettrici e soprattutto sponsor, che se non si sblocca qualche credito qui sono tempi duri…
Un caro saluto agli amici e le amiche di questo bellissimo giornale diretto da Pier Paolo Mocci e Valeria Scafetta con tanta passione, competenza ed entusiasmo. E un appello agli sponsor: investite in questo tipo di progetti qui, perché sono fatti con il cuore e tanta cura. Va bene così Pierpà?! Mi devi un favore.

MAPMAGAZINE©RIPRODUZIONE RISERVATA

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