novembre 15, 2019

«Rossa, Greta e Mario»

di PIERLUIGI LUPO

Conversazione con Chiara Rapaccini, in arte “Rap”, celebre compagna del grande Monicelli, autrice del libro “Rossa” che prefigura un futuro apocalittico a causa dell’emergenza climatica

Nella sezione “Panorama Italia” del festival Alice nella Città, Chiara Rapaccini è la protagonista del documentario Amori di Latta di Graziano Conversano, un viaggio nel mondo degli adolescenti per scoprire il loro rapporto con le emozioni e i primi amori. Chiara Rapaccini, in arte Rap, è artista di fama internazionale, illustratrice e scrittrice, nota anche per il suo grande e lungo amore con Mario Monicelli durato circa 40 anni. L’abbiamo incontrata in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo, “Rossa” (La Nave di Teseo): in uno scenario apocalittico, e non molto distante da quello attuale, con ciminiere che buttano fumo nero, rifiuti un po’ dappertutto, una città invasa da topi, cinghiali, cornacchie, abbiamo da una parte i “Vecchi”, avidi e malvagi, che pensano soltanto a soddisfare i propri bisogni, e dall’altra i “Piccoli” che dovranno resistere e conservare un po’ di umanità.

“Ho usato un linguaggio che mischia la fiaba, anche dei fratelli Grimm, a un linguaggio futuristico, che somiglia a quello del pittore, e così ho cercato di scrivere dipingendo con colori molto accesi”, racconta l’artista e scrittrice. “Il romanzo viene considerato una fiaba noir, ci riporta alla società di oggi e allo scontro tra giovani e vecchi. Rossa, la protagonista, insieme ai suoi compagni adolescenti, combatte un mondo proiettato tra 50 anni, in una città vecchia, decadente, piena di topi, gabbiani grassi, dove nei posti di potere ci sono persone anziane, avide, che vogliono far fuori i ragazzi, non farli entrare nei luoghi di potere”.

È possibile arrivare a uno scenario simile tra 50 anni?

Ci siamo già. Stiamo vivendo in una società molto vecchia, dove i posti di potere non sono occupati dai giovani. È più facile vedere all’estero un giovane occupare un posto di potere. Ma sta arrivando un movimento planetario come quello dei “Fridays for Future” che porta gli adolescenti a combattere per affermare i propri diritti.

“Rossa” potrebbe assomigliare a Greta, alla generazione dei ragazzi che si battono per l’ambiente?

Quando ho scritto il romanzo, tre anni fa, Greta non esisteva ancora. Rossa assomiglia un po’ a me, anch’io ho avuto una strana vita, trascorsa accanto a grandi vecchi, saggi, intelligenti, intellettuali veri, che se da un lato mi hanno formato come donna, dall’altro mi hanno schiacciata.

Ha vissuto per circa 40 anni accanto a Mario Monicelli, come vi siete conosciuti?

Da ragazza, per guadagnare qualche soldo, facevo la comparsa. Mi presero per il film Amici miei. Piacevo a Mario e mi fece fare la figurante parecchie volte, mettendomi un po’ dappertutto come il prezzemolo. Poi ci innamorammo e dopo un anno decidemmo di vivere insieme. Fu uno scandalo e nessuno scommise su noi due, perché avevamo 40 anni di differenza. Invece poi è nata Rosa che oggi ha trent’anni, assomiglia al padre ed è combattiva come lui.

Com’era Monicelli in pubblico e nel privato?

Mario amava il set, girare film. Però considerava la casa una tana, e appena chiudeva la porta di casa provava un gran sollievo. Gli piaceva il silenzio, la solitudine, stare con me e Rosa, e passava molto tempo a letto. A volte digiunava due giorni. Era un po’ scorbutico, ma anche dolce. Sicuramente un uomo che non aveva freni. Non era servo di nessuno, sempre fedele a sé stesso, molto centrato e libero.

Com’era Monicelli con gli attori?

Diceva che erano come animali da circo, il regista era il domatore con la frusta in mano e gli doveva dare degli ordini, guai se l’attore prendeva il sopravvento, e quindi doveva domarli. Molti erano anche suoi amici, come Mastroianni, Tognazzi, Panelli, Gassman, la Vitti.

E Sordi, non era suo amico?

Sì, certo, ma Alberto non era un tipo molto socievole, preferiva restare a casa con le sorelle. Quando girava un film si faceva portare le polpette nella roulotte. E non veniva mai nelle trattorie con noi.

Cosa pensava di Totò?

Per Mario era uno dei grandissimi attori italiani, sottovalutato, in parte sbeffeggiato, tranne dopo, perché considerato un attore da cabaret, invece lui sosteneva che anche dal punto di vista fisico, di movimenti, di intelligenza, era qualcosa di talmente raffinato che in Francia sarebbe diventato il più grande attore francese, ma in Italia l’attore comico era quasi disprezzato. Fecero molti film insieme. Mario amava molto Totò e Carolina e anche Risate di gioia, girato in coppia con la Magnani, ma per tutto il film non andarono d’accordo, la Magnani faceva la diva, Totò era un po’ sottotono e lei lo sovrastava “impallandolo”.

Quali dei suoi film amava di più?

Quelli più assurdi come Temporale Rosy, che abbiamo visto in pochissimi. Amava naturalmente I soliti ignoti, ma meno Amici miei, con cui è stato esaltato, soprattutto in Toscana, perché lo riteneva un film sulla morte, sulla fine, sulla nostalgia dei vecchi. E invece per molti era solo la supercazzola.

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