Banat/Il viaggio, il convincente film di Adriano Valerio selezionato quest’anno per la Settimana Internazionale della Critica di Venezia, già uscito in alcune importanti piazze italiane (Milano, Torino, Firenze, Bologna), a Roma è ancora inedito. Ma non si tratta di un’eccezione, anche Antonia di Fernando Cito Filomarino – per citare un altro film che ha ottenuto calorose accoglienze critiche – non è riuscito a trovare spazio nelle sale capitoline. Il fenomeno è paradossale: a Roma, la città italiana che vanta di gran lunga il maggior numero di schermi, il cinema di qualità soffre problemi di visibilità più che altrove. Il fatto è che nella capitale le sale specializzate nella programmazione di film d’autore fanno riferimento quasi esclusivamente ad un unico soggetto, denominato Circuito Cinema, una società che in città controlla 50 schermi e i cui soci sono alcune importanti società di distribuzione (Lucky Red, Bim, Cinema di De Paolis, Officine Ubu, più Greenwich di Fabio Fefè) che, legittimamente, hanno come prioritario interesse programmare i propri film, quelli provenienti dai rispettivi listini. Tutto normale, comprensivo. Ma per le altre e sempre più numerose piccole distribuzioni, che sono nate e si sono moltiplicate negli ultimi anni, non c’è praticamente spazio.
I film distribuiti da Barter Entertainment, Cineclub Internazionale Distribuzione, Distribuzione Indipendente, I Wonder Pictures, Nomad, Parthènos, PFS Films, Tucker, a prescindere dal valore del singolo titolo, risultano regolarmente penalizzati. I pochi spazi di esercizio realmente indipendenti, come il Farnese, l’Apollo 11, il Kino, non sono sufficienti a soddisfare le numerose richieste. E comunque molti film “condannati” ad uscire in questi spazi meriterebbero una vetrina più grande e prestigiosa. Inoltre quei locali, come il Caravaggio, intenzionati ad alternare una programmazione più commerciale con una più di ricerca, si trovano ad affrontare l’ostilità delle grandi distribuzioni, che impongono teniture e spazio solo per un certo cinema. Fin quando decidono di mollare. Così, alla fine, ad essere penalizzati più di tutti sono i cinefili, quegli spettatori interessati ai film più originali ed inconsueti. Che spesso, al di là di qualche occasione festivaliera, sono praticamente impossibili da scoprire. Non è in questo modo che si affina il gusto e si crea nuovo pubblico.