novembre 15, 2019

Parigi, sulle tracce di Julio Cortázar e George Perec

di CAROLINA GERMINI

Sul Pont Neuf, accanto alla statua di Enrico IV, c’è un lampione e dei gradini per scendere lungo la Senna. Per Cortázar questo angolo somiglia a tutti gli effetti a un quadro di Paul Delvaux. Così come nei suoi dipinti, anche qui si avverte di notte un sentimento di mistero. Anche lo scrittore francese George Perec è ossessionato dai luoghi parigini: a lui interessa tutto di questa città, i movimenti, i passaggi, i rumori e la luce che la trasforma

«Paris est une fête» scriveva Hemingway in “Festa Mobile” descrivendo la Parigi dei bei tempi andati, in cui insieme agli scrittori di quella che Gertude Stein definì la generation perdue, viveva povero ma felice. Hemingway é solo uno dei tanti stravaganti intellettuali che Woody Allen nella pellicola Midnight in Paris fa incontrare a Gil, un giovane scrittore americano, interpretato da un divertentissimo Owen Wilson. Quello che doveva essere un semplice soggiorno parigino in compagnia della fidanzata si trasforma in un sogno del tutto inaspettato. Passeggiando da solo di notte nelle strade del quartiere latino, egli si trova ad accettare un passaggio su una bella vettura d’epoca accanto alla scalinata dell’Église Saint-Étienne-du Mont de Paris e viene all’improvviso trasportato novant’anni indietro, nella Parigi degli anni 20.

Chiesa Saint-Étienne-du-Mont de Paris

La genialità dell’intuizione di Woody Allen consiste nell’aver colto l’assurdità dell’incontro tra un autore dei nostri giorni e quelli della generation perdue. Eppure ogni scrittore che si trovi a Parigi non può sottrarsi al desiderio di ricongiungersi a tutti coloro che lo hanno preceduto. Luigi La Rosa, che alla città di Parigi ha dedicato ben due libri (“Solo a Parigi e non altrove: una guida sentimentale” e “Quel nome è amore: itinerari d’artista a Parigi”), questo lo sa benissimo. Nella sua esperienza di scrittore radicato in questa città, egli desidera ricalpestare le impronte di altri. Ma questo è inevitabile perché, come spiega: «A Parigi oggi non puoi scrivere nulla di originale». Attraversare Parigi, flâner nelle sue strade come Gil in Midnight in Paris, significa convivere continuamente con le voci di alcuni fantasmi. Impossibile ignorarne la presenza.
È quello che succede quando si percorre il Pont Neuf avendo in mente la descrizione che ne dà Cortázar in un’intervista. Lo scrittore argentino, che nella capitale francese ha vissuto a lungo, spiega che per lui camminare a Parigi di notte significa avanzare verso di sé. È per questo che egli la definisce “la città mitica”. Sa bene che nei momenti in cui la attraversa di notte non vive un’esistenza ordinaria. Al contrario in questa solitudine intrattiene con la città una relazione che i surrealisti hanno definito privilegiata. È sempre in questi istanti avvolti dal mistero infatti che si produce il paesaggio.

Pont Neuf e Pont des Arts

Sul Pont Neuf, accanto alla statua di Enrico IV, c’è un lampione e dei gradini per scendere lungo la Senna. Per Cortázar questo angolo somiglia a tutti gli effetti a un quadro di Paul Delvaux. Così come nei suoi dipinti, anche qui si avverte di notte un sentimento di mistero. I luoghi degli scrittori non sono solo quelli che nel tempo hanno abitato o in cui si sono fermati a scrivere ma soprattutto quelli che troviamo nei loro testi. Il primo capitolo di Rayuela, l’opera più celebre di Cortázar, é ambientato sul Pont des Arts. Horacio, il protagonista, cammina lungo Rue de Seine, in direzione del Pont des Arts. Anche se sa che la Maga non sarà lì ad aspettarlo, decide comunque di provare a incontrarla. La Maga è convinta come lui che un incontro casuale sia il meno casuale nelle loro vite e che la gente che si dà un appuntamento preciso é la stessa che ha bisogno del foglio a righe per scrivere. Cortázar paragona il volto della Maga ai vecchi portici del ghetto del Marais. Nella sua scrittura i luoghi di Parigi e i personaggi che incontriamo si confondono, quasi fossero due linee di uno stesso dipinto. Ma ciò che è interessante del suo sguardo, oltre al mistero delle passeggiate notturne, é la sua descrizione della metro di Parigi. Scendere qui significa per lui entrare in una categoria logica completamente diversa. La sensazione del tempo cambia. Nel suo racconto El Perseguidor, troviamo un personaggio che scopre che il tempo è completamente diverso quando si è in metro rispetto a quando si è in superficie e lo può provare logicamente. È un’esperienza che lo stesso Cortázar si trova a vivere ogni giorno.

Cafè de la Mairie

Così come Cortázar, anche lo scrittore francese George Perec è ossessionato dai luoghi parigini.               A lui interessa tutto di questa città: i movimenti, i passaggi, i rumori e la luce che la trasforma. Le sue descrizioni somigliano a delle istantanee, proprio come in queste vi è un tempo rapidissimo di esposizione. L’occhio fotografico di Perec ha immortalato alcuni momenti trascorsi in Place Saint-Sulpice. È qui che per tre giorni si è seduto, precisamente nel Cafè de la Mairie nell’ottobre del 1964. Il risultato di questa lunga osservazione è raccolto nel suo testo: Tentativo di esaurimento di un luogo parigino. In queste pagine troviamo descritte persone, macchine, animali e nuvole. Tutto è restituito attraverso le variazioni della luce nei diversi momenti della giornata. Queste pagine ricordano l’azione della re-photographie, che consiste nel rifare una fotografia dello stesso luogo e con la stessa prospettiva ma in un momento diverso. Essa consente di documentare il cambiamento avvenuto in questo periodo. Il rapporto particolare che Perec intrattiene con i luoghi emerge con forza anche in altri testi, tra cui Espèces d’espaces. Ogni capitolo ha il nome di uno spazio. Il primo è intitolato page poiché, come scrive Perec: «Lo spazio comincia qui, solamente con delle parole, dei segni tracciati sulla pagina bianca». Tutto ciò che Perec vuole fare attraverso questo testo è descrivere lo spazio, nominarlo. Anche qui troviamo altre istantanee: una nomenclatura di luoghi e persone. Un elenco infinito di azioni: «Ci sono delle tate nelle piazze, dei bouquinistes lungo i quais, la coda davanti la boulangerie, un uomo che porta a passeggio il suo cane, un altro che legge il giornale seduto sul balcone, un altro ancora che osserva degli operai che demoliscono un blocco di case». Dal primo capitolo dedicato alla pagina si passa posi alla descrizione del letto nel quale Perec racconta di aver viaggiato molto e poi alla stanza, come due aste di un compasso che mano a mano si allargano fino ad abbracciare prima l’appartamento, poi l’immobile abbandonando l’interno per raggiungere la strada, il quartiere e infine l’intera città.

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