«Il nuovo sindaco? Il meno peggio. Romani delusi, siamo nel pantano»

nelmondodimezzo-il-romanzo-di-mafia-capitale_6841_x1000INCONTRIAMO L’AUTORE DI “NEL MONDO DI MEZZO” IL LIBRO LIBERAMENTE ISPIRATO A MAFIA CAPITALE. “SARANNO LE ELEZIONI PIU’ CONFUSE E PROBLEMATICHE DI SEMPRE. I ROMANI SONO DELUSI, IL NON VOTO E’ IL FAVORITO…”. PRESENTAZIONE IL 12 MAGGIO ALL’ELISEO PRIMA DI “ARANCIA MECCANICA”.

A pochi giorni dalle amministrative che decideranno il nuovo corso di una Roma tristemente commissariata, deturpata nella sua dignità di Capitale, il giornalista e scrittore Massimo Lugli presenterà il suo libro “Nel mondo di mezzo” (edito da Newton & Compton) giovedì 12 maggio dal palcoscenico del Teatro Eliseo poco prima dello spettacolo “Arancia meccanica”. Con questa iniziativa si chiuderà la IX edizione di “Libro: che Spettacolo!”, la rassegna dell’AGIS a cura di Pier Paolo Pascali per la promozione della lettura e dello spettacolo dal vivo.

Lugli, il suo libro ha sullo sfondo i fattacci di "Mafia Capitale". Un argomento, quello della Roma Criminale, ormai assurto a sottogenere letterario.

“Il mio ultimo romanzo fa parte della serie dedicata a Marco Corvino, cronista di nera-detective (e mio alter ego letterario) che, in ogni libro, si trova a investigare su una diversa faccia della realtà criminale romana (e non solo). La capitale viene minuziosamente descritta ma mai nominata, un piccolo artificio narrativo che, tra l’altro, mi è sempre costato una grandissima fatica. Mafia Capitale, col suo intreccio di corruzione, delinquenza e usura, era, ovviamente, un argomento troppo ghiotto per lasciarmelo sfuggire. Non credo che questa vicenda sia diventata un “genere” dato che finora, a parte Mondodimezzo, sono usciti solo libri inchiesta e ricostruzioni giornalistiche ma, di sicuro, la criminalità romana, da Romanzo Criminale in poi, è diventata un topos letterario. Mi appunto una medaglietta da solo: credo che la mia personale esperienza di cronista con 40 anni di nera alle spalle, in questo campo, mi consenta di poter occuparmi del tema. Se
non altro perché tante cose, anche se da giornalista, le ho viste e vissute in prima persona”.

Tra pochi giorni Roma eleggerà il suo nuovo sindaco. Che tipo di elezioni saranno?

“Saranno le elezioni più confuse e problematiche degli ultimi anni. Non amo discettare di politica ma la situazione sembra chiara: quello che si prospetta è un duello tra il Pd e i Cinquestelle, con una partecipazione disunita e discussa della destra che non sembra avere alcuna possibilità di vincere. Da una parte una figura abbastanza conosciuta con un passato di militante ed esponente radicale, dall’altra una giovane donna attraente, intelligente e “mediatica” ma di nessuna esperienza. Il resto sono figure di contorno. Chi vincerà? Non faccio pronostici, ovviamente, ma sento poca partecipazione emotiva, uno
scoraggiamento generale che terrà una grossa fetta di romani lontano dalle urne. Ed è sul dato dell’astensione, secondo me, che bisognerà riflettere a fondo”.

Quali problemi si possono tentare di risolvere e quali invece sono atavici, con i quali sarà difficile fare i conti?

“Credo e spero che Roma possa cambiare in meglio e uscire dal pantano in cui è precipitata. Una campagna elettorale tutta basata sull’emergenza: traffico, buche eimmondizia, riflette lo stato di una capitale che non riesce a sollevare la testa al di là del quotidiano immanente. Roma potrebbe liberarsi della morsa di auto che la soffoca, dei disservizi che la umiliano, del malaffare che l’avvilisce con un’accorta politica amministrativa se chi la governa inizia a volare alto: immagino un sistema di uffici decentrati, una rete di trasporti pubblici rivoluzionata, una nuova politica per le periferie disastrate. E’ possibile? Certamente a mio avviso, visto che stiamo parlando della capitale d’Italia. Non è solo una questione di fondi amministrativi ma di idee. Negli anni ‘70 una figura come Giulio Carlo Argan ha dimostrato come Roma potesse cambiare, sindaci
come Vetere e Petroselli hanno ridato lustro alla stessa figura del primo cittadino. Cosa manca oggi? Forse proprio questo: idee, carisma, personalità, coraggio di chi siede al vertice del Campidoglio.

"Libro che spettacolo" è una delle manifestazioni più prestigiose e ben curate della città, con un’appendice nazionale. Quanto è importante spingere sulla Cultura, quale messaggio su questo tema vorrebbe dare al nuovo sindaco?

“La Cultura ovviamente è un tema centrale per lo sviluppo di una città, specie a vocazione turistica come la capitale, ma è anche uno dei pochi campi in cui Roma mi sembra all’altezza del suo ruolo nel mondo. Proposte e iniziative non mancano: grandi mostre, eventi di ogni genere, cinema, teatro, presentazioni di libri, basta sfogliare il TrovaRoma o MapMagazine per rendersene conto. Il provincialismo di una volta mi sembra superato da un bel pezzo come dimostra il successo recente di “Libri Come” all’Auditorium. Al nuovo sindaco, se mai riuscissi ad fargli sentire la mia umile voce, direi di puntare anche sui fermenti culturali in ascesa, dalla piccola editoria alla street art, e di valorizzare la creatività giovanile che spesso riesce ad esprimersi a fatica con iniziative dedicate ad artisti esordienti in tutti i campi: teatro, musica, letteratura. D’altro canto, però, non sono a favore di una cultura e un’arte finanziate o sponsorizzate dai fondi pubblici, mi fa tanto Milculpop o sindacato degli scrittori sovietici.

Conviene con noi sul fatto che – a ben guardare – dopo l'abolizione della Notte Bianca, la scomparsa di Massenzio, l'abbandono di un'arena storica come Cineporto (e potremmo citare decine di casi) le Estati Romane sono sempre meno
interessanti?

“Fenomeni sporadici da bancarella sul Tevere. Si, sono d’accordissimo e l’argomento si riallaccia al punto precedente della nostra conversazione. Credo che una stagione come quella di Renato Nicolini sia irripetibile e che ciò che è venuto dopo sia stato tutto in decrescendo. Il tentativo di spostare le iniziative in periferia o in borgata si è risolto in un fallimento e l’estate romana attuale sembra più la fiera della porchetta che una manifestazione culturale degna di una metropoli. In questo senso, l’ultimo sindaco che (a discapito di altro) ha puntato con decisione sulla cultura è stato Walter Veltroni. Dopo di lui, il buio. Cambierà? Anche in questo sono ottimista. Roma ha troppa energia per lasciarsi trascinare in un avvilimento incontrollabile. Neanche la paura del terrorismo che stiamo vivendo tutti, ogni giorno, il fallimento – in termini di affluenza – del Giubileo, il ristagno del turismo potranno metterla fuori gioco”.