Un duello appassionante e difficile per tutti, in barba ai sondaggi. Tra colpi di scena e candidature ritirate,
promesse ed impegni, ecco cosa stanno proclamando i candidati alla poltrona di nuovo Sindaco di Roma

Una manciata di settimane e la Capitale avrà il suo nuovo sindaco. Annunci, smentite, programmi, impegni, rompicapi. Una campagna elettorale intensa, a tratti criptica e, per certi versi, perfino appassionante, con il ritiro al fotofinish della candidatura di Guido Bertolaso. Ma su cosa puntano i magnifici 6, candidati alla poltrona vacante in Campidoglio? Dall’illuminazione stradale alla sicurezza, passando per i servizi e la riqualificazione (e “manutenzione”) delle periferie. E poi cultura, luoghi di aggregazione giovanile, stadio della Roma e piccole imprese del territorio. Insomma tutto e il contrario di tutto. Una scelta pesante, e particolarmente importante, dopo gli scandali di Mafia Capitale e le fallimentari gestioni che hanno portato al commissariamento. Il destino di Roma è così in un voto, domenica 5 Giugno. Con l’eventuale turno di ballottaggio che avrà luogo domenica 19 giugno se uno dei candidati non prenderà da solo il 50%. Abbiamo fatto una raccolta, li abbiamo sentiti anche noi di Map-Magazine.

STEFANO FASSINA

Periferie e debito: sono queste le priorità dell’ex Pd, oggi deputato di Sinistra italiana Stefano Fassina, in corsa per la poltrona di Sindaco di Roma. «Non è casuale se partiremo da Ostia, l’epicentro della crisi di legalità sul territorio della capitale. Tra le mie priorità ci saranno le periferie, luogo sociale e urbano dal quale guardare alla città. Altro punto nevralgico del mio programma è la riorganizzazione radicale delle istituzioni, con l’elezione diretta dei consiglieri della Città metropolitana e la trasformazione dei municipi in Comuni. A questo si unisce l’annosa questione debito di Roma: debito che ha bisogno di essere ristrutturato perché arrivato ad essere insostenibile, impedendo qualunque politica di sviluppo». Tra gli altri punti del programma di Fassina, anche l’intenzione di dimezzare in 5 anni le auto in circolazione a Roma, diminuire sensibilmente la tassa rifiuti per negozi e botteghe artigiane senza utili e di istituire una consulta cittadina per il cibo.

ROBERTO GIACHETTI

In più di un’occasione il vicepresidente della Camera dei Deputati Roberto Giachetti ha ribadito come il suo obiettivo principale sia restituire ai romani quei 20 o 30 minuti che si perdono ogni giorno a causa di un autobus che non passa o di una fila in municipio che non scorre. «Ridare ai cittadini un po’ di tempo prezioso» questa una delle sue intenzioni, per dimostrare che Roma può funzionare come qualsiasi altra città moderna. Ma per governare una realtà come la nostra capitale, aggiunge, «c’è bisogno anche di una modifica dell’assetto istituzionale che porti a valorizzare il ruolo dei municipi e le articolazioni amministrative da cui la città è formata» afferma Giachetti. «Se pretendiamo che si possa conoscere ogni angolo di una città di 1.285 chilometri quadrati (quanto Napoli, Torino, Milano e Palermo messe insieme) stiamo freschi, ha scritto l’aspirante sindaco in un volantino che è stato distribuito durante la sua campagna per le primarie. Da qui nasce l’esigenza di trasformare i municipi e renderli «dei veri e propri comuni ma con soldi e poteri adeguati, perché altrimenti sono destinati a rimanere inutili carrozzoni». Ma non è tutto: a completare il quadro della sua proposta, «l’intenzione di guardare ai tanti cantieri lasciati a metà, ai bulloni da stringere, ai parchi abbandonati, alle zone dimenticate». In altre parole, la necessità di occuparsi delle opere incompiute, che a Roma non mancano di certo».

ALFIO MARCHINI

«Prolungamento della Roma-Giardinetti, un aiuto al commercio, bilancio del Comune trasparente e visibile a tutti, 101 delibere per rendere la vita più facile ai romani, un diktat contro affittopoli, e ancora tombini intelligenti, manutenzione dei canali, infrastrutture per la sicurezza idraulica» sono alcuni dei punti cari al candidato sindaco Alfio Marchini, in vista delle elezioni del 5 giugno. L’ingegnere, erede di una delle più importanti famiglie di costruttori romani, ha intenzione di rivoluzionare completamente la pachidermica Roma istituzionale per farla diventare una città moderna, smart: «Mi chiedono sempre se sono di sinistra o di destra. Bisogna costruire una nuova identità perché siamo tutti ex di qualcosa: chi di sinistra, chi democristiano, chi del movimento sociale e chi ha votato i repubblicani come nel mio caso. Dobbiamo quindi raccogliere chi ha storie e vissuti diversi. A Roma e in Italia siamo orfani di identità e di appartenenza. Non si tratta di ricostruire rottamando tutto quello che c’è, ma di portare le nostre radici nel futuro. Le ideologie possibili sono orfane di una guida e noi ci candidiamo ad essere quella guida, immaginando una grande cattedrale laica fondata su quattro principi fondamentali: libertà di parola, di religione, dal bisogno e dalle paure».

GIORGIA MELONI

Sport e nessuna mezza misura nella gestione dell’amministrazione. È questo il futuro che la Meloni intravede per Roma Capitale. «Le Olimpiadi sarebbero una straordinaria opportunità di crescita e sviluppo per Roma e per l’Italia intera, e credo fermamente che la capitale abbia tutte le carte in regola per ospitarle nel 2024 – ha dichiarato la Meloni – organizzando un’edizione dei giochi olimpici e paralimpici sostenibili e a basso impatto, riqualificando e risistemando le strutture già esistenti, a partire dallo Stadio Flaminio e dal Foro Italico».
All’apertura della sua campagna elettorale al Pincio, la candidata sindaco di Fratelli d’Italia ha iniziato il comizio con queste parole: «Porta aperte a tutti. Ma non aspetto più nessuno». Decisa come e più del solito, la Meloni ha proseguito promettendo ai cittadini che non adotterà nessuna mezza misura: «Tutti quelli che pensano che a Roma si possano occupare abusivamente gli stabili, non rispettare le regole e fare come si vuole, non mi devono votare perché io sono il loro nemico. Questo è l’impegno che prendo con i romani». E poi ancora «Roma è un museo tramutato in stalla. Chiunque venga eletto sindaco come priorità deve darsi quella non di organizzare la nuova mostra ma di togliere i piccioni che camminano sui quadri. Bisogna cominciare dalle cose semplici e di buon senso, quali il degrado».

VIRGINIA RAGGI

«Una pedalata per Roma è quello che ci vuole», Virginia Raggi, candidata sindaco al Movimento Cinque Stelle, cinguetta tutto il giorno su Twitter puntando su una campagna elettorale decisamente social.
Parola d’ordine, per la giovane avvocatessa, è Rinascita. Una rinascita che toccherà ogni aspetto della governabilità di una città come Roma. «Sì allo stadio per la Roma e per la Lazio, sì al referendum per la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024 e avanti tutta con i lavori della linea C della Metro fino al Colosseo. Più mezzi pubblici, specialmente in periferia, una rete di piste ciclabili, più car sharing e il ripristino del bike sharing che versa in condizioni di abbandono». E poi ancora: «lotta agli sprechi e trasparenza, perché i romani sappiano in ogni momento che accade ai loro soldi, visto che pagano le tasse più alte di tutti». Nel programma della candidata a 5 stelle non manca l’emergenza campi rom: «Si tratta di un’emergenza che dura da 20 anni. Ogni anno si spendono 24 milioni di euro per mantenerli in situazione di degrado e per mantenere persone che potrebbero lavorare. Il superamento dei campi Rom quindi non è più rinviabile. Queste persone hanno gli stessi doveri e gli stessi diritti di tutti. Non è accettabile sostenere persone perfettamente in grado di lavorare a scapito dei cittadini che pagano le tasse».

FRANCESCO STORACE

«Roma invasa tornerà italiana, Roma impaurita tornerà sicura, Roma sporcata tornerà pulita». Sono le tre linee guida lanciate da Francesco Storace nella sua corsa al Campidoglio, che nel dettaglio si tramutano in «rivoluzione del sistema del Welfare, aumento dell’illuminazione pubblica per garantire sicurezza e un coordinamento tra le forze dell’ordine con squadre interforze in 100 punti caldi della città da creare d’accordo con il Prefetto perché il territorio va controllato centimetro per centimetro». Non ha preferenze tra centro e periferia, Storace, e assicura che la sua campagna elettorale si svolgerà in ogni angolo di Roma: «Non intendo trascurare nessuna zona. Credo che ci voglia cura per ricoprire un ruolo fondamentale come quello di Sindaco di Roma ed è ciò che mi riprometto di fare durante tutte e cinque gli anni».

CONSIGLIERE MUNICIPALE E COMUNALE

Michela Di Biase: «Arte, cinema e turismo»
Con il voto del 5 Giugno si può scegliere anche la preferenza per il consigliere municipale (nella propria zona di residenza) e quello comunale. Tra i candidati più gettonati nel Consiglio in Campidoglio c’è Michela Di Biase, presidente uscente della commissione Cultura di Roma Capitale. “Roma è la città del cinema, inteso come industria, ma non vanno dimenticati i cinema, intese come sale di quartiere, o i teatri. L’arte poi, attraverso la Street Art si può fare espressione di cambiamento, di lotta al degrado riaqualificando il territorio”. Tra le batteglie appena vinte dalla Di Biase la salvezza del Cinema America.

Andrea Alemanni: «Scuola, verde, cultura»

In uno dei Municipi strategici, il II°, una fetta di Roma che va da Piazza Bologna ai Parioli – si candidano tra gli altri Andrea Alemanni, 35enne (Pd) già consigliere municipale, giovane manager laureato in statistica economica. E’ tra i più attivi e seguiti politici locali presenti sul territorio. “Servizi e cultura per rendere i nostri quartieri migliori – racconta – non possiamo abbassare le tasse, ma tappare le buche e creare momenti di aggregazione sì”. La scuola: “Il luogo dal quale parte tutto. Ho lavorato tanto su questo tema negli anni, le nostre scuole devono essere sicure e continuare a produrre la miglior offerta formativa di Roma”. Il verde: “Nessun Municipio di Roma ha le nostre ville. Devono essere i luoghi centrali del quartiere. Ma tutti devono iniziare a rispettarle, basta abusi”.

Andrea Liburdi: «Lotta al degrado»

Sempre nel II° Municipio, nella lista Lega per Salvini, c’è Andrea Liburdi, altro politico fortemente legato al territorio.Tra i suoi punti, la lotta all’abusivismo commerciale e al degrado, in particolare nella zona a ridosso della Stazione Tiburtina. “Porto avanti il “No” per il Centro Accoglienza Migranti destinato invece ad uffici per il territorio e servizi per disabili”. Priorità assoluta? “Manutenzione ordinaria e straordinaia strade e marciapiedi, e reinserimento per i disoccupati del quartiere”.